Cultura

Cinema, il girl power che viene dalla periferia

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2006
Articolo pubblicato il 26 ottobre 2006
Bigas Luna docet: i film sulle ragazze di periferia sono l’ultima tendenze nel Vecchio Continente.

Sconvolgenti, dissacranti, in carriera, disarmanti. Sono le donne del cinema del 2006: si mettono in competizione con le altre, giocano alle piccole manager. E la fanno da padrone. Insomma, addio alle insulse lolite, eroine d’altri tempi.

Girls in America, Quando il carcere è rosa

Nel 2004 On the Outs, di Lori Silverbush e Michael Skolnik, film a stelle e strisce premiato al Festival americano di Sundance negli States e a quello del film americano di Deauville in Francia, ha dato il via a questa tendenza di cinema al femminile. Narrando la storia di tre ragazze adolescenti della periferia di New York, tra droga e primi amori. Nessuno stereotipo: le cifre non sono affatto frutto della fantasia cinematografica. Soltanto sul territorio americano il numero delle donne incarcerate dal 1980 a oggi è aumentato del 400%, una progressione due volte più forte rispetto a quella degli uomini.

E anche in Europa il gentil sesso sembra essere diventato violento. Prinzessin, primo lungometraggio della 34enne regista tedesca Birgit Grosskopf, è crudo e senza speranze. Le sue principesse dell’asfalto vagano in una città fantasma. Una di loro deve andare in prigione: whisky & cigarettes in uno scenario tedesco senza speranze. Durante la presentazione del film a Parigi, in ottobre, nel corso del Festival del film Franco-tedesco, la Grosskopfs ha dichiarato di essersi ispirata «alle famose gang di ragazze dei ghetti americani. Che oggi si ritrovano anche in Europa».

L'autore di Prosciutto Prosciutto punta sulla periferia

Più ottimista Bigas Luna, 60enne catalano controcorrente, autore del film cult Prosciutto prosciutto. Il regista ha presentato all’inizio del 2006 il suo nuovo film Yo soy la Juani, percorso di un’esplosiva «21enne spagnola lontana dall’essere vittima del macho iberico, che vuole decidere della sua vita». In un’intervista con il quotidiano El País il regista spagnolo ha affermato di «voler rappresentare lo stile, la modernità e il potenziale delle città». Le ragazze di periferia non hanno ancora chiuso i conti col cinema. E ci riserveranno altre sorprese.