Cultura

Estate a casa: sí, ma qualcuno mi salvi dai turisti!

Articolo pubblicato il 18 agosto 2010
Articolo pubblicato il 18 agosto 2010
L’estate è già arrivata e, con lei, anche i turisti. E così, un paese carino e tranquillo,  improvvisamente, si riempie  di gente. Una vera e propria metamorfosi. È tutto diverso: ombrelloni, amache e teli da mare vagano per le strade, le macchine sono ovunque e la canzone dell’estate è sempre in sottofondo, giorno e notte.

Vivere in un paese turistico ha i suoi pro e i suoi contro. Per sopravvivere ai contro, bisogna armarsi, tra le altre cose, di molta, moltissima pazienza. Eh sì, pazienza: quando la velocità massima delle macchine che ti sono davanti è di 20 chilometri all’ora e spesso capita che frenano di colpo perché non sanno dove andare. Pazienza: quando al supermercato si formano delle file che durano anche 45 minuti. Molta, molta pazienza: quando ti rendi conto che è impossibile trovare un parcheggio.

Incontrare fotografi dilettanti è un classico di qualunque zona turisticaIn più, se in un paese turistico ci devi lavorare, stiamo freschi! Non solo bisogna essere tolleranti, ma si deve anche godere di buona salute. Mangiare bene e stare calmi e tranquilli, perché anche il cervello del turista ha bisogno di vacanza e, in molti casi, decide di prendersela proprio in piena estate. Fatte le valigie, il cervello si fa una birretta e si concede una pennichella, la più lunga dell’anno.

È questo l’unico modo per spiegare la caparbietà di alcuni turisti nel voler salire «sulla barca che li porta fino alla porta del castello» (che si trova in cima ad una montagna), la mancanza di orientamento geografico di altri («No, no signore, Barcellona si trova al nord, ossia a destra, o meglio ‘in alto’». «Ah, quindi se vado a sinistra arrivo a Barcellona, giusto?!»), o l’amore per il typical spanish di altri ancora («Si, vorremmo assaggiare la sangria, c’è una cantina a queste parti?»).

Una specie estiva: il "turista tipo"

Riportare a casa ricordini kitch è un classico del "turista tipo"Insomma, bisogna essere molto abili quando ci si ritrova a dover trattare con il "turista tipo". In effetti, il tipico esemplare di questa specie, è quello che entra in uno dei punti di informazione turistica e chiede “informazioni”, quando ciò che in realtà vuole sapere è dove sono i bagni pubblici; è quello che storpia i nomi di città, hotel o strade e resta sorpreso dal fatto che «neanche il poliziotto locale sa dove si trova questo o quel posto». Il "turista tipo" è quello che va in un paesino di mare e dà per scontato che troverà un centro commerciale, una multisala, negozi come Mango, Zara, H&M e, ovviamente, l’IKEA; ed è quello che entra, come se stesse a casa sua, in banca, in farmacia, nei centri sanitari o negli uffici con il costume (solo con il costume), senza ciabatte e per di più completamente fradicio «perché è estate e fa caldo». È quello che si lamenta senza saperne realmente il motivo: «Ho prenotato una stanza con mezza pensione e qui mi danno solo la colazione e un pasto!». O quello che si fa il bagno quando sventola la bandiera rossa perché «siamo in vacanza».

Quando ti trovi davanti al "turista tipo", insomma, non resta quindi che avere pazienza, mangiare bene e affrontare tutto… con il sorriso sulla bocca.

Chi diceva che l’estate era fatta per rilassarsi? Le vacanze fanno bene a chi se le può godere davvero. Gli altri subiscono le conseguenze di vivere dove vivono e sperano con ansia che l’estate finisca presto per potersi vivere in santa pace le proprie meritatissime vacanze.

Foto: Le biscuit/flickr; gaelx/flickr; emedeme/flickr