Cultura

Fatih Akin. Ai confini del Paradiso

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 12 ottobre 2007
Amore per la propria patria, importanza per l'istruzione e l'entrata della Turchia nell'Ue. Ecco i tre punti chiave dell'ultimo film del regista tedesco di origini turche Fatih Akin, uscito in Italia alla fine del 2007. Uno scorcio sulla realtà dei turchi, tra Istambul e la Germania.

Nejat, professore di filologia tedesca all’Università di Brema, decide di partire per la Turchia in cerca della figlia di Yenet, la prostituta che suo padre Ali, immigrato di prima generazione in Germania, ha appena ucciso accidentalmente dopo aver comprato il suo amore. Obiettivo: pagarle l'istruzione che finanziava sua madre. Nello stesso tempo Ayten, figlia di Yenet e membro della resistenza politica turca, fugge rifugiandosi ad Amburgo in cerca di sua madre. Là conosce Lotte, studentessa, di cui si innamora e con cui decide di partire per Brema in cerca della mamma. E quando Ayten viene deportata nel suo paese, Lotte corre in Turchia per liberare la sua amata dalla prigione femminile di Istanbul. I destini di tutti i personaggi si incrociano, ma nessuno ne è consapevole.

Integrazione fa rima con istruzione

Ai confini del Paradiso (uscito nelle sale italiane il 9 novembre 2007 ndr), non è semplicemente un film sulla ricerca e la fortuna. È anche un racconto sull’immigrazione, sullo scontro culturale e generazionale di un mondo globalizzato. Una studentessa di Amburgo accoglie una rifugiata politica turca in casa sua senza praticamente conoscerla. Il film ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura lo scorso Festival di Cannes e rappresenterà la Germania nella prossima edizione degli Oscar nella categoria miglior film straniero. Akin cerca di promuovere una vera comprensione tra culture, senza distinzioni di razza o nazionalità. E perché esista una vera comprensione è imprescindibile l’istruzione, fondamentale nella convivenza tra culture: un professore di origini turche in un’università tedesca, una libreria tedesca nel pieno centro di Istanbul…

Rapido e indolore

L'istruzione-integrazione un binomio attraverso il quale Fatih Akin plasma l’ intera opera. Sono passati più di dieci anni dal pessimismo sull’immigrazione con Rapido e indolore che ha come protagonisti tre giovani immigrati di terza generazione che nel quartiere multicuturale di Altona, ad Amburgo, cominciano a far parte della piccola malavita locale. Mentre invece in Gegen die Wand (Contro la parete) premiato con l'Orso d'Oro per il miglior film nel 2004, due tedeschi di origine turca sprofondano il loro dolore nella droga e nell'alcool. Ma adesso le cose sono cambiate. La Germania è cambiata e con lei anche la sua immigrazione. Lo si vede dalla passione che sente il personaggio di Nejat - professore di filologia - verso l'opera di Goethe.

Patria in un mondo globale

Dopo aver raggiunto il punto più alto d'integrazione, Nejat scopre improvvisamente sentimenti verso la patria delle sue radici la Turchia, trasferendosi quindi a Istanbul. Nello stesso tempo, suo padre Ali, dopo essere uscito di prigione, torna nel suo paesino sulle rive del Mar Nero. Ai confini del Paradiso è dunque un film anche sulla ricerca della propria identità e delle radici in tempo di globalizzazione. «O meglio sull'appartenenza alla patria» ha affermato lo stesso Fatih Akin nella presentazione del film lo scorso 24 settembre 2007 a Lunenburg, in Germania. Ma non solo: si parla anche dell'entrata della Turchia nell'Unione Europea: quando Susanne, la madre di Lotte e l'attivista politica turca discutono in inglese animatamente sulla questione.

Dopo il film Contro la parete, Ai confini del Paradiso è la seconda parte della trilogia di Fatih Akin "Amore, morte e demonio". La morte dona al film una simmetria: un feretro vola dalla Germania alla Turchia, un'altro, fa il tragitto contrario. Ma nonostante la consapevolezza dell'immenso dolore che provoca la perdita di un caro, per Akin è un evento che può essere superato. Susanne, che vive a Istanbul dopo la perdita della figlia, brinda alla morte con Nejat. La morte dunque come qualcosa di semplice, di routinario, che conduce Nejat e Susanne a Istanbul, immaginario comune della nostalgia e della catarsi dell'essere umano, unione tra oriente e occidente e simbolo della convivenza tra culture.