Cultura

Fabbrica Europa. E Firenze si veste di nuovo

Articolo pubblicato il 22 maggio 2007
Articolo pubblicato il 22 maggio 2007
Non solo Uffizi. Fino al 31 maggio il capoluogo toscano ospita un festival d'arte contemporanea.

Decine di dibattiti e spettacoli multimediali, teatrali e musicali che oltrepassano i confini geografici e culturali all'insegna della sperimentazione condivisa. È la promessa già in parte mantenuta di Fabbrica Europa, un festival d'arte contemporanea che fino al 31 maggio sarà ospitato in diversi spazi di Firenze. Tra i più suggestivi, la Leopolda, una vecchia stazione in disuso dal 1861 che da alcuni anni è stata trasformata in spazio espositivo e sulle cui scene si sono già esibite decine di artisti di tutta Europa. Il festival infatti, inaugurato il 28 aprile anche grazie al sostegno dell'Unione Europea, prevede un'ottantina di spettacoli, ideati e allestiti grazie al contributo di artisti e volontari provenienti da 35 Paesi diversi, tra cui Francia, Portogallo, Scandinavia, Croazia, Brasile, Turchia e Stati Uniti. Nei giorni scorsi, per esempio, si sono esibite la Socìetas Raffaello Sanzio, affermata compagnia italiana di teatro contemporaneo, e il corpo di ballo MaggioDanza che ha presentato Daphnis et Chloé – Symphony of Psalms, con le coreografie firmate dalla carismatica ballerina americana Lucinda Childs, considerata una 'sacerdotessa' della danza minimalista. L'esibizione sarà ancora proposta dal 22 al 24 maggio. Uno degli eventi più attesi, lo spettacolo di teatro equestre Wild – che vede la partecipazione della cavallerizza Eva Schakmundès e del danzatore africano Jean Kouassi Konan – andrà in scena dal 25 al 31 maggio.

Da culla del Rinascimento a protagonista dell'arte moderna

Una sfida al provincialismo della culla del Rinascimento? Forse sì, viste le frequenti critiche mosse alla città di ristagnare sull'arte del Cinquecento e di non dare spazio alle nuove tendenze contemporanee internazionali. Ma non è facile organizzare eventi simili. «Firenze vive del suo patrimonio artistico e quindi sviluppare manifestazioni di arte contemporanea comporta molte difficoltà» spiega Luca Dini, presidente della Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, tra i promotori della manifestazione. Difficoltà dovute spesso alla mancanza o a un ritardo dei finanziamenti, che fan sì che il programma venga stabilito solo quattro mesi prima dell'inaugurazione del Festival. «Putroppo – continua Dini – si guarda ai risultati immediati e nell'arte contemporanea non ci sono. Si sviluppano invece riflessioni sulle trasformazioni della società».

Peccato, perché il pubblico sembra gradire simili iniziative, come hanno dimostrato le lunghe code davanti ai botteghini e i numerosi "tutto esaurito" dei giorni scorsi. Nelle prime due settimane il festival ha avvicinato alle arti contemporanee circa 20mila persone. Le ha invitate a riflettere sulle influenze delle altre culture, sulla importanza della sperimentazione e integrazione artistica europea, sulla dinamicità dei cambiamenti sociali in atto. Non a caso questa XIV edizione è stata intitolata "Geometrie Variabili", intese nel senso fisico di confini nazionali e simbolico di frontiere culturali.

Molto spazio è stato dato inoltre ai giovani artisti. Sono stati sviluppati diversi progetti per supportare il loro lavoro e la loro creatività. Uno dei più importanti è Roots&Routes, realizzato da varie organizzazioni culturali sparse per l'Europa e rivolto ai ragazzi, soprattutto delle minoranze etniche, dai 15 ai 25 anni. Il 18 maggio alcuni di loro sono saliti sul palco della Stazione Leopolda per suonare con l'orchestra multietnica Musipolitana e animare così una festa multiculturale.

Fabbrica Europa diventa così, per tutti gli artisti coinvolti in questa edizione, un'occasione e una speranza. «Ho lasciato l'Italia perchè qui non c'erano possibilità per la danza contemporanea” racconta il coreografo fiorentino Damiano Foà, che vive in Francia da 17 anni. «Vedere un festival che dà spazio e incoraggia le nuove produzioni sperimentali e internazionali è un barlume di speranza per tutti noi». Ma basterà a rilanciare un'immagine più moderna della città?