Cultura

Chalga, il porno-folk che fa ballare la Bulgaria

Article published on 09 febbraio 2007
Article published on 09 febbraio 2007
Nei bus o nei taxi, alla tv o alla radio. I bulgari, nell'Ue dal 1° gennaio, lo ascoltano ovunque. Ma i critici non apprezzano.

Davanti allo stadio Levski di Sofia delle pingui signore vendono porzioni unte e bisunte di carne piccante arrotolate in griglie rotanti. Il prezzo? 25 centesimi di euro l’uno. Da ogni dove affluisce gente allo stadio. Si vedono giovani, famiglie con bambini, soldati e studenti. Tutti in ansiosa attesa. Di cosa? Del concerto di musica chalga. Dove per 1 euro e mezzo potranno assistere, per 2 ore, alle scatenate danze di dieci seducenti “cantanti”.

Dopo il lavoro? La folkoteca

«A noi bulgari piacciono tre cose: Slivovitz di distillazione casereccia, pomodori in insalata e chalga» spiega entusiasta il conducente del bus Evgeni Ivanov, 29 anni. Il pop etnico si è adattato al gusto dei giovani. Il fan-tipo del chalga si affida ai suoi ritmi nel dopolavoro o balla fino allo sfinimento nei week end, recandosi in una delle numerosissime “folkoteche”.

I produttori “prendono a prestito” melodie note di tutta la zona dei Balcani. E ci aggiungono un ritmo chiaro, marcato da diverse sonorità semplici. Il risultato? Un mix travolgente di disco arabeggiante, rock gitano e house. Le parole, molto semplici, e i vestiti provocanti delle cantanti, quasi tutte donne, fanno il resto. E questo cocktail folk diventa trippa per gatti: il pubblico impazzisce.

La parola chalga deriva dal turco calgi, che vuol dire “strumento musicale” o “suonare”. Un secolo fa la parola, per i bulgari, significava la musica strumentale dell’orchestra gitana: durante il socialismo il termine faceva riferimento ad una musica pretenziosa, senza nessun valore. Dopo la crisi del 1989 si è convertito nel nome che indica lo stile musicale più alla moda in Bulgaria.

Il chalga ha catturato da tempo tutti gli strati della società. Ricchi, politici, liceali o portieri negli alberghi: tutti impazziscono per questo genere. L’istituto di ricerca Alpha Research ha constatato in maggio dell’anno scorso che la radio di musica chalga Vesselina è la seconda emittente preferita del Paese. Più di un quarto dei bulgari conosce le televisioni specializzate Diema e Planeta Tv.

Non solo. Più dell’80% dei bulgari conoscono almeno una canzone chalga. L’agenzia Mediana ha scoperto anche che l’87% degli scolari bulgari conosce la canzone della cantante Ivana il cui titolo recita qualcosa come “Andiamo al bar all’angolo”. A confronto, la poesia più conosciuta del poeta nazionale bulgaro Tristo Botev, Hadschi Dimita, è nota solo al 63% degli stessi scolari.

«Un livello vergognoso»

Ma non tutti i bulgari gongolano. «Il pop folk non viene dal popolo, né è scritto per il popolo» spiega Vassil Bayedov, uno dei cantanti più noti in Bulgaria. «Questa musica procura guadagni enormi per pochissimi. Che manipolano il gusto del pubblico con l’aiuto dei media e della pubblicità».

Non incontriamo solo critici tra le fila dei cantanti rock e degli esperti di musica. Molti bulgari che con la crisi hanno abbandonato il Paese e vi tornano ora non hanno mai sentito parlare di questa tendenza musicale. E aggrottano le sopracciglia di fronte al «livello vergognoso» di questa musica, come sentenzia David Penkov, informatico 40enne di Plovdiv. Penkov ricorda che prima la musica bulgara era nota per la sua qualità. «Nel 1977 la stazione orbitale Voyager ha inviato come messaggio allo spazio la canzone Delyo Hagdutin della cantante Valya Balkanska. La Bulgaria si merita l’orribile chalga di oggi?».

Barbie Girl mezze nude

Le stelle del pop folk hanno nomi molto attraenti, diremmo artistici: Germana (guarda il video), Malina, Gloria. Sul palco si presentano mezze nude. E questo deshabillé è importante quasi come le belle voci. Non poche cantanti chalga ricorrono a chirurgi plastici ed extension.

Anche nelle loro canzoni si parla di uno stile di vita lussuoso: party e belle donne. Il vocabolario dei testi delle canzoni si limita a 100 parole. Molte canzoni hanno testi triviali, spesso offensivi, a volte esplicitamente pornografici. Un esempio? La canzone “Nuda” del trans gitano Azis: “lascia che ti tocchi, nuda, lì sotto, ti perderai nel nostro ritmo”. Alcune canzoni lo esprimono in modo ancor meno poetico. Il classico chalga di Salvi Rifonov ne è un esempio: “ Sette, otto, te lo infilo e te lo sfilo”.

GUARDA IL VIDEO/ Nameri si maistora, il successo di Gloria (da You Tube)