Cultura

Captain Kid: «Perchè è carino»

Articolo pubblicato il 31 maggio 2012
Articolo pubblicato il 31 maggio 2012
Captain Kid é più che un musicista. Potrebbe darsi che il singolo del suo primo album uscito lo scorso 30 Aprile partecipi anche alla crisi della zona euro. Un tempo sponsorizzato da una banca francese, questo parigino di 34 anni ha comunque intitolato il suo disco 67 songs. Un modo per far tacere la gente che vorrebbe ricondurre tutto a un solo titolo. Bighellonare folk in tre ascolti.

Al primo ascolto, ho pensato all'ennesimo piatto riscaldato. Il suono alternativo era falsificato, con il pretesto che le ballate folk passeggiavano tra paesaggi di natura morta che gli ultimi seguaci non avevano ancora calpestato. Un universo camicia-a-quadri-cappello-ukulele, sfruttato fino alla nausea dai reality show. Insomma, Captain Kid mi sembrava più simile al capitano di industria che al pirata all'arrembaggio di una nuova epopea musicale.

Paesaggio da Hipster?

Il vero lavoro

A conti fatti, non ero così distante. Il primo singolo estratto dal suo primo album, 67 songs, è stato scelto per vantare i meriti di una grande banca francese. Mentre «We and I» fa da colonna sonora primaverile alla nuova pubblicità della Caisse d'Epargne francese, Sébastien Sigault alias Captain Kid preferisce, come altri, parlare del «vero lavoro». «Sicuramente un solo titolo, utilizzato pure da una banca, è un po' riduttivo. Per questo non vedo l'ora che la gente ascolti l'album intero, dato che si tratta del vero lavoro che propongo. Penso ci sia più diversità di quanto possiamo immaginare. Basta ascoltare questa piccola ballata folk che la gente conosce grazie alla pubblicità. E' un po' frustrante, sono d'accordo».

Camicia bianca nascosta sotto una maglia a V, viso tondo e occhiali con una grossa montatura, Captain Kid potrebbe tranquillamente essere il vostro consigliere finanziario. Ma ecco, Sébastien ha anche un cuore. Perché, se la canzone ha permesso di «fare l'album in condizioni migliori», «We and I» deriva, come sempre, da una storia d'amore: «l'ho scritta nel 2010. La mia ragazza mi aveva chiesto di dedicarle un pezzo perché ne suonavo uno che avevo scritto per una ex. Chiaramente era gelosa di non avere la sua canzone. Ho composto questo pezzo per lei, un pezzo che è un po' autobiografico, dato che racconta la nostra storia, la difficoltà di un musicista che fa sempre passare l''io' prima del 'noi'. Poi lei è comunque la prima ad esserne felice».

Le orecchie di Topolino

Al secondo ascolto, immaginavo volentieri 67 songs come una bighellonata sonora che si adatta perfettamente ai personaggi di Walt Disney. Vi era questa leggerezza candida, questo appetito dolciastro di far coincidere tutto. Un album che si avvicina più al «Kid» che al «Captain». «Penso di aver provato ad avvicinare vari ambienti – il folk spoglio di «We and I» e altre cose orchestrate, più pop. Avevo davvero voglia di farmi piacere, per poter passeggiare su quest'album secondo gli stili. Cercavo un po' di varietà». Ma immaginare Topolino che suona il flauto sulle ballate del capitano risponde alla preoccupazione principale, che è quella di creare la melodia. «E' la base del pezzo. Quando provo qualcosa, suono la melodia per ore. E se l'indomani non l 'ho dimenticato so di aver trovato un buon pezzo». Sébastien sfiora le stesse corde, tocca gli stessi tasti fino a trovare il motivo ossessivo, il ritornello che farà ballare Topolino.

I tre elementi alla base del suo nuovo album.

A 34 anni suonati, Captain Kid é un punto di incontro tra l'infanzia e l'età adulta. Steso sul divano del suo appartamento situato nel 18° arrondissement di Parigi, Sébastien fuma trasandato una sigaretta guardando il gatto seduto sulla Playstation 3. Poi riflette: «Sai, non conosco niente di più appassionante. Mi sono piaciute tutte le tappe di quest'album. Non ho mai fatto nulla di più bello. Vorrei fare questo tutti i giorni».

Al terzo ascolto, il parigino non è più quel prodotto maculato delle prime impressioni. I 12 pezzi che compongono 67 songs si apprezzano come un invito ad un viaggio dolciastro. Un lungo fiume tranquillo sul letto del quale la barca del bambino-capitano naviga per attraccare a riferimenti come i Beatles, Simon & Garfunkel o Peter von Poehl. «Artisti raffinati, per quanto riguarda gli arrangiamenti». Un'ode anche alla musica degli anni '60 dei quali, per lui, Bob Dylan fu l'araldo. «La scoperta di Dylan é stata importante soprattutto perché mi ha fatto uscire dai complessi per la scrittura dei pezzi. E' stata come una rivelazione sui testi, l'atmosfera, il lato mitologico. Ed è proprio qui che ho saputo che volevo fare questo».

Il capitano ad-hoc

Restare concentrato sull'obiettivo, tenere duro. E, per questo, Sébastien Sigault ha navigato con uno dei grandi timonieri della pop francese: Julien Ribot. Innanzitutto ispiratore, poi amico, l'autore di La Chambre renversée ha eseguito gli arrangiamenti per i tre quarti del disco. Un'ingerenza abbastanza importante, che ci fa chiedere se il temperamento di Ribot - accusato di essere un «intellettuale-psichedelico» - non abbia fatto affondare la barca del suo protetto. No, giovane mozzo. Captain Kid assicura che resterà il capitano: «Non voglio rendere troppo intellettuali i miei pezzi. Voglio soprattutto che sia un album gradevole da ascoltare con belle melodie, begli arrangiamenti. Vorrei suscitasse delle emozioni. Ecco, ho solo voglia di essere libero. Ma desidero anche sia un album che dia il piacere immediato all'ascolto. Perché è carino». Ho dovuto ascoltarlo 3 volte per essere d'accordo. Sicuramente malinconico. Ma non si dice forse «a smooth sea has never made a skilled sailor»?

Tutte le foto sono cortesia di © Ivox-music, salvo 'Captain Kid nei bambù', © cortesia della pagina Facebook ufficiale. Video: 'We and I' et "Not reliable", (cc)  SavourySnacksRecords/YouTube.