Cultura

Denisas Kolomyckis: “La Lituania sarà la nuova Parigi”

Articolo pubblicato il 21 marzo 2013
Articolo pubblicato il 21 marzo 2013
La timidezza di Denisas Kolomyckis sembra fare a pugni con la forza delle sue azioni. A 20 anni, questo ballerino nato a Vilnius ha già un’ampia esperienza nel mondo dell’arte: dalla capitale lituana a New York, passando per Londra. E non ha alcuna difficoltà a parlare della sua omosessualità: “Sono uno di quei rari esemplari che ne parlano in tutte le interviste”.
Crede che Parigi sia una città aperta e la capitale indiscussa della cultura, ma anche la sua promettente Lituania non gli sembra da meno. Ecco la terza testimonianza della nostra serie di interviste LGBT.

La mia vita è la mia arte, se dovessi presentarmi, forse, non aggiungerei niente”. Così, con questa ultima affermazione, concludeva l’intervista Denisas Kolomyckis. Sembra che agli artisti come lui non piaccia descriversi. Introverso ma sorridente, questo ragazzo lituano, apertamente omosessuale, non è un interlocutore facile: ha vissuto così intensamente i suoi 20 anni che qualsiasi presentazione risulterebbe incompleta.

Vilnius is the new cool

Dopo aver trascorso metà dei suoi anni a studiare danza classica nella principale scuola della Lituania, intitolata all’artista nazionale Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, continua la sua formazione in terra inglese al Conservatoire for Dance and Drama, poi “quando avevo 18 anni, incontrai Jonas Mekas in Lituania che mi invitò ad andare a New York”. Oltre a essere ballerino, dichiara di essere un appassionato di pittura e ha partecipato come attore in diversi film: l’ultimo è stato We Will Riot (2013), del giovane regista lituano Romas Zabarauskas.

Vilnius is the new cool”, si sente spesso ripetere nel corso della terza fatica del giovane cineasta. Kolomyckis va oltre: “Tra cinque anni la Lituania sarà la nuova Parigi”. Tuttavia, anche se la crescita economica di questo stato, la più rilevante dell’Unione Europea nel 2012 dopo la Lettonia, sembra aver influenzato lo sviluppo culturale e l'apertura culturale della Lituania, Kolomyckis ammette che i suoi connazionali mostrano ancora comportamenti retrogradi: “Sicuramente la mente dei lituani si è aperta, soprattutto da quando siamo entrati nell’Unione Europea, ma ancora oggi mi tocca sentire, in Parlamento, che essere omosessuali è una malattia”.

Nonostante tutto, sembra ottimista “Tra cinque anni al massimo il matrimonio tra persone dello stesso sesso sarà legalizzato. Credo che allora la società lituana sarà pronta”. Con l'approvazione delle unioni omosessuali in Francia e nel Regno Unito, Kolomyckis intuisce che questo è il momento giusto per agire: “Tutta l’Europa ne parla: questo fa sì che se ne parli anche in Lituania

Omosessuali vietati ai minori

Tuttavia, la repubblica baltica non sembra essere pronta per l'integrazione. L’ultimo rapporto di Amnesty International evidenzia la preoccupante omofobia dello stato lituano: la discriminazione nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali è sostenuta da una legge per la protezione dei minori, che proibisce di esprimersi in favore delle unioni omosessuali di fronte ai bambini: “Limitare la propaganda gay è una cazzata”, afferma Kolomyckis, mentre si prepara una sigaretta.

Nonostante questo, assicura che non ha problemi a parlare della sua omosessualità in Lituania: “Sono gay e sto bene così. Non è colpa mia se nelle stanze dei bottoni non pochi chiudono gli occhi di fronte a questa condizione”. Sembra che sia stata sua madre, che ha cresciuto da sola lui e suo fratello, a trasmettergli tale integrità. Nonostante il lavoro lo obblighi a stare lontano dalla sua famiglia, confessa che in futuro gli piacerebbe tornare a casa: “Mi piacerebbe tanto vivere in Lituania. Mi considero un ambasciatore della mia città e della mia nazione”.

Leggi anche la prima e la seconda intervista della nostra serie di ritratti LGTB.

Foto: copertina © Adrien le Coärer; testo, © Denisas Kolomyckis. Video: Romas Zabarauskas/YouTube.