Cultura

Caro Obama ti scrivo: cosa vuole l’Europa dall’amministrazione americana

Articolo pubblicato il 27 novembre 2008
Articolo pubblicato il 27 novembre 2008
Dopo le elezioni americane le ispettive per Barack Obama non fanno che aumentare. Ma non bisogna dimenticare che si tratta, prima di tutto, del Presidente Usa e, poi, di un leader mondiale. Cosasi aspettano gli europei? Un focus su economia, Iraq, Afghanistan, Guantanamo e Russia

Nonostante fossero state vietate, alcune persone tra le 200mila che il 24 luglio hanno accolto Barack Obama a Berlino sono riuscite a portare bandiere e cartelli. Da una parte c’era scritto «Obama», dall’altra «Contro il bilancio dei morti».

«In futuro potremo dire di averlo visto prima che diventasse Presidente!», dice entusiasta una ragazza. L’evento è stata solo un’anteprima delle aspettative della gente, disillusa dall'alleanza transatlantica e arrabbiata per la politica del Presidente uscente, George Bush. Obama sembrava rassicurare riguardo al fatto che gli Usa sarebbero stati di nuovo come un fratello maggiore per il vecchio mondo. Ma quando si insedierà, il 20 gennaio, Obama dovrà affrontare molte sfide in politica estera e interna. Gli analisti invitano alla cautela: la sostanza della presenza militare americana in Europa difficilmente cambierà. Obama è prima di tutto il presidente degli Usa, poi – anche – il leader “di importanza” mondiale. Ecco le principali questioni che stanno a cuore agli europei.

Economia

(Foto: SIR: Poseyal Desposyni Poet/ Flickr)

Con la disoccupazione al 6,1% e il potere d’acquisto dei consumatori al minimo e la gente che resta pessimista sul futuro, gli Usa sono nel mezzo della più grande crisi economica dagli anni Trenta. La sfida di Obama è prima di tutto spendere saggiamente i 700 miliardi di dollari del pacchetto salva-finanza per prevenire un collasso economico. In secondo luogo, deve ridare fiducia ai consumatori americani per rilanciare l'economia globale. L’economia mondiale opera secondo il sistema americano di Bretton Woods: progettato negli anni Cinquanta, è basato sul modello di capitalismo anglosassone, a sua volta impostato sul libero mercato. Obama progetterà una nuova struttura con l'Europa, il blocco di consumatori più grande del mondo, che ha un’importante voce in capitolo sul "Bretton Woods 2”. L’Ue cercherà di creare un modello economico con una struttura regolatrice più forte e alcuni principi base del socialismo moderato. Se crediamo a ciò che diceva l’ala di destra degli Stati Uniti durante la campagna elettorale, Obama starebbe sbandierando una sorta di “socialismo”. Ma si tratta, in realtà, piuttosto di una filosofia economica “di centro-destra”. Il Presidente francese Nicolas Sarkozy si aspetta che Obama accolga le idee dell’Europa.

Iran

(Image: Sasha Nilov/ Flickr)

Dai due lati dell’Atlantico si è avuto qualche scontro riguardo alla politica nucleare iraniana. La linea dura dell’amministrazione Bush è stato il rifiuto di incontrare i leader iraniani o di stabilire contatti diplomatici. L’Europa ha dovuto prendere in mano i negoziati senza la potenza militare statunitense alle spalle. Obama ha detto di voler chiudere con la politica dell’amministrazione Bush d’isolamento diplomatico dei Paesi difficili e di volere, quindi, avviare un colloquio con l’Iran. Ma, detto questo, nei suoi primi 100 giorni, cercherà di non apparire debole. Potrà arrivare a prendere una posizione più dura di quella che avrebbe avuto il periodo iniziale del candidato repubblicano McCain, perché deve dimostrare qualcosa.

Afghanistan

La maggior parte delle nazioni europee si sono ritirate dal conflitto in Irak, ma sono ancora pesantemente coinvolte nella missione della Nato in Afghanistan. Ci si lamenta del fatto che gli Usa hanno impegnato risorse insufficienti dopo la “distrazione” della guerra in Irak nel 2003. Obama ha promesso di dirottare le risorse e il personale militare dall’Irak all’Afghanistan per risolvere, finalmente, quel conflitto. Nel frattempo, le vittime continuano a crescere in una guerra che rimane impopolare.

La “guerra al terrorismo”

(Foto: casmaron/ Flickr)L’amministrazione Obama probabilmente smetterà di usare in modo “illogico” questa parola. Ma ci si aspettano dei cambiamenti politici sostanziali. Obama ha promesso di chiudere il controverso complesso di detenzione di Guantanamo a Cuba e di fermare il processo di "extraordinary rendition”, con cui la Cia ha prelevato segretamente sospetti terroristi dai Paesi europei e li ha portati in Paesi in cui potevano essere torturati legalmente. L’amministrazione dovrebbe migliorare la cooperare al fine di facilitare il commercio estero e i viaggi attraverso l'Atlantico, forse annullando perfino la proposta dell'amministrazione Bush per i cittadini europei, che implicava il bisogno del visto per entrare negli Usa.

Russia

È la principale preoccupazione in politica estera. La ricchezza di petrolio le ha dato una ritrovata sicurezza. La sua politica sugli oleodotti ha reso l’Europa continentale sempre più dipendente sul piano energetico. I Paesi dell’Europa orientale che facevano parte del Patto di Varsavia si sono particolarmente innervositi per l’invasione russa della Georgia dell’8 agosto, “provocata” dall’apparente obiettivo degli Usa di accerchiarli con membri della Nato. La politica Nato di Bush ha certamente infiammato la situazione. I russi sono impazienti di usare il piede di guerra: già il giorno dopo la storica vittoria di Obama, il 4 novembre, il Presidente Dmitri Medvedev ha annunciato che il Paese installerebbe nuovi missili nella sua enclave di Kaliningrad, all’interno dell’Ue, se gli Usa non ritireranno il sistema di difesa missilistico in Polonia. I leader dei Paesi dell'Europa centro-orientale vogliono che l'amministrazione Obama tenga una linea dura contro la Russia, che continui ad invitare l’Ucraina e la Georgia ad entrare nella Nato e che non ritiri il sistema di difesa missilistico. Ma i leader dei Paesi dell'Europa sud-occidentale, in particolare Germania e Italia, vorrebbero che l’amministrazione Obama allentasse le tensioni con la Russia con un un approccio più diplomatico che possa calmare gli animi.