Cultura

Claudia Cardinale: «Ho sempre voluto dimostrare che la donna è più forte»

Articolo pubblicato il 29 luglio 2015
Articolo pubblicato il 29 luglio 2015

Ha sempre avuto gli uomini ai suoi piedi, cowboy compresi. Ha abbracciato alligatori, leoni, ghepardi e fatto impazzire la cinepresa dei più grandi registi. Claudia Cardinale è stata quasi sicuramente l'unica attrice a incarnare l'ideale della "donna forte" degli anni Sessanta. A 78 anni, l'attrice ci apre le porte di casa per ripercorrere la sua vita. E batterci a braccio di ferro.

È stata definita da David Niven «la migliore invenzione degli italiani, insieme agli spaghetti». Adora il cioccolato. Il suo modello è Brigitte Bardot, con la quale ha sfilato sugli Champs-Elysées, fasciata in un vestito super sexy. A dispetto della sua bellezza, ha sempre rifiutato di salire all'altare con un uomo. Sorriso mediterraneo, famiglia siciliana originaria dell'Isola delle Femmine (omen nomen), non parlava una parola di italiano quando la chiamarono per girare un film come La ragazza con la valigia (Valerio Zurlini, 1961), per cui è stata acclamata come "la fidanzata degli italiani". Pasolini e Moravia hanno reso omaggio al suo sguardo e al suo corpo. Insieme a Sofia Loren, è l'attrice che più ha segnato l'ideale della bellezza e del cinema italiani nel mondo. Carattere ribelle, Claudia Cardinale confessa di aver imparato tutto sull'arte del cinema senza aver mai frequentato una scuola.

cafébabel: Centoquarantaquattro film all'attivo, diva internazionale e icona italiana, lei continua a recitare in francese, italiano e inglese. Con quale lingua è più a suo agio?

Claudia Cardinale: (scoppia a ridere) Non smetto di fare film, eh! Sa, alla mia età, nemmeno l'ombra di un lifting, sono naturale. Alle guance e alle labbra di Barbie non servono queste stregonerie! Mia madre mi diceva: «Claudia, le tue rughe non si vedono: tu sorridi sempre!».

La mia prima lingua è il francese, perché la mia famiglia è emigrata dalla Sicilia a La Goulette, un sobborgo di Tunisi. All'epoca la Tunisia era un protettorato francese. A casa i miei genitori parlavano solo il dialetto siciliano, ma alla fine sono cresciuta con il francese. Quando ho iniziato a fare film in Italia, mi doppiavano perché ho la voce bassa, ma soprattutto perché non parlavo italiano. Luchino Visconti era l'unico regista col quale potessi parlare: aveva vissuto a Parigi come assistente di Jean Renoir e parlava correntemente francese.

Amo il francese e l'italiano allo stesso modo, tanto più che, come mio padre, non ho mai rinunciato alla cittadinanza italiana. Non potrei mai dimenticare la mia prima impressione degli italiani. Quando parlavano ero terrorizzata: urlavano e gesticolavano quasi come se volessero fare a botte.

cafébabel: Quali artisti e quali film l'hanno segnata maggiormente?

Claudia Cardinale: La grandissima Rita Hayworth. Durante le riprese de Il circo e la sua grande avventura (Henry Hathaway, 1964), mi trovavo nella mia roulotte per la pausa e Rita è arrivata in lacrime. Mi ha guardata negli occhi e singhiozzando ha detto: «Una volta anch'io ero bella.»  Mi ha commossa a tal punto che anch'io ho iniziato a piangere. Rita era una donna splendida: aveva questo lato nostalgico che la rendeva ancora più affascinante. Il film di Hathaway mi ha permesso di incontrare anche il mitico John Wayne.

cafébabel: Le piacciono i cowboy?

Claudia Cardinale: Un posto speciale del mio cuore è riservato a Burt LancasterHenry Fonda. Il primo è diventato un incredibile principe siciliano del XIX secolo, un "gattopardo" favoloso; con il secondo mi sono messa a nudo, in tutti i sensi! In C'era una volta il west (Sergio Leone, 1968) era presente una delle scene più "calde" della mia vita: Henry era imbarazzato per le scene d'amore e quindi a me spettava l'arduo compito di "scaldarlo". L'avrei fatto volentieri, non fosse stato per sua moglie che se ne stava come un avvoltoio vicino alla videocamera lanciandoci sguardi assassini!

cafébabel:Con quali personaggi del cinema francese ha legato di più?

Claudia Cardinale: La mia attrice preferita era Brigitte Bardot perché ballava, cantava, sapeva fare tutto, quindi non le dico quando ho avuto l'onore di recitare al suo fianco in Le pistolere (Christian-Jaque, 1971) . I paparazzi non lasciavano mai il set, aspettando che la bionda francese "BB" e la bruna italiana "CC" litigassero. Al contrario, io e Brigitte siamo diventate grandi amiche e le riprese sono state follia pura.

L'anteprima sugli Champs-Elysées è stata la vera ciliegina sulla torta: ci siamo messe d'accordo sugli abiti da indossare sul red carpet. Brigitte mi dice «Indossa un vestito sexy, io sarò in smoking!». Al nostro arrivo i giornalisti erano in delirio.

Nel 2008 mi hanno consegnato la Legion d'onore, e la lettera che Brigitte mi ha mandato è stata troppo divertente: «Alla mia pistolera preferita!». 

cafébabel: E gli uomini?

Claudia Cardinale: Provo un immenso affetto per tre grandi uomini del cinema francese: con tutti e tre avrei potuto avere una storia d'amore da romanzo, ma alla fine mi sono accontentata della loro splendida amicizia. Non mi hanno mai messo l'anello al dito. Sono una donna libera!

Io e Alain Delon siamo per tutti la coppia perfetta: Angelica e Tancredi. Alla presentazione della versione restaurata del film Il gattopardo (Luchino Visconti, 1963) eravamo seduti uno accanto all'altra e bisbigliavamo: «Hai visto? Ci baciavamo di continuo!».

Anche con Jean Sorel, coprotagonista della relazione incestuosa in Sandra (Luchino Visconti, 1965), ci siamo sempre chiesti perché non abbiamo avuto una storia d'amore come quella del film.

E per finire, il caro Jean-Paul Belmondo. Quanto affetto! Quando lo abbracciavo in Cartouche (Philippe de Broca, 1962), gli davo pizzicotti dappertutto, e più insistevo, più i baci erano appassionati. A un certo punto Philippe ha perso le staffe e ha urlato «Basta, bambini!».

cafébabel:E gli italiani? Se dovesse salvarne tre dall'oblio, chi metterebbe sul podio?

Claudia Cardinale: Ho recitato in una serie di film sulla mafia di Pasquale Squitieri, ma i miei grandi maestri in assoluto restano Luchino Visconti, Federico Fellini e Mauro Bolognini.

Dopo Il bell'Antonio (1960) – sul cui set Marcello Mastroianni è stato disprezzato dagli uomini del paese siciliano in cui giravamo, perché il suo personaggio di "macho impotente" era vergognoso rispetto alla virilità meridionale – Bolognini mi ha chiamata per uno dei ruoli più belli della mia carriera. In La viaccia (1961), sono Bianca, una prostituta: interpretare questo personaggio mi ha dato un piacere liberatorio, in quanto, come attrice, ho potuto sperimentare tutta una serie di sfumature di cui non avevo minimamente coscienza.

Federico e Luchino erano in competizione artistica. Girare allo stesso tempo Il gattopardo e 8 e 1/2 (1963) non è stato facile. Si facevano la guerra a vicenda: con il suo realismo teatrale e maniacale, Luchino voleva che Angelica fosse bruna con i capelli lunghi e rigorosamente sporchi, come nel 1860. Federico, da parte sua, voleva che Claudia, alias "musa angelica", fosse bionda con i capelli corti. Non so come ho fatto, ma sono riuscita a essere all'altezza di entrambi! Avevano anche metodi completamente opposti: sul set di Fellini girare era un caos! C'era un baccano infernale e gli attori contavano «uno, due, tre» anziché recitare le battute. Un vero circo!

Sui set di Visconti, al contrario, non si sentiva volare una mosca: Luchino esigeva rispetto per la sua arte e una precisione drammatica, estetica.

Io e Luchino eravamo legati da una profonda amicizia: parlavamo in francese, mi viziava con regali costosi (ad esempio un carnet di ballo originale del XIX secolo); è lui che ha creato il mio stile.

Guardando il mio trucco, noterà che la matita nera valorizza i miei occhi: Luchino mi diceva: «I tuoi occhi devono comunicare ciò che la tua bocca non riesce a dire». Mi amava perché sono un ragazzo mancato. Aveva l'abitudine di invitarmi nella sua villa di via Salaria per guardare il Festival di Sanremo: ci punzecchiavamo di continuo.

Era estremamente elegante e aveva sempre una sciarpa o un foulard al collo: l'uomo più curato che io abbia mai conosciuto. Luchino mi proteggeva: sul set di Rocco e i suoi fratelli (1960), c'era una scena di boxe e lui gridava «Non uccidete la Cardinale!». Era molto affezionato a me.

Nella scena del ballo di Il gattopardo, Angelica entra nel salone e si morde le labbra entrando in scena. Ebbene, questo piccolissimo gesto di Angelica l'avevo improvvisato e temevo che Luchino, preciso com'era, mi rimproverasse per l'iniziativa. Alla fine mi ha sussurrato «Brava Claudia! Era perfetto!». Per me è stato un momento di trionfo unico: Visconti che si congratulava per la mia improvvisazione!

cafébabel: Lei è una star, unica nel suo genere, una vera forza della natura, impegnata nel sociale. Deve guidarla una stella...

Claudia Cardinale: Da quando ero piccola, mia madre era convinta che una stella vegliasse su di me e che mi accompagnasse. Io credo in quello che in arabo si chiama maktoub, il destino. Tutto è già scritto.

Non volevo fare l'attrice, è il cinema che mi ha fatto la corte, e io all'inizio ho rifiutato, come si fa con un uomo. Se si dice subito sì, l'uomo si stanca presto e cerca altrove. Al contrario, se si è sfuggenti, continuerà a farvi la corte in modo sempre più intenso.

C'era un concorso di bellezza: eleggevano la ragazza italiana più bella di Tunisi e il primo premio era un viaggio a Venezia, nel periodo della Mostra del cinema. Stavo aiutando mia madre con il guardaroba del teatro dove si svolgeva la cerimonia, quando all'improvviso l'organizzatore mi prende da un braccio e mi trascina sul palco, prima del verdetto della giuria. Fa tanto commedia americana, ma ho vinto senza nemmeno aver scelto di partecipare! Da quel momento, diversi produttori e registi hanno tormentato mio padre e mia madre affinché cominciassi a recitare.

Io non volevo! Si figuri che mi vedevo brutta! Mi chiamavano "la ragazza che non vuole fare cinema". Nel 1955 alla Mostra del Cinema di Venezia, tutti mi pregavano di recitare in un film, e dopo parecchia resistenza accettai! Ed ecco che il cinema, come un uomo fedele, non mi ha più lasciata.

cafébabel: Come fa?

Claudia Cardinale: Ho un maledetto carattere selvaggio. Quando andavo a scuola a Cartagine, mio padre mi aveva comprato una cartella di legno per evitare che mi ferissi, talmente ero scavezzacollo. Adoravo salire sul treno solo mentre era in marcia. Litigavo con i ragazzi perché ho sempre voluto dimostrare che la donna è più forte. Sono una temeraria: ho abbracciato alligatori, leoni e ghepardi.

Cerco di essere il più semplice possibile e il mio rimedio ai problemi della vita è un grande sorriso. Non mi considero una star: se sono diventata Claudia, lo devo al mio pubblico.

Non ho fatto nulla di speciale per avere quello che ho; è perché cerco di essere socialmente utile. Approfittando della mia fama di attrice, nel corso della mia carriera mi sono impegnata nei confronti di tutte le donne invisibili che non hanno avuto la mia stessa occasione e che sono vittime di violenze.

Sono una tipa battagliera. Liberale. Non smetto mai di battermi per i diritti delle donne e degli omosessuali. Quando c'è il gay pride, il corteo si ferma sotto casa mia e sento un coro «Claudia noi siamo con te, tu sei con noi?».

cafébabel: Cosa pensa della situazione attuale del cinema?

Claudia Cardinale: Ho accettato di recitare gratis per alcuni giovani registi, soprattutto italiani. Ricevo moltissime lettere in cui le persone si lamentano del disastro del cinema italiano. Sono stupefatta: Scorsese, Coppola, Woody Allen riconoscono il ruolo cruciale dell'Italia e della sua cultura. Roma "la magnifica" è un museo a cielo aperto. L'Italia è arte. Il cinema italiano è stato grandioso.

Oggi? Una desolazione! Non mi accontento di vedere dissolto tutto quello che i nostri maestri ci hanno lasciato: sono una donna che vive di speranza, quindi, forza! Rimbocchiamoci le maniche! Cosa direbbero Luchino e Federico se ci vedessero così?