Cultura

Cargo Sofia, l'Europa vista da un camion

Articolo pubblicato il 20 settembre 2007
Articolo pubblicato il 20 settembre 2007
Stefan Kaegi e Jörg Karrenbauer reinventano il teatro con un road movie tutto europeo.

«Oggi sarete le mia merce da trasporto. Allacciate le cinture per favore!» I due camionisti bulgari Ventzislav Borrisov (detto Vento) e Nedyako Nedyalov prendono posto nell'abitacolo del tir. È lunedì sera nel campus della Cité Internationale, all’estremo sud di Parigi. Circa cinquanta spettatori seduti nel ventre del camion in ordinate file cercano la cintura di sicurezza. Nessuno sa quale sarà la destinazione. Il camion è ancora fermo. Gli spettatori hanno davanti a sé uno schermo da proiezione cinematografica un po’ particolare: sono le pareti del camion, tutte di vetro. «Abbiamo finito col carico. Benvenuti in Bulgaria.» Ancora l’ultimo caffè dal distributore automatico, poi il mezzo si mette in moto. «We are on the road», commenta Vento nelle cuffie.

Su un tir di bulgari

«Il teatro mi annoia quando fa vedere quanto uno è bravo a ballare e cantare. Per i miei progetti non scelgo persone particolarmente brave. Voglio che siano particolari e basta.» Da giugno 2006 il regista svizzero 34enne Stefan Kaegi spedisce il tir, trasformato in un teatro ambulante, ai quattro angoli d’Europa all’interno del suo progetto Cargo Sofia. Le tappe? Riga , Francoforte, Vienna, Madrid, spiega Nedyalko. La prossima sarà Amburgo.

A Parigi Jörg Karrenbauer si occupa del montaggio. Collega sequenze video al ritmo di semafori, una strada vivace con musica e automobilisti che diventano attori di performance dal vivo, accanto a spedizionieri e impiegati delle dogane. Lo scenario, spesso definito «teatro documentario» dal regista, racconta la storia di una Europa che cresce dal punto di vista di due camionisti bulgari. «I camionisti ne hanno di cose da raccontare.» Interminabili autostrade, imprese di spedizioni, autolavaggi, ipermercati. Vento e Nedyalko sono due nomadi della strada. «Passiamo molto tempo in luoghi spesso sconosciuti agli abitanti della città, anche se molte volte i prodotti che comprano al supermercato passano proprio di lì. A sud di Parigi ci sono posti incredibili dove per tutta la notte si carica, si scarica, si imballa. Là l’Europa è più vicina che nei quartieri turistici attorno alla Bastiglia».

La poesia degli ipermercati

Uscita autostradale di Rungis, l’ipermercato di Parigi. Porto d’interscambio per quell’insalata, quel pesce che poi finisce in un piatto di bistrot in città. Un autobus è andato a fuoco. L’uscita è bloccata. «Così gli spedizionieri devono cercare un percorso alternativo», spiega Karrenbauer. «Proprio questa è una delle grandi differenze col teatro, in cui ogni imprevisto è un errore, una catastrofe. Con noi non ci sono errori.» Cargo Sofia è un teatro da vivere. Finalmente al casello dell’ipermercato (il video proietta la scritta: “Controllo di confine Bulgaria/Serbia, Kalotina”) l’occhio dello spettatore segue Vento con Teodora, l’interprete francese al seguito, mentre si dirigono alla dogana. Guardiamo dalla nostra “vetrina” indisturbati. E aspettiamo.

Passato finalmente il “confine” si offre uno scenario, un mosaico quasi poetico di cumuli di immondizia, camion che sembrano rifocillarsi dal viaggio. La luce al neon del bar dei camionisti Les Maraichers, dove si beve una birra dopo tanto lavoro. «La particolarità è che lo scenario è già pronto al nostro arrivo, qualunque sia la nostra destinazione. Senza apparecchiature tecniche, senza prove luci. A nostra disposizione abbiamo i tramonti più belli, le lune più piene, i mercati della frutta più grandi, le autostrade più veloci, i camion più “fichi”. E il tutto, gratis», racconta Karrenbauer.

Improvvisamente un canto lieve serpeggia tra il silenzio serale dell’ipermercato. Nel bel mezzo del grigio della lamiera, su una rotonda – il Rond point des Halles – c’è una donna che canta. È Valentina Traianova, bulgara. La sua voce echeggia ancora, anche quando ormai da molto abbiamo lasciato dietro di noi lo spiazzo dell’ipermercato, per continuare il viaggio.

Un nido d’Europa

Siamo diretti in Croazia, Austria, Germania. In Austria, racconta Vento, lui si è sentito per la prima volta libero, quando in Bulgaria imperversava ancora il Comunismo. Alle frontiere europee non ci si deve fermare, non si deve corrompere nessuno con una stecca di sigarette. Si passa semplicemente sotto la barra elettronica.

«L’idea di comunità europea non è visibile in nessun altro settore come lo è in quello del trasporto merci», spiega Karrenbauer. «I camionisti bulgari caricano su pesce greco in Turchia, gli fanno attraversare tutta l’Europa e lo scaricano in Spagna, o viceversa. La logistica in questo non obbedisce a nessuna logica geografica, bensì alla sola legge di domanda e offerta e alla regola del prezzo più conveniente. Il magazzino merci più grande d’Europa è l’autostrada».

Dopo 2200 km Vento e Nedyalko guidano il tir pachidermico – accompagnati da una ola del pubblico– verso Piazza della Bastiglia, stazione di fine corsa. Un luogo che entrambi i bulgari solitamente non vedono tanto spesso, perché scaricano prevalentemente nella periferia parigina. Per l’intera corsa hanno guadagnato 220 euro. “Bienvenue à Paris”. L’Europa? Per il regista svizzero non è che «un nido d’uccello che vorrebbe essere una casa-famiglia».

CARGO Sofia-Paris

Ogni giorno fino al 21 settembre

Punto d’incontro: Teatro della Cité Internationale, Parigi, ore 19

Prezzi: 20 e 12 euro

(Nel quardo del Programma L’Europa in divenire dello Centro culturale svizzero di Parigi)