Cultura

Da Dante a Zidane. Se la letteratura ispira il calcio

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 16 gennaio 2007

Come ben si sa il calcio è un po' il fratello minore della letteratura mondiale, essendo teatro d'azione di dei onnipotenti, combattimenti all'ultimo sangue ed eroi caduti in disgrazia.

Basti pensare alla finale degli ultimi mondiali di calcio, quando la divinità del pallone Zinedine Zidane, con la grazia di un toro agonizzante, ha assestato una testata al petto del difensore italiano Marco Materazzi, mettendo così fine nel giro di pochi istanti ad una carriera ormai giunta al termine. La scena ha avuto un effetto grottesco, o meglio “kafkiano”. D'altronde, come ben si sa, nei racconti di Kafka innocui impiegati si trasformano in grossi scarafaggi. Allora perché un centrocampista francese non dovrebbe potersi trasformare in un animale da combattimento direttamente uscito da una corrida?

I francesi, però, a questo proposito preferiscono parlare di problème cornelien. E infatti il poeta Pierre Corneille era un vero specialista dei dilemmi tragici. In Le Cid, ad esempio, l'eroe Don Rodrigo uccide il padre della sua fidanzata, dopo di che le chiede di sposarlo. Anche Zidane si è trovato a dover prendere una decisione altrettanto difficile: diventare campione del mondo o difendere l'onore? In fin dei conti l'avversario aveva fatto delle allusioni sessuali nei confronti della sorella. Anche le nazionali di Spagna e Italia hanno rispolverato degli scrittori per poter descrivere con il loro aiuto i tragici conflitti per conquistare il pallone. Gli spagnoli hanno Don Chisciotte e la sua guerra contro i mulini a vento. A loro dire, il loro tentativo senza speranze di vincere la Coppa del mondo non si può che definire quijotesco. Quanto agli italiani, quando pensano indignati a quella sentina di vizi che è il loro campionato, tirano in ballo Dante e l'inferno della “Divina Commedia”. Per loro tutto questo è semplicemente dantesco!