Cultura

Chi sei veramente, Abdellatif Kechiche? 

Articolo pubblicato il 09 luglio 2013
Articolo pubblicato il 09 luglio 2013

Abdellatif Kechiche, generoso e tirannico, geniale e scocciante, possiede le caratteristiche del regista versatile. Durante le riprese del suo ultimo film, La vie d'Adèle, vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes, alcuni si sono lamentati del suo comportamento ambivalente e dispotico. Ecco il ritratto di un'artista che si prende il suo tempo, ma soprattutto quello degli altri.

Domenica 26 maggio 2013: momento glamour alla Croisette. Accompagnato dalle due attrici del suo ultimo film, Abdellatif Kechiche riceve la Palma d'oro al sessantaseiesimo festival di Cannes con La vie d'Adèle. Papillon nero, capelli corti e occhiali quadrati, il regista franco-tunisino, vestito come un funzionario di Polylogis prende tempo, "come d'abitudine", per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film... 

AbdeL Sul set

'Le bleu est une couleur chaude' est lauréat du Prix du Public au festival d'Angoulême de 2011.In realtà non proprio tutti. Il giorno dopo il discorso, l'autrice della graphic novel che ha ampiamente ispirato la sceneggiatura di La vie d'Adèle - Julie Maroh - si rivolge con una piccola nota sul suo blog a "coloro che si sono mostrati avviliti dal fatto che Kechiche non abbia avuto una parola da dedicarle". Difficile capire come abbia potuto dimenticarsene, considerando che il film si basa proprio sul romanzo a fumetti di Julie Maroh intitolato Le bleu est une couleur chaude. Ma alla fine cosa importa? La fumettista non se la legherà al dito e quelli del magazine culturale francese Les Inrockuptibles ci rassicureranno sottolineando che "capita che nell'emozione ci si dimentichi di ringraziare qualcuno". Altrimenti ci si potrà sempre consolare dicendoci che la Francia, ancora una volta, si diverte a criticare i suoi idoli non appena accarezzano un po' di successo. 

Di fatto, non è del tutto vero. Perché quello che ormai viene definito il "Kechiche Bashing" (lo stroncamento di Kechiche, ndr) prende le mosse da un comunicato pubblicato proprio il 23 maggio per conto dello Spiac-CGT, il sindacato dei professionisti dell'industria dell'audiovisivo e del cinema, per denunciare le dure condizioni di lavoro durante le riprese di La vie d'Adèle. La realizzazione del quinto lungometraggio di Abdel Kechiche, caratterizzata da incidenti di ogni tipo e l'utilizzo come forza lavoro di centinaia di stagisti, sembra rappresentare il peggior scenario mai visto in un ambito professionale. Per Denis Gravouil, segretario generale dello Spiac-CGT, Kechiche è semplicemente "un tiranno". "Il peggior aneddoto che mi hanno riferito sulle riprese è quello di un tecnico, autorevole collaboratore del regista, che sale su un'alta scala per riparare una lampada alle 5 di mattina, dopo 15 ore di lavoro. Kechiche gli dice di scendere subito e di lasciare quel lavoro a uno 'sostituibile'", continua. In seguito a questo episodio, alcuni supervisori con cui il regista lavorava da sempre hanno abbandonato il set in corso d'opera: certamente non è qualcosa che accade di frequente.

"Non è la prima volta che mi arrivano delle critiche riguardo il suo comportamento", racconta Denis. "Nel suo film precedente, Venere nera, i tecnici si trovavano in condizioni di stanchezza spaventose e Kechiche non ha esitato a buttarli fuori all'improvviso". Siamo convinti comunque che la cosa desti stupore, visto che riguarda un regista che, nelle sue dichiarazioni pubbliche, si è spesso mostrato compassionevole riguardo alla situazione complicata dei precari dello spettacolo e pieno di attenzioni verso i suoi attori. Ma chi sei, in realtà, Abdellatif Kechiche? Che lo crediate o no, la risposta non si trova nelle vicende de La Vie d'Adèle, ma nel passato. 

Da Gigolo a Marivaux

Abdellatif Kechiche, nasce il 7 dicembre 1960 a Tunisi. Sei anni dopo, la sua famiglia si stabilisce in Francia, a Nizza. Negli anni '70, il piccolo "Abdel" cresce senza punti di riferimento in una Francia che dice ancora "melon" per indicare un arabo. Il ragazzino si rifugia allora nell'oscurità delle sale cinematografiche e si innamora perdutamente del cinema di Claude Miller (Dites-lui que je l'aime) e di Bertrand Blier (Les valseuses), infine si iscrive al Conservatorio di Nizza, coltivando il sogno di scrivere film. Seguono gli anni '80 in cui i media parlano "di emergenza del cinema beur". In parallelo agli studi di arte drammatica e mentre si dilettava con alcune composizioni teatrali, Kechiche ottiene il suo primo ruolo al cinema per un film di Abdelkrim Bahloul, Le Thé à la menthe (1984) e fa scalpore 3 anni dopo dando vita a un gigolo altezzoso ne Les Innocents di André Téchiné  (1987). In quell'anno incontra quella che diventerà la sua compagna, Ghalia Lacroix, con la quale scriverà i dialoghi dei suoi futuri film. 

«Kechiche Rappresenta una nuova generazione di registi senza regole »

A distanza di 20 anni dal suo debutto nel cinema, Kechiche arriva al successo come regista. Nel 2005, quattro anni dopo il fiasco che ha accompagnato l'uscita del suo primo film (Tutta colpa di Voltaire), La Schivata ottiene ben 4 César. Recitato da attori non professionisti, il film racconta la vita di un gruppo di ragazzi di periferia che prova un'opera di Marivaux. Con Cous cous (2007) et Venere nera (2010), il cineasta approfitta del consenso della critica e impone uno stile di lungo respiro. Perché bisogna sapere che guardare un film di Kechiche è un po' come morire. Per i 5 lungometraggi la misura media è 2 ore e 20 minuti. Avviso per i narcolettici: La Vie d'Adèle dura 2 ore e 50 minuti. La leggenda narra che siano state tagliate 750 ore per venirne fuori e che Thierry Frémaux, delegato generale del festival di Cannes, avrebbe suggerito dei colpi di livella per risolvere questi problemi di pellicola in eccesso. 

In breve, in nome dell'arte l'artista allunga i tempi. Se all'inizio era stato previsto che il film venisse girato in 2 mesi e mezzo, il lungometraggio ha infine estenuato l'équipe delle riprese per ben 5 mesi. Ultimato grazie al duro lavoro dei tecnici, La vie d'Adèle è costato 4 milioni di euro: "decisamente caro, visto che per questo genere di film la media è dai 2 ai 3 milioni", precisa Denis Gravouil. "Comunque, da quando Kechiche ha creato la sua casa di produzione (Quat'Sous, nda), ha pieni poteri. Il doppio ruolo di regista-produttore permette a questa nuova generazione di cineasti di liberarsi di ogni regola." Ecco come, al di là del caso Kechiche, il cinema francese concorre a generare dei mostri a due teste, nessuna delle quali si sforza di tenere a mente l'essenziale. Nel parlare come nel resto. 

La Vie d’Adèle uscirà nelle sale francesi il 9 ottobre 2013.

Foto : copertina ©  pagina Facebook ufficiale di La Vie d’Adèle, Testo: Le bleu est une couleur chaude © blog di Julie Maro, Kechiche © pagina officiale del festival de Cannes ; Video (cc) popelinedejersey/YouTube