Cultura

Dominique A: «Artista solitario, faccio quel che voglio»

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 08 ottobre 2009
La canzone francese ha nel cantautore Dominique Ané uno dei suoi migliori innovatori. Slegandosi tanto da vecchi tic come da opportunismi modaioli, con il suo doppio album La Musique/ La matière, offre due versioni di una stessa ambizione. Una fase creativa trascorsa in solitudine. Ora però Dominique A si prepara ad intraprendere col suo gruppo un tour di più di sei mesi.

Nell’agosto di un anno fa, Dominique A partecipò alla Route du Rock de Saint Malo, un festival musicale che si svolge lungo le coste bretoni, e dove la qualità vince sulla quantità. Si presentò nel suo formato più minimalista: sul palcoscenico soltanto una cassa audio, un sintetizzatore e una chitarra. Nient’altro. Proprio come nei suoi primi concerti, quando i suoni venivano campionati quasi a creare l’illusione di una vera e propria orchestra. In questa esibizione, però, i suoni sono forse troppo sintetici e ripetitivi, anche se questo non toglie il suo fervore da autore privilegiato che gli spetta, dopo aver spinto la lingua francese laddove altri non avrebbero mai osato.

«Credo sia una questione di personalità. Se canti in francese, con la chitarra pop rock, è veramente difficile non incappare in un registro alterato. Personalmente ho impiegato poco tempo per sentirmi a mio agio col francese. Da adolescente iniziai a comporre in inglese, ma mi resi conto che non era naturale», ricorda Dominique A alcune ore prima di salire sul palco del Fort de Saint-Pierre, seguendo agli americani Bill Callahan e Andrew Bird.

Compiuti i quarant’anni, il cantante originario della regione parigina e cresciuto a Nantes, decise di comprarsi un mixer digitale a 32 canali, malgrado le sue difficoltà con l’informatica, e iniziò a incidere pezzi da solista come se, diciassette anni dopo, stesse ricreando il suo primo album ufficiale, La fossette, uscito nel 1992.

«Non credevo di terminare l’album in questo modo. Pensavo di ultimare le canzoni collaborando con altri musicisti. Ma mi stavo ingannando da solo, perchè in realtà avevo molta voglia di arrivare fino alla fine e constatare i miei ultimi progressi. Era anche un modo per ritrovare il suono de La fossette e, stesso nello stesso tempo, di allontanarmene. Una canzone come Immortels sarebbe potuta comparire senza problemi in un album come Tout sera comme avant y l’horizon.

Musica e materia

Il risultato è stato un primo album commerciale, La musique, con ben 12 canzoni tra cui Le sens e Immortels; poi un’edizione limitata destinata ai collezionisti, con un secondo album La matière. Altri 12 pezzi, volontariamente più sperimentali, sebbene l’incredibile espressività di Dominique A finisca per oltrepassare i limiti che egli stesso si pone.

«L’idea de La musique era quella di raggiungere più persone possibili, senza focalizzarsi su un ristretto pubblico di specialisti. Non è ciò che ho ottenuto, ma non cambierò la mia direzione», riconosce il musicista per nulla preoccupato del riscontro avuto finora. «L’album vende bene, anche se resterà sempre e comunque un successo isolato. Ma non me la prenderò. Mi ha permesso di realizzare il mio secondo album, con motivi più difficili ai quali non volevo rinunciare. Nell’album de La Musique ci sono anche sonorità un po’ più crude come in Hotel Congress o in Qui es-tu?, o anche in Les garçons perdus».

Con i suoi due album precedenti, Tout sera comme avant (2004) e L’horizon (2006), Dominique A aveva già tentato di prendere le distanze dal più ristretto mondo della musica indie degli anni novanta, dal quale proveniva fin dai tempi della casa discografia Lithium, di Nantes. Per produrre Tout sera comme avant non solo si circondò dei produttori di Alain Bashung, da poco scomparso, ma cercò di avvalersi anche dell’Orchestra Sinfonica Bulgara. In L’horizon tornò nuovamente ad un team di lavoro più familiare, con la collaborazione di Dominque Brusson, in uno studio di Bruxell. Ne La Musique/La Matière ha provato a riassumere queste due epoche, partendo dalla libertà che in quanto autore gli permette di organizzare sia le sue creazioni che i propri concerti “a geometria variabile”.

Senza sosta cantautore

«Quando sei un artista solitario, ti puoi permettere di cambiare completamente il suono da un giorno all’altro, perché non si creano discussioni di gruppo. Non esiste un accordo con un’altra persona», fa notare soddisfatto il cantante, che alterna le più svariate collaborazioni (Katerine, Psykick Lyrikah, Calogero, ….) a formazioni sempre diverse per ogni disco o tour che realizza.

Per questo evento ha convocato il batterista Sèbastien Buffet (autore di Lucie), il tastierista David Euverte e il chitarrista e tastierista Thomas Poli (Montgomery). David Euverte è l’unico rimasto dell’ultimo tour di Horizon, del quale uscì il live di Un bon chanteur mort (2007).

«Non ci sono strumenti a fiato. Infatti nel tour precedente il batterista faceva anche da trombettista e le percussioni erano alquanto minimaliste, il che dava un tocco assai primitivo».

Dominique A ora prevede un suono “propriamente pop-rock”. Per constatarlo di persona, i concerti partiranno in Francia ad ottobre per poi proseguire fino ad aprile del prossimo anno, facendo tappa a Bruxelles e in altri paesi europei, come la Spagna. Le date sono ancora da definire. Se qualcuno volesse tenere il frenetico ritmo di questo cantante in piena ispirazione, la sua casa discografica Cinq 7, ha già pronto un EP, Kick Peplum, con quattro nuove canzoni.