Cultura

Delitto e castigo. L’Europa divisa sulla pena di morte

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2007
Articolo pubblicato il 01 febbraio 2007
«Mai più esecuzioni» – «No, puniamo i mostri». Nel 2005 il 60% degli europei si dichiarava contrario alla pena di morte. Ma un fronte ultraconservatore si apre in Polonia.

Il 94% delle esecuzioni riportate nel 2005 è avvenuto in 4 Paesi: Cina, Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti. In Europa l’abolizione è un valore forte, proclamato a gran voce dai protocolli 6 e 13 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo. Nel 2006 Ankara ne sottoscriveva il testo, a testimoniare la propria buona volontà nel processo d’integrazione all’interno del club europeo.

La situazione in Europa

Tra le uniche pecore nere al tavolo figurano la Bielorussia, che continua a giustiziare condannati a morte e, almeno a parole, la Polonia dove la crociata dei fratelli Kaczynski mira proprio a ristabilire la pena di morte nel Paese, dove la pena capitale era stata abolita nel 1997. Guidata da una coalizione ultraconservatrice, Varsavia si scaglia contro una legge comunitaria che considera “anacronistica”. Il 58% dei polacchi si dichiara infatti favorevole alla pena di morte, secondo un sondaggio TNS-Sofres pubblicato nel giugno del 2005.

In base allo stesso sondaggio, il 60% degli europei si dice contrario alla pena di morte contro il 38% che l'approva. L’abolizionismo è più vivo al sud (80% degli spagnoli e 72% degli italiani si dichiara contrario alla pena di morte) mentre gli inglesi sembrano essere divisi sulla questione (49% contro e 48% a favore).

Michel Taube, portavoce dell’associazione Ensemble Contre la Peine de Mort (“Insieme contro contro la pena di morte”, ndr), e Bernard Antony, presidente dell’Alleanza generale contro il razzismo e per il rispetto dell’identità francese e cristiana (AGRIF) hanno opinioni divergenti su questo tema. Li abbiamo intervistati.

Di che cosa si occupano i vostri movimenti?

Michel Taube: Lottiamo per l’abolizione universale della pena di morte. Anche gli europei si dovrebbero sentire coinvolti, quando una persona viene condannata a morte in Cina o negli Stati Uniti. Dopo aver celebrato il 10 ottobre la Giornata mondiale contro la pena di morte, abbiamo organizzato il 1° febbraio il terzo Congresso mondiale contro la pena di morte a Parigi, con una trentina di organizzazioni giapponesi, americane ed europee.

Bernard Antony: Abbiamo creato un Comitato di sostegno per il ripristino della pena di morte. Sono particolarmente sensibile a questo tema perché ho conosciuto personalmente la famiglia Kegelin Secondo me, c’è solo una punizione proporzionata ad un tale grado di orrore: la pena di morte.

(In Alsazia nella primavera del 2004, la giovane Jeanne-Marie Kegelin è stata ritrovata morta in uno stagno, dopo essere stata molestata e picchiata violentemente. Il presunto colpevole sarebbe Pierrot le fou, “Pierrot il pazzo”, un plurirecidivo. Il processo avrà luogo nei prossimi mesi). ndr).

Gli ultimi sondaggi effettuati fra la popolazione europea mostrano che alcuni paesi sono divisi sulla questione: in Francia il 42% degli interpellati è per il ripristino, il 52% è per l’abolizione mentre i cechi si dicono per il 56% favorevoli alla pena capitale. È possibile che la pena di morte venga ripristinata?

MT: Da un punto di vista giuridico, è quasi impossibile ritornare sulla questione. La Francia per esempio ha inserito la legge nel suo Codice Penale e ha anche firmato le convenzioni internazionali, fra cui il protocollo 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo che proibisce il ricorso a tale sentenza. Ripristinare la pena di morte equivarrebbe a violare il diritto interno e il diritto internazionale.

BA: Non so... Ovviamente non sono un ammiratore del sistema penale cinese o uzbeko. Ma credo che sia necessario ristabilire la scala delle pene. Si sa benissimo che l’ergastolo non viene mai applicato nei paesi che hanno abolito la pena di morte. Ripristinarla permetterebbe due cose: dare un esempio e avere una funzione dissuasiva per i criminali potenziali.

Il solo paese europeo che applica ancora la pena di morte è la Bielorussia. Il presidente polacco Kaczynski vuore riaprire un dibattito a livello europeo. C’è un fronte anti-abolizionista in Europa?

MT: No. Non si smetterà mai di discutere, di spiegare, di far capire alla gente che la lotta abolizionista è una posta molto alta nel gioco delle relazioni internazionali. Il caso della Bielorussia è drammatico perché le esecuzioni vengono fatte in segreto, senza che le famiglie delle vittime sappiano dove si trovano i corpi… Ma noi conserviamo la speranza di un cambiamento. Quest’anno il Marocco è sul punto di diventare il centesimo stato abolizionista della storia.

BA: Io sono favorevole al rilancio del dibattito. Ovviamente le esecuzioni devono essere rare. Ma i colpevoli di gravi pene non vogliono più riconoscere le loro colpe, e invece sono dei mostri! Bisogna ristabilire una gerarchia e la pena di morte deve quindi essere ripristinata come il gradino più alto della scala delle pene che si meritano i criminali che raggiungono le vette più alte del male.