Cultura

Elezioni in Serbia: il nazionalismo mette a rischio la caccia a Mladic e Karadzic

Articolo pubblicato il 08 maggio 2008
Articolo pubblicato il 08 maggio 2008
Dopo la firma dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione, come si collocherà la Serbia dopo le elezioni anticipate dell’11 maggio? La rinuncia al Kosovo l’avvicina all’Europa?

La questione che si sente da tutte le parti a proposito delle elezioni politiche serbe dell’11 maggio: quali conseguenze avranno rispetto alla caccia ai fuggitivi serbo-bosniaci Ratko Mladic e Radovan Karadzic? I due sono ricercati dal Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex-Jugoslavia (Tpi) de L’Aia, dal 2001.

L’ex presidente della Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina (Vrs), Radovan Karadzic, ha fatto perdere le sue tracce nel 1996, mentre, per quanto riguarda Ratko Mladic, dal 1992 capo dell’esercito serbo-bosniaco della Vrs, si pensa abbia trovato rifugio in Serbia. Alcuni sostengono che il Primo Ministro, Vojislav Kostunica, lo stia proteggendo con l’appoggio di alcuni nazionalisti.

Criminali o eroi di guerra?

Accusati di crimini di guerra e genocidio in Bosnia durante la guerra dell’ex-Yugoslavia, i due sono ritenuti responsabili del massacro di circa 8.000 musulmani a Srebrenica, nel giugno del 1995, cosi come delle violenze compiute durante l’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia bellica moderna, durato oltre tre anni.

Nonostante ciò, secondo molti serbi, sono da considerare eroi di guerra. Gli ultranazionalisti in particolare, si oppongono fortemente a una co-operazione con L’Aia. Durante la sua quarta candidatura a Presidente, Tomislav Nikolic, l’attuale presidente del Partito Radicale Serbo (Srs) ha annunciato che se eletto, «i criminali di guerra in fuga ricercati da L’ Aia non dovranno più temere l’arresto». Nikolic si è aggiudicato approssimativamente il 47,7 % dei voti, perdendo contro Boris Tadic del Partito Democratico (Ds). Il Srs è il terzo maggiore partito nel Parlamento serbo e, con lo svilupparsi dei sentimenti nazionalisti dopo la dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo, lo scorso febbraio, potrebbe guadagnare terreno alle urne, il prossimo 11 maggio.

Molti, in Serbia, ritengono che il Tribunale de L’Aia sia anti-serbo. Il proscioglimento, il 3 aprile scorso, dell’ex-capo dell’Armata di liberazione del Kosovo, Ramush Haradinaj, accusato di omicidio, tortura e violenza sessuale a danno di serbi durante la guerra del Kosovo del 1998-99, ha acutizzato questo sentimento.

Un esempio? Un articolo comparso sul giornale serbo Press affermava che la Serbia non avesse più obblighi nei confronti de L’Aia dopo l’assoluzione di Haradinaj, aggiungendo che «i serbi hanno ricevuto un ulteriore conferma che non c’è giustizia per loro». In questo clima Nikolic ha ripetuto: «Da queste parti nessuno si metterà più a cercare Ratko Mladic o Radovan Karadzic».

Barattare Mladic e Karadzic con l’Ue?

La cattura di Mladic e Karadzic e la loro estradizione a L’Aia è stata imposta della Ue come condizione necessaria per l’inizio delle trattative per diventare membri. Tuttavia, l’entusiasmo serbo per l’adesione è sfumato dopo che molte nazioni europee hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Questo scontento è utilizzato dai nazionalisti, facendo passare le trattative con l’Ue come una rinuncia definitiva all’ex-provincia. Il Primo ministro serbo Vojislav Kostunica ha affermato che la Serbia entrerà nell’ Unione Europea solo con il Kosovo come sua parte integrante. È stata proprio la protesta rispetto all’atteggiamento dell’Ue rispetto al Kosovo a portare Kostunica a rassegnare le dimissioni, obbligando Tadic a indire le elezioni anticipate.

Scritte sui muri di Belgrado: «Mai in Ue» e «no alla Ue» (Foto: Limbic/ Flickr)

La firma, da parte del vicepremier serbo, Bozidar Djelic, il 29 aprile scorso in Lussemburgo, dell’Accordo di Associazione e Stabilizzazione (Asa) con L’Ue, ha di poco cambiato i rapporti.

La “clausola” su Mladic e Karadzic resta valida: i Ministri Ue sottoporranno l’accordo ai rispettivi Parlamenti sotto l’impegno, e la vigilanza, della piena collaborazione serba con il Tpi.

Alla firma di quest’accordo si erano fortemente opposti l’Olanda e il Belgio, che chiedevano la “preventiva” consegna dei fuggitivi. L’atteggiamento si è poi ammorbidito, sottoponendo solo la ratifica, e non la firma dell’accordo, alla consegna.

Il Tpi otterrà i due criminali? Bisogna sperare che questo gesto di buona volontà da parte dell’Europa prevalga sull’amarezza per la perdita del Kosovo. Se i serbi sceglieranno una coalizione nazionalista/ultranazionalista, i sospettati potrebbero restare liberi per il resto della loro vita.

Ratko Mladic su Youtube

Foto: nel testo: Inneggiando i fuggitivi su una T-shirt, Belgrado (Andrej_Filev/ Flickr), homepage