Cultura

Eutelsat: oscurare una televisione libera in Cina

Articolo pubblicato il 07 agosto 2008
Articolo pubblicato il 07 agosto 2008
Alla vigilia della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino la rete televisiva indipendente New Tang Dynasty, vicina al movimento di opposizione Falun Dafa, sollecita la ripresa della propria diffusione in Cina, interrotta il 16 giugno dall’operatore satellitare europeo Eutelsat, diretto dall’italiano Giuliano Berretta.

Sono stati circa ottanta, mercoledì 6 agosto, a rispondere presente all’appello lanciato da NTD-TV. I cartelloni, branditi con orgoglio davanti alla sede parigina di Eutelsat, sono espliciti: «Ripristinate la diffusione di NTD-TV (New Tang Dynasty) prima dei Giochi Olimpici» o ancora «Berretta: non collabori con il Partito comunista cinese (Pcc), restituisca NTD al popolo cinese».

Una televisione oscurata

Il 16 giugno scorso, Giuliano Berretta, amministratore delegato di Eutelsat, ha interrotto la diffusione della rete New Tang Dynasty (NTD-TV) verso la Cina, adducendo come pretesto un guasto tecnico irreversibile sul satellite W5. La rete indipendente è vicina al movimento spirituale Falun Gong o (Falun Dafa), il cui fondatore, Hongzhi Li, costretto a scappare dalla Cina, è stato candidato al Nobel per la pace nel 2001. Prima di essere allontanato definitivamente dal Paese Li Hongzhi stimava i discepoli del movimento a cento milioni, contro la stima del Pcc che andava dai sessanta agli ottanta milioni. La tv, seguita da milioni di Cinesi, non esita ad affrontare le questioni che indispettiscono il regime di Pechino: diritti umani, repressione in Tibet e inchieste sul volto nascosto delle Olimpiadi sono tra i temi prediletti.

Il 10 luglio, l’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) ha denunciato sul suo sito Internet la «decisione premeditata e politica» di Eutelsat: una «interruzione arbitraria» destinata a tirare a lucido la sua immagine al cospetto del Governo cinese «per conquistare nuovi mercati». Rsf ha anche pubblicato il contenuto di una conversazione telefonica tra un responsabile di Eutelsat a Pechino e un interlocutore che si spacciava per un funzionario del Dipartimento della propaganda: «È stato l’amministratore delegato della nostra società in Francia a prendere la decisione di interrompere la diffusione di NTD-TV», avrebbe rivelato il primo, «abbiamo ricevuto lamentele e richiami da parte del Governo cinese».

La morsa del regime

A due giorni dall’inizio dei Giochi (la conferenza stampa si è svolta prima dell’apertura, ndr), NTD-TV spera ancora di risolvere la questione in via amichevole, e in molti cercano di convincere Giuliano Berretta a ritornare sulla sua decisione. «È la sua ultima occasione, signor Berretta », proclama Joe Wang, presidente della filiale canadese della rete, «ha davanti un’occasione d’oro per diventare un eroe del popolo e della libertà d’informazione». Michel Wu, ex-direttore della redazione in mandarino di Rfi (Radio France International, radio pubblica francese, ndr) , non esita a paragonare NTD agli appelli radiofonici del Generale de Gaulle, ed esorta il satellitare europeo a fare la scelta della «libertà», piuttosto che «della dittatura e della menzogna». I partecipanti sanno bene che l’esigua folla prevalentemente cinese riunita a Parigi non cambierà la situazione, e che una mobilitazione mediatica e internazionale potrebbe rappresentare un vantaggio immenso. «La libertà d’espressione in Cina non riguarda più solo i cinesi, ma tutto il mondo», afferma Joe Wang. «La Cina sarà presto una grande potenza mondiale, spetta a noi salvaguardare le libertà individuali. In Europa, sapete meglio di noi che una grande potenza senza libertà può rapidamente trasformarsi in una pericolosa dittatura», aggiunge. Joe Wang cita le decine di migliaia di messaggi d’appoggio ricevuti di recente, fra cui quello di un telespettatore che avrebbe paragonato la rete dissidente a «una boccata d’ossigeno, senza la quale si soffoca». Vincent Brossel di Rsf e Jiang Wu, Presidente del Partito Democratico cinese in Francia, denunciano, uno dopo l’altro «l’accanimento delle autorità cinesi contro il movimento Falun Gong» e i « crimini contro l’umanità perpetrati dal Pcc ».

La manifestazione dei difensori di NTD deriva da un problema più generale: l’impatto delle Olimpiadi di Pechino sulla situazione dei diritti fondamentali in Cina. The Economist afferma che l’avanzata delle libertà politiche in Cina ha luogo malgrado e non grazie ai Giochi. «I Cinesi sono molto più liberi oggi rispetto a trenta, venti anche dieci anni fa», afferma il settimanale britannico, ma le Olimpiadi hanno «inasprito il regime» e «le autorità hanno perseguito i dissidenti con maggior vigore».

I dirigenti europei, consapevoli che le Olimpiadi saranno innanzi tutto un’espressione del nazionalismo cinese, tentano di apparire fermi sulla questione dei diritti umani senza tuttavia offendere il regime di Pechino. Joe Wang, dal canto suo, giunge alla conclusione che «ancora una volta, non ci si può fidare del Pcc», e assicura che continuerà a battersi se l’amministratore delegato Berretta continuerà a rimanere sulle sue posizioni.