Cultura

Carme Riera: «il catalano ha i giorni contati»

Articolo pubblicato il 21 marzo 2010
Articolo pubblicato il 21 marzo 2010
La scrittrice maiorchina dallo sguardo profondo e nitido, Carme Riera, in visita a Lisbona per una esposizione in suo onore, durante BeBalears, la settimana della cultura delle Isole Baleari.

È il primo di marzo e Lisbona accoglie l'esposizione culturale delle Isole Baleari, organizzata dall’associazione CatalunyApresenta, e promossa per la seconda volta in una capitale europea. Mi intrufolo con facilità in una sala colma di spettatori dell'Università Classica di Lisbona, per assistere alla conferenza di una scrittrice maiorchina, di recente tradotta in portoghese. La ascolto e mi perdo tra le sue parole in catalano e il suo sguardo profondo rivolto al nuovo pubblico.

L'aereo dello scrittore plana nel vuoto, in attesa di atterrare...

«Non ho il coraggio di rileggere i miei testi», e a volte non si ricorda neppure dei personaggi che passano da un brano all'altro, o delle personalità che vi sono rappresentate. Per Carme, uno scrittore scrive e scrive molto, ma ogni parola lasciata sul foglio, diventa a tutti gli effetti proprietà del lettore. «Il lettore dev'essere il proprietario del libro!». È per questo che non si può scegliere un lettore, e a volte neppure si può immaginare chi possa leggere e a chi possa interessare ciò che uno scrittore produce. Le è anche capitato di non apprezzare lo sforzo di lettura di un lettore, «ma fu solo una volta!», dice sorridendo. Infatti, accadde durante un volo di linea, quando fu chiamata in cabina di comando dal pilota, che le chiese un autografo del libro che stava leggendo, Dins el darrer blau (nell'ultimo azzurro). Con la paura di cadere nel vuoto, cercò di convincerlo a lasciare la lettura e riprendere il comando, quando il pilota sorridendo, le spiegò che un aereo va da solo e che un pilota fa ben poco… proprio come lo scrittore che lancia il libro e plana nel vuoto, nell'attesa di riprendere il comando all'ora di atterrare verso il suo pubblico.

Panorama con vista Montjuc

Lo sbarco in Catalogna

«Ho cominciato molto giovane a scrivere, ma ancora oggi devo correggermi», dice sorridendo. Era difficile scrivere in catalano durante la sua infanzia e solo grazie ad una professoressa, alla tarda età di 16 anni, comincerà a stendere i primi fogli nella lingua con cui sua nonna le raccontava le storie, con cui parlava con gli amici e i famigliari. Studiare lettere le fu quasi imposto, visto che a quell'epoca era la sola via che poteva intraprendere una ragazza della sua età. Ma ora, ne è ripagata. Guarda il suo libro e lo tocca, «però il mio sogno era fare il medico!» aggiunge. È così, che all'età di 18 anni sbarca a Barcellona. Studierà Filologia Spagnola all'Università Autonoma, dove l'insegnamento del catalano era ridotto ad un solo corso, allo stesso livello di qualsiasi altra lingua straniera. Decide allora di studiare portoghese e per la prima volta entra in contatto con questo paese che ora tanto ama e stima. «Lisbona è magnifica. E adoro i portoghesi, le loro buone maniere e la cordialità».

Il catalano ha i giorni contati

Un simbolo della cultura della regione«Il catalano ha i giorni contati!» afferma Carme un po' più animata. Se non fosse così, non si sentirebbe la necessità di difendere una lingua e successivamente una cultura. La pressione di lingue sulla carta più forti, come l'inglese e il castigliano, le fanno temere una dolce e lenta morte della sua lingua materna, una lingua ricca di tradizione e di varietà che sono quasi sconosciute. L'immagine del catalano campanilista, che parla solo catalano, che odia il castigliano e che è una persona normalmente chiusa, non è un'immagine vera. La gente è socievole e aperta, bisogna saper conoscere e scoprire questo popolo tra passato e presente. Oggigiorno, la lingua non è più un elemento identitario fondamentale, mentre durante la sua gioventù era una causa importante della lotta di una generazione, alla quale era impedito studiare la propria lingua. Il catalano era lo scudo di rivendicazione anti-franchista. Adesso che si può studiare, non è più la stessa cosa. «Alla mia età si parlava castigliano in aula e catalano in cortile, oggi è il contrario!», conclude sorseggiando un buon bicchiere di Porto.

Più spazio alle culture europee

CatalunyApresenta sta facendo un buon lavoro di promozione culturale, per far conoscere all'Europa un arcipelago a volte troppo poco conosciuto, anche se enormemente visitato. Con quest'esposizione, si ha una visione più ampia delle Isole Baleari e dei paesi catalani nel loro insieme e della loro ricchezza culturale. In quest'Europa interconnessa, “si dovrebbe dar più spazio allo sconosciuto“, alle lingue e culture più deboli, cha hanno bisogno di supporto. «Molti dei miei studenti Erasmus per esempio, rimangono esterefatti al primo contatto linguistico con la realtà catalana», alcuni non sanno quasi dell'esistenza della lingua, altri pensano che il castigliano possa bastare per vivere e visitare la regione.

Le reazioni al contatto con la nuova lingua sembrano positive, dice Carme: «La maggior parte degli studenti stranieri, soprattuto provenienti da paesi dell'est europeo oppure da paesi vicini, quali Italia, Portogallo e Francia, termina l'anno parlando le due lingue. È un privilegio». Secondo la scrittrice, se ad ogni lingua si può attribuire una visione diversa del mondo, la Spagna, dove sono presenti 4 lingue ufficiali tra le altre, è un paese molto ricco, dove esiste la possibilità di parlare più lingue allo stesso tempo e avere così una visione più ampia del mondo

Foto: Pelòdia/flickr, Alexandra Guerson/flickr