Cultura

Dove sono le vere pop star della mia generazione?

Articolo pubblicato il 16 agosto 2014
Articolo pubblicato il 16 agosto 2014

Nel 1969, David Bowie emerse come un animale esotico nella scena musicale dell'Inghilterra conservatrice dell'epoca. Diede vita a un pop intellettuale che parlava di altri mondi e riscriveva le differenze di genere. Oggi, nell'era del pop artificiale e degli stili di vita dettati da MTV, c'è qualcuno che possa darci ciò che Bowie diede alla propria generazione? O le vere pop star sono morte?

La musica pop è diffusa tanto oggi quanto in passato. Esattamente come negli anni d'oro di David Bowie, i fan impazziscono, le ragazze svengono e gli appassionati continuano a seguire in maniera maniacale i loro idoli. Sembra che le persone abbiano bisogno di qualcuno da adorare, ma le pop star di oggi meritano davvero la nostra incondizionata devozione? 

Il punto è che, mentre Bowie raccontava le favole straordinarie di becchini sentimentali, invasori spaziali, sogni utopici e il suo genio creativo ispirava riflessioni sulla condizione post-moderna, oggi la musica mainstream seduce il proprio pubblico con storie grottesche sulle etichette dei prezzi, le chat di Facebook e gli amori da romanzo rosa (ringraziamo Justin Bieber). La musica oggi in voga ha l'apparenza della plastica, senza profondità e senza avanguardia. Uno dei membri degli One Direction ha recentemente pubblicato le proprie sentite scuse per aver fumato erba; e Beyonce ha reso noti i dettagli della sua dieta vegana. Dov'è l'avanguardia in tutto ciò? Qualcuno mi restituisca un emaciato e strafatto Ziggy Stardust!

David Bowie alias Ziggy Stardust canta la hit Starman (1972). 

Probabilmente non è corretto paragonare Bowie a Bieber & Co. perché, a prescindere dall'interesse che abbiamo maturato per la spazzatura, esiste anche oggi parecchia musica incredibile. La nostra generazione ha il vantaggio di internet, che aiuta a scoprire talenti in tutto il mondo e i progressi della musica elettronica. Band come i Foxygen e la Unknown Mortal Orchestra hanno penetrato il mainstream con meravigliose melodie psichedeliche e intriganti liriche contemporanee. Il loro stile anni Sessanta è stato salutato come una piacevole escursione rispetto al consueto "indie", ma non ci vuole molto a capire in quale misura abbiano semplicemente teso un'imboscata a gruppi come i Velvet Underground o i Kinks.

Ascoltando l'album dei Foxygen, We Are The 21st Century Ambassadors of Peace & Magic, e poi quello dei Kinks, Are the Village Green Preservation Society, vi renderete conto che i primi sono semplicemente un tributo in formato Instagram ai Kinks. Le melodie che si ripetono incessantemente, abbinate a caffettani e a cerchietti floreali, inducono a domandarsi se per caso non stiamo vestendo della roba vecchia con abiti nuovi perché stiamo esaurendo la musica.  Probabilmente oggi l'offerta musicale è molto più ampia rispetto al passato, ma il punto è che nessuno ci affascina come sapeva fare Bowie. Esattamente come i nostri padri e le nostre madri hanno fatto prima di noi, vorrei gettare le mie mutandine sul palco e collassare per l'esultanza, ma non mi sento coinvolta perché la musica mainstream è o sintentica o ripetitiva. 

Raffinate boy band vs. donne con la barba

Probabilmente è proprio questo il problema. Abbiamo già visto tutto. Le pop star appaiono in tutte le forme e travestimenti, dalle raffinateboy band alle donne con barba e costumi fatti di carne. Consumiamo così tanta musica e immagini luminescenti, che è piuttosto raro che un singolo individuo emerga per i suoi testi o per il messaggio della sua musica. Bowie, al contrario, ebbe il vantaggio di emergere dallo sfondo di quell'Inghilterra conservatrice, dove anche i Beatles, pur essendo radicali, cantavano il sogno pop eterosessuale. Negli anni Settanta, un reportage della BBC su David Bowie mise in luce lo sconvolgimento che egli provocò: "Un fanatico bizzarro, che ama la compagnia intima sia degli uomini sia delle donne, facendosi accompagnare da musicisti con l'accento dello Yorkshire".

The Kinks, We are the Village Green Preservation Society (1972). 

Il presentatore guarda con apprensione al futuro: "Che cosa potrà generare il mondo della musica in futuro, se David Bowie non è abbastanza dissoluto da scioccarci?". Aveva ragione a preoccuparsi, ma ciò che non aveva capito era che Bowie scandalizzava le persone per delle giuste cause, perché apriva le menti alla liberalizzazione dei costumi sessuali, perché sfidava il meccanismo commerciale e promuoveva la libertà creativa. Oggi, le pop star continuano a scioccarci, ma essere scandalizzati perché Justin Bieber ha comprato una scimmia o perché Miley Cyrus non riesce a smettere di fare twerking, non apre le nostre menti verso qualcosa di utile. 

La musica pop ci rende stupidi?

Oggi la musica più diffusa è stagnante, setacciata dalle case discografiche e intrappolata tra gli ingranaggi di una macchina per produrre denaro. La nostra generazione è spesso ingiustamente accusata di essere apatica rispetto a qualunque cosa che abbia un'importanza reale, e tristemente la musica in voga riflette questa convinzione. La musica di Bowie sfruttava la sua forza per il cambiamento sociale e per aprire le menti. Probabilmente la musica odierna potrebbe fare altrettanto, se fosse meno concentrata sulle vendite. In tutto questo, mentre canticchiamo i pezzi delle Top charts, la musica pop ci sta rendendo stupidi? 

David Bowie, Life on Mars (1973).