Cultura

Cinema horror in Europa: deformare per denunciare

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2010
Articolo pubblicato il 28 ottobre 2010
I ragazzi delle banlieues parigine diventano zombie che attaccano la polizia, un dottore squilibrato crea un millepiedi umano cucendo insieme tre ragazzini e la Serbia viene trasformata in un calderone di violenza, sesso e sangue, con l'intento di denunciare le «angherie del governo». È il filtro attraverso cui il cinema horror inquadra la società e i suoi drammi.
In Europa, il genere sembra godere di ottima salute.

«Stupri, mutilazioni, tutto può essere mostrato nel cinema horror, perché è un genere eversivo che esplora i limiti del sopportabile». Ha le idee chiare su questo particolare genere cinematografico Franco Calandrini, e non potrebbe essere altrimenti, perché stiamo parlando col direttore del Nightmare Film Festival di Ravenna, uno dei più importanti d’Italia. Vediamo allora alcune recenti produzioni europee che hanno riempito sale e festival.

The Horde (2009) - Francia

Uno scontro tra zombie, poliziotti e gangster che riprende un cliché tipico del film di genere: i reietti sotto forma di non morti, in questo caso provenienti dalle periferie parigine, che si ribellano. Si tratta di un prodotto horror che raggiunge senza problemi la grande distribuzione, ennesima prova della vitalità della scena francese che negli ultimi anni ha anche infoltito il fronte dei torture porn con titoli come Frontière(s) di Xavier Gens, Martyrs di Pascal Laugier e À l'intérieur della coppia Alexandre Bustillo\Julien Maury. «In paesi come Francia, Spagna e Regno Unito si trovano i prodotti migliori - spiega Calandrini, - perché girano più soldi». Più quattrini portano più film e una qualità media più alta. Esattamente l’opposto di quanto accade in Italia. «Noi stiamo messi male - racconta, - il pubblico ha un pregiudizio verso l’horror italiano, i produttori non investono perché temono di rimetterci e qual'è il risultato? Pochissimi film e di bassa qualità».

The Human Centipede (2009) - Olanda

Diretto dall’olandese Tom Six, The Human Centipede (first sequence) fu premiato lo scorso anno al Nightmare Film Festival, dopo aver raccolto riconoscimenti in altre competizioni. Difficilmente lo vedrete in sala e basta dare una letta alla trama per capirne il perché: il folle Dr. Heiter, chirurgo in pensione specializzato nella separazione dei gemelli siamesi, cattura tre giovani per cucirli insieme e creare un millepiedi umano dotato di un unico sistema digerente. L’idea venne al regista dopo aver visto un servizio su un molestatore di bambini, quando pensò che «infilare la sua faccia nel culo di un camionista ciccione potesse essere una punizione adeguata». Da qui l’illuminazione per creare il millepiedi, la cui fattibilità medica fu studiata con un chirurgo.

Anche in questa pellicola si trova un cliché classico del genere horror, il medico pazzo e nazista, che affonda le radici nel sottogenere nazisploitation, molto in voga verso la fine degli anni settanta. Il film è molto crudo. Può l’horror mostrare qualsiasi cosa? «Una volta ebbi un dubbio mentre selezionavo un film per il festival - ricorda Calandrini - dove era brutalmente torturato un cane. Poi parlai col regista e mi spiegò che intendeva mostrare fin dove può arrivare la crudeltà umana. Decisi quindi di accettarlo, deve essere sempre il pubblico a farsi un opinione».

A Serbian Film (2010) - Serbia

È il primo lungometraggio di Srdjan Spasojevic, ma ha già girato in diversi festival europei – Bruxelles, Londra, Sitges e Vienna – prima di arrivare a Ravenna. È la storia di Milos, ex attore porno, coinvolto in un vortice di violenza scioccante per salvare la sua famiglia. Il regista lo considera un film politico, la metafora della sofferenza che il potere ha inflitto al popolo serbo. «È un lavoro che alza la soglia delle cose visibili», commenta Calandrini. Anno scorso fu Mladen Djordjevic a raccontare una Serbia da incubo con The Life and Death of a Porno Gang. È forse il paese pieno di talenti? «Anche quello era un film molto ben congegnato - spiega Calandrini, - ma in realtà si tratta di due eccezioni, il panorama serbo offre poco. E poi, non credo che esistano veramente gli snuff movie, spunto su cui si basano le due pellicole».

Foto: (cc)A Serbian Film; video: YouTube