Cultura

Europa e Islam: perché un concorso per il minareto più bello?

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 08 febbraio 2011
Un concorso di bellezza speciale è stato organizzato da diverse istituzioni e ONG europee. Non una sfilata in costume da bagno, ma la scelta del più bel minareto d’Europa. Il premio? Un’altra visione dell’Islam in un continente corroso dalla retorica anti-musulmana. Una studentessa di scienze politiche e uno studente di storia dell’arte, ci spiegano la posta in gioco di questa gara tra torri.

Al concorso hanno partecipato più di 200 minareti europei e il fortunato eletto è stato il minareto Madni Jamia Masjid di Bradford, Inghilterra. La giuria scelta per l’occasione si distingue per la diversità dei suoi membri: attori istituzionali come il Consiglio d’Europa o la Organization of the Islamic Conference (OIC), nonché ONG come il COJEP e l’Emisco (Iniziativo dei musulmani europei per la coesione sociale). Presenti e partecipi alla votazione, anche degli specialisti (architetti, fotografi) e dei rappresentanti di altre religioni (ebrei e protestanti). «La scelta è stata operata tra i minareti “d’immigrazione”, ovvero tra quelli costruiti negli ultimi 50 anni», spiega Veysel Filiz, vice-presidente e portavoce del Cojep, il Consiglio della gioventù pluriculturale, «come a testimonianza della diversità dei membri della giuria, il nostro cammino s’inserisce in questa volontà del vivere insieme».

Visibilità contro la diffidenza generale

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La motivazione principale al progetto, è stata quella di reagire al referendum contro la costruzione di minareti in Svizzera nel novembre del 2009 e, in generale, quella di combattere una retorica anti-islam sempre più presente nei discorsi e nelle mentalità. Per esempio, in occasione dell’ultimo sondaggio Ifop - Le Monde, realizzato in Francia e in Germania, gli intervistati dovevano qualificare le loro opionioni e idee sull’Islam tramite una selezione di parole. «Rifiuto dei valori occidentali», «fanatismo», «violenza», erano opposte a «democrazia», «giustizia», «libertà». Non solo queste scelte conducono ad una visione binaria dell’islam, ma non troviamo, in questo sondaggio, nessun criterio culturale. L’opinione dei francesi sull’Islam è ridotta ad una presa di posizione politica e il sondaggio scatena attributi negativi…o valori astratti.

Tutto l’interesse del concorso, consiste nel prendere in contropiede questa tendenza di diffidenza, mettendo l’accento sulla bellezza e il valore architettonico delle moschee d’Europa. «Si è voluto sottolineare l’aspetto visibile del minareto, nella sua partecipazione al paesaggio urbano», precisa Veysel Filiz. E’ proprio il valore simbolico del minareto che si trova al centro di tutte le polemiche. In un contesto di paura nei confronti dell’islam, questo elemento architettonico è stato assunto a simbolo di aggressività e di possesso dello spazio, a tal punto che tutti i riferimenti al patrimonio culturale e religioso dell’Islam tendono ad essere percepiti come una provocazione, una vera e propria minaccia.

Più che la bellezza, è stata premiata la visibilità e l'integrazione nello spazio circostante

In una moschea, il minareto ricopre le stesse funzioni di un campanile in una chiesa: è sia richiamo dei fedeli alla preghiera, che segno visibile della presenza della religione nello spazio urbano. In Europa, la prima funzione non è, per così dire, mai esistita. Tra le rare moschee europee che dispongono di un minareto, praticamente nessuna è autorizzata a mettere in pratica il richiamo alla preghiera. Qualche soluzione alternative è stata comunque trovata (il progetto di un segnale luminoso per la moschea di Marsiglia, il numero di chiamate limitate a tre in alcune moschee inglesi) ma, globalmente, si deve constatare, per forza, che il minareto europeo si limita al ruolo di «marcatore» dell’appartenenza religiosa dell’edificio.

Vince il minareto meglio integrato nello spazio urbano

La maggior parte delle moschee scelte sono molto recenti e restano poco innovatrici. Presentano uno stile «retro», facendo riferimento alla tradizione architettonica di diversi paesi del mondo arabo. Così, la moschea di Bradford premiata dalla giuria, è un’imitazione delle moschee dell’Iran medievale e dell’India Moghul. In Francia, si è spesso privilegiato il modello magrebino, come nel caso della Grande Moschea di Parigi, costruita tra il 1922 e il 1926 in uno stile ispano-moresco, molto in voga all’inizio del XX secolo. Solo la moschea di Strasburgo cerca di conciliare tradizione e innovazione, con la sua cupola attorniata da elementi sporgenti che offrono, al luogo di culto, un profilo sorprendente. Si capisce, quindi, che il proposito di un concorso per il minareto più bello d’Europa, mira più a sollevare la questione riguardo la loro integrazione nello spazio urbano, che a premiare le qualità intrinseche di queste costruzioni.

E’ questa, una risposta pertinente alle paure e alla manifesta ostilità dell’Europa nei confronti dell’Islam? Se i gusti architettonici di ciascuno sono difficili da cambiare, attaccare la paura comunitaria da una prospettiva estetica è, in ogni modo, un buon modo per abbandonare, per un istante, le discussioni ideologiche intorno all’Islam. La grande vincitrice del concorso, non sarà stata proprio la diversità culturale dell’Europa?

Foto: (cc)habeebee/flickr ; moschea di Bradford : ©Ahmed Krausen