Cultura

Casini

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 19 dicembre 2007

Come ci si mette a letto, così si giace (ognuno è artefice del suo destino ndr), dice laconicamente l’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht. E perciò non ci si aspetta certo un letto a baldacchino, quando si atterra dans de beaux draps “nelle belle lenzuola”. Chi una volta, a causa della sua vita privata troppo libertina, veniva ammesso alla Santa Messa solo en beaux draps blancs “in bella biancheria bianca”, si trovava in una situazione abbastanza scomoda: questa presunta weiße Weste “veste bianca”, ma anche “fedina pulita”, doveva rendere visibili i lati oscuri della sua condotta di vita.

Anche oggi ci si può ancora trovare dans de beaux draps in francese, o richtig im Schlamassel, ossia “nei guai” (dal tedesco schlimm, “brutto, spiacevole” e dallo jiddish masol “stella, astro”). Suona un po’ come una faccenda sporca, ma indica solamente quando non ci troviamo sotto una “buona stella”.

A chi si fa trarre in inganno può capitare di trovarsi improvvisamente caught in a quagmire “impantanato nel fango”. Stessa espressione anche dove si parla l’olandese in cui si possono vedere persone che in het moeras zitten “si trovano nel pantano”.

Sono soprattutto le sostanze dense a rappresentare un discreto pericolo, non solo per le vesti bianche. Mentre il tedesco, quando è sfortunato, in der Tinte sitzt si “trova nell’inchiostro”, in francese la cosa è più appetitosa: qui le persone degne di compassione stanno dans la panade “nella minestra” o in alternativa anche dans la purée “nella purea”. In Inghilterra sono a disposizione sia to be in the soup "essere nella minestra" o to be in a jam “essere nella marmellata”. L’Italia offre persino dei timballi sofisticati: si finisce “nei pasticci” o più familiarmente “nei casini”.

Se in caso di eccessivo libertinaggio, le cose iniziassero a farsi troppo strette, si potrebbe rischiare di in die Klemme geraten “essere finito tra le pinze”. Quest’esperienza l’ha già provata anche il polacco, pinzato da entrambi i lati: by w tarapatach.

In queste circostanze si finisce in fretta in der Patsche “nel fango” e questo rende la veste bianca davvero lercia: straszenkot, secondo il dizionario dei fratelli Grimm, sarebbe adatto a tutto quello in cui si “sguazza” cadendo. Anche l’inglese conosce questa situazione, essendo sicuramente finito, una volta o l’altra, in a mess “nei casini”. Non è poi necessario essere un Tollpatsch “imbranato”, come il Tolpaz ungherese che inciampa sui suoi piedoni: quando nel XVII secolo i soldati ungheresi venivano chiamati così a causa delle loro suole larghe, sarà pure successo a qualcuno di loro di fare una figuraccia.