Cultura

Combo : «Faccio cose pericolose»

Articolo pubblicato il 15 marzo 2015
Articolo pubblicato il 15 marzo 2015

Battersi per delle idee, sì, ma non con delle armi qualsiasi. Combo ha scelto le sue: bombolette spray, foto, colla e muri. Lo street artist, aggredito di recente per via della sua opera pacifista CoeXisT, nella quale affianca i simboli di tre religioni monoteiste, ci racconta la sua lotta.

Cafébabel: Combo, chi sei?

Combo: Sono uno street artist parigino. Dipingo da circa dieci anni e le opere per le quali oggi mi conoscono, le creo a Parigi da più o meno quattro anni. Sono nato ad Amiens, da padre libanese cristiano e madre marocchina musulmana. Di conseguenza, ho viaggiato molto, sono cresciuto in Marocco, in Centrafrica e nel sud della Francia. Se resto vago sulla mia identità, è per proteggere la mia famiglia, perché faccio delle cose pericolose.  Non posso svelare la mia identità perché quello che faccio è proibito. È un reato in Francia e anche se ogni tanto alcuni politici mi aiutano e mi agevolano, non è detto che un domani non mi mettano dentro.

Cafébabel: Come ti è venuta l'idea di fare collage e graffiti "impegnati" ?

Combo: Non è un’idea. La street art è, per sua stessa definizione, impegnata. Nasce e si sviluppa in uno spazio pubblico. Ma lo spazio pubblico in Francia non esiste. Bisogna chiedere un’autorizzazione per potersi esprimere. La street art prende la parola e, in questo modo, il potere. Per me, è una sorta di colpo di Stato a misura di muretto. All'interno di questa street art, di questo impegno, io volevo spiengermi ancora oltre e, ad un certo punto, agire da cittadino, occupandomi di questioni ancora più grandi.

Cafébabel: Cosa è arrivato prima, la street art o le idee?

Combo: Le due contemporaneamente. In genere, hai sempre delle idee e anche le tue battaglie politiche, le tue opinioni. Il mio unico mezzo di espressione è la pittura. Non ho conosciuto né il punk, né il rock, né l’ambiente hip-hop. Ho solo la street art per poter essere veramente libero d’esprimermi. È così che tratto, a volte,  di questioni un po’ più politiche. Mi lascio andare e nessuno mi può dire niente. 

Cafébabel: Nessuno o quasi. Come fai a sfuggire alla polizia?

Combo: Dissimulo sempre. Quando vedo i poliziotti, non corro mai. Se si fermano davanti a me, ci vado incontro e riesco ad ingannarli. Parlo con loro, gli racconto la balla più grossa che possa esistere e gli dico che quello che faccio è autorizzato. Loro mi dicono di no e io rispondo: «Ma certo, signori, certo che è permesso, è scritto nella legge del 1901 sulla pubblicità e le affissioni abusive. In ogni quartiere di Parigi ci deve obbligatoriamente essere un muro lasciato alle pubbliche affissioni. In questo quartiere non c’è ancora, quindi è mio diritto, per legge, utilizzarne uno per esprimermi come mi va. Se volete, vado a chiedere ai vostri colleghi». Insomma, faccio il mio monologo, li trattengo a lungo e, siccome sono sicuro di me, funziona sempre. Ecco come riesco, per ora, a cavarmela. 

Cafébabel: Sei consapevole di fare qualcosa di illegale?

Combo: Sì, certo. Di recente, a Parigi, lo street artist Boris si è fatto quattro mesi di carcere preventivo per aver fatto graffiti. Quindi sì, sappiamo ciò che facciamo. Sappiamo che è pericoloso, sappiamo quali sono i rischi, ma fa parte del gioco e niente ci farà desistere.

Cafébabel: Il pericolo è un incentivo in più o fa semplicemente parte del gioco?

Combo: Fa parte del gioco, ma per me è anche una ragione in più. Se quello che facciamo non fosse così scomodo per alcuni, non sarebbe proibito. Per esempio, andando a fare un giro per i sottopassaggi di Parigi, puoi vedere che i messaggi a sfondo politico vengono subito cancellati, invece i disegnini e le stupidaggini, quelli sì che restano. È chiaro che si vuol far tacere. Non voglio parlare di censura, non bisogna esagerare, ma si capisce bene che diamo fastidio. 

Cafébabel: Come fai ad intrufolarti in posti proibiti come per esempio Chernobyl?

Combo: Non è poi così complicato, bisogna essere un po’ furbi. Per Chernobyl non è stato molto difficile. Insomma, non molto difficile… Sono andato diverse volte in Ucraina. All’epoca, dei  «tour operator» stavano preparando l'arrivo dei turisti per la Coppa Europa, nella zona di Chernobyl e nella città abbandonata di Pripiat. Sono riusciuto ad entrare proprio in questo modo, con un tour operator. Ho corrotto il tizio e così sono riusciuto a passare tutti i check-point senza farmi controllare.

Cafébabel: Qual è il motivo del tuo impegno?

Combo: Penso che dovremmo fare un atto di fede, tutti. Facciamo parte del paese e della città in cui viviamo in qualità di cittadini. Ed essere cittadino significa «partecipare alla vita della comunità». Come dicevo, io lo faccio con i miei mezzi, la pittura. Non posso fare diversamente, non so fare diversamente. Provo quindi anch’io a fare un atto di fede e apportare il mio piccolo contributo. 

Cafébabel: Ti capita di tornare nei posti in cui si trovano le tue opere per vedere la loro evoluzione?

Combo: Il segreto degli street artist è che, spesso, realizzano le loro opere nei quartieri in cui vivono o che frequentano. Semplicemente per il fatto che vedendo quei muri ogni giorno, li conoscono, sanno quali sono stati ridipinti e quali no. È molto probabile, quindi, che se le ritrovino davanti e che vadano a vederne l’evoluzione, è normale.

Cafébabel: C’è qualcosa dell’evoluzione delle tue opere che ti ha stupito?

Combo : Sì, su quest’ultima serie. Ha creato non pochi problemi e ho visto fino a che punto ha dato fastidio. Ci ho ritrovato sopra delle svastiche, degli insulti. Il mio volto è stato imbrattato con del gesso, così come lo si vede, a volte, sulle locandine politiche. Si sente veramente l’odio, la rabbia. Generalmente, sulle mie opere ci scrivono sopra frasi un po’ più leggere, stupidaggini. Questa volta invece sono stati veramente un po’ pesanti.

Cafébabel: Di recente sei stato selvaggiamente aggredito per la tua opera CoeXisT. Come vivi l’inaspettata popolarità giunta in seguito all’accaduto?

Combo: Non necessariamente bene. Non è nel mio stile parlare in continuazione, rilasciare interviste. Non mi piace molto, ma mi considero uno strumento per trasmettere un messaggio su ciò che sta succedendo. Molte persone cominciano a recepire il mio messaggio e a sostenerlo. Allora io mi sforzo, mi dico di continuare perché è un po’ un mio dovere. Non posso mollare, adesso ci sono molte persone coinvolte.

Cafébabel: Qualche anticipazione sulle tue prossime opere?

Combo: Il progetto continua. Mi fermo con la figura del musulmano, la metto in standby e per le prossime settimane passo a quella dell'ebreo. Poi sarà la volta del cristiano. Ecco, CoeXisT sarà formato da tutti loro. Non sarò più io il personaggio dell'opera, perché adesso è facile riconoscermi. Protagoniste saranno altre persone, non necessariamente credenti o ebree. La cosa interessante sarà proprio questa, vedere come verranno percepite dato che quello che rappresenteranno e incarneranno non è quello che realmente sono. E anche questa volta si tratterà di un collage.