Cultura

Daiva, fashion baltico sopra le righe

Articolo pubblicato il 22 dicembre 2006
Articolo pubblicato il 22 dicembre 2006
La Urbonaviciüté, 33enne stilista non convenzionale, ha un obiettivo: conquistare l’Occidente... restando in Lituania.

Nella via principale della capitale lituana, una boutique di nome “Zoraza” attira l’attenzione dei passanti. Il negozio è minuscolo: in pochi metri quadrati sono esposti cappotti in pelle, pellicce, vestiti in pizzo, in cotone, stivali multicolori, gonne lunghe a fiori, mogliettine aderenti, un grande specchio e due vecchie poltrone presentate in un piacevole disordine. È in questa piccola showroom che Daïva Urbonaviciüté espone le sue creazioni.

Con Daiva nel retrobottega

Un atelier-negozio che ha tutta l’aria di un salottino. Lo studio, proprio nel retrobottega, è pieno di cataloghi di tessuti, pagine strappate da riviste di moda e di bozze di vestiti. Un computer occupa il tavolo da disegno sul quale spiccano le foto della sua ultima sfilata.

La giovane stilista sembra molto fiera del suo cammino e del suo piccolo negozio, che si trova proprio nel quartiere più ‘in’ della città. Sembrano lontani i tempi in cui quella stessa ragazza studiava all’Accademia di Belle Arti di Vilnius e lavorava per cinque mesi di fila sulla sua piccola macchina da cucire per creare una collezione che presto avrebbe presentato alla sua prima sfilata, investendo tutti i suoi risparmi.

Ora stilista riconosciuta e apprezzata dai personaggi del jet-set della moda, Daiva Urbonaviciüté possiede un suo marchio, Zoraza, e ha potuto assumere un manager che gestisce la vendita dei suoi modelli.

In una cittadina come Vilnius, Zoraza è riuscita a farsi velocemente una buona reputazione. La moda rappresenta una passione travolgente e contagiosa per questa timida e giovane donna. La parola “Zoraza” deriva dal russo e significa “infezione”: secondo la stilista «la moda deve saper contagiare tutto il mondo». Con le sue creazioni, che, naturalmente, colpiscono e sorprendono.

Alle operaie, che lavorano per lei nel piccolo studio sopra il negozio, chiede di dimenticare le regole del mestiere, cercando di trasmettere loro la sua mentalità e il suo stile. «La cucitura non deve essere dritta e perfetta, ma piuttosto instabile ed irregolare. In questo modo un vestito è comodo e vivace» sostiene convinta Daiva.

La sua moda

Come una malattia, lo stile Zoraza contamina tutto, dolcemente. E tanto meglio se le icone delle sfilate internazionali erstano lettera morta nella sua collezione, Daïva crea i modelli seguendo il suo istinto e i suoi gusti, e non la moda del momento. Ispirandosi ai costumi di teatro o al suo immaginario, o alle illustrazioni di vecchie riviste, disegna e inventa quasi senza rendersene conto. Comodità e stile: questi i suoi principi.

L’essenziale per questa creatrice inclassificabile è di sentirsi a proprio agio prima d’iniziare a disegnare. Per questo si veste solo con i suoi abiti, non per snobismo, ma proprio per sentirsi bene.

Daiva Urbonaviciüté crea moda senza essere alla moda, è questo che seduce di lei. Né classica, né contemporanea, rimane ai martigli dall’inizio della sua carriera, intorno alla fine degli anni Novanta. D’altronde mette in guardia i suoi clienti sin dal principio dicendo: «State bene con voi stessi, perché con indosso i miei vestiti si fermeranno tutti a guardarvi per strada!».

Umile quando si parla del suo successo ma cosciente del suo potenziale, Daiva ricorda le osservazioni di alcuni stranieri che, entrando nella sua boutique quando era ancora agli inizi, domandavano se i capi provenissero da Londra, Parigi o Milano.«No» rispondeva con soddisfazione, «direttamente da Vilnius!».

Successo londinese

Anche se non è stato facile, questa sorridente donna dalle mani d'oro non ha brutti ricordi delle difficoltà attraversate. «All'inizio non è stato semplice per me, non avevo mai creato per vendere. Credevo in uno percorso artistico, e le sfilate per me erano prima di tutto una performance d’arte». Oggi Daiva è contenta di quello che ha realizzato e sogna di lavorare per qualche anno con stilisti di fama internazionale, quali Comme des Garçons, Christian Lacroix, Vivienne Westwood. O di aprire una boutique a Londra o a Tokyo.

A Daiva, giovane e riservata, brillano gli occhi quando ci racconta la storia di una sua amica cantante che vive a Londra. Puntualmente, per telefono, la sua amica le chiede di trasferirsi nella capitale londinese. Perché? Perchè «non fa in tempo ad uscir di casa con indosso i vestiti disegnati da me senza che la gente la fermi per strada per sapere dove li ha comprati ». Ma per adesso è meglio rimanere a Vilnius. «Se mi spostassi forse potrei guadagnare molto di più, ma qui la gente ama ciò che faccio. Non so come verrebbe vista la mia produzione altrove. Per me è essenziale avere un riscontro positivo da parte del pubblico, la mia creazione non sarebbe riuscita altrimenti ».

Parlando di moda il volto di Daiva Urbonaviciüté è sempre sorridente. Questa stilista dall'immaginazione inesauribile ama il suo lavoro. Con modestia, confessa di non riconoscere sempre i suoi vestiti una volta indossati da qualcuno o semplicemente realizzati. «Spesso quando i sarti mi riportano gli abiti che avevo dato loro in bozze qualche settimana prima mi capita di non riconoscerli. A volte è così bello e sorprendente che non capisco come ho potuto avere un'idea simile».

Foto di Patricio Diez