Cultura

“Broken Brights” di Angus Stone: storia di un hipster?

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 31 ottobre 2012
Angus Stone torna in veste solista con “Broken Brights” (Discograph, uscita in Francia prevista per il 6 novembre 2012). Un album a tinte pastello, che strizza l’occhio ai nuovi hippie, impregnato di filtri Instagram e, di conseguenza, decisamente hipster.
Nonostante l’impressionante talento musicale, il belloccio australiano scimmiotta Bob Dylan ma il risultato, suo malgrado, ci ricorda l’adolescenza e i pomeriggi passati davanti a "Dawson’s Creek". Recensione a quattro mani italo-tedesca.

Katharina: Èun piacere ascoltare “Broken Brights” dopo una giornata di lavoro, davvero! Riesco a estraniarmi completamente dalla grande città soffocante, attraverso la semplicità di una chitarra, di una voce maschile rauca ma dolce che ricorda un po' quella dei Kings of Convenience o di Damien Rice, ma più distesa. Non trovi?

Federico: Devo essere sincero? Non sono d’accordo. Un ragazzo di appena 26 anni che ripete all’infinito “When we were young”… lo trovo ridicolo. Voglio dire, non riesce a coinvolgermi, non ha la capacità di prendermi per mano e mandarmi in trip. Ah, questi new hippie! Non sanno neanche cosa siano gli anni '70…

Katharina: E tu quanti anni hai per saperlo? Certo, lui è giovane, ma in realtà il solo pensiero degli anni '70 fa sognare un po’ tutti. I concerti orgiastici, le fantasie floreali dei vestiti, i tipi barbuti, fieri di un menefreghismo andato perduto ai giorni nostri. È vero, Angus Stone ci gioca molto sull'aspetto da belloccio uscito da "Dawson’s Creek". Una specie di Ashton Kutcher peloso appena sbocciato nel prato di Woodstock. Ma questo tipo di maschilità non mi dispiace. Me lo immagino in compagnia della sua chitarra, con la sigaretta in bocca, davanti a un cottage australiano. E la sua musica...

Federico: Maschilità? Dove sta questa maschilità? Quando ho iniziato ad ascoltare l’album, ho pensato subito a questa nuova categoria maschile. Il metrosessuale, troppo sdolcinato, dalla voce sottile e piagnucolosa... e, infatti, non mi sorprende che abbia fatto la musica per "Twilight", (“Love will take you” in duo con sua sorella Julia). È un tipo che piace alle ragazze, e va bene, come succedeva anche con Dawson, ma andiamo un po’ più a fondo: dove sta la musica?

Katharina: Sulla voce concordo, si perde completamente nel tessuto strumentale. I testi stessi presenti nel disco hanno ben poca sostanza. Ha voluto porre l’accento sulla purezza degli strumenti vintage: chitarra, mandolino, armonica, tromba. E, in questo, devi ammettere che Angus se la cava alla grande.

Federico: La voce non si perde, ma si fa decisamente soffocare dalla mancanza di originalità. Come dicevi, comincia sullo stile dei Kings of Convenience (“Broken Brights”), continua alla Bob Dylan (“Apprentice of the rocket man”), sparisce nella sfumatura psichedelica alla Pink Floyd (“Only a woman”) e finisce stile The Verve (“End of the world” e, fortunatamente, finisce anche il disco!). Del resto, sapevi che il tuo bel ragazzo si è già fatto produrre un album a Londra dal produttore di Richard Ashcroft? Sta ancora cercando il suo stile, il suo carattere!

Katharina: Beh, a me la canzone “Only a woman” ricorda piuttosto “Knocking on Heaven's Door” di Bob Dylan, ma sono d’accordo, Angus si ispira molto a quell’epoca musicale. E fa bene! Chi ama gli anni ’70 ne ricaverà qualcosa, senza cadere nella trappola di dover adorare sempre il passato. Inoltre, Stone non fa mistero de suoi punti di riferimento musicali: uno degli ultimi pezzi è un omaggio a uno degli inni del movimento Peace and Love (“Happy Together”, dei Turtles).

Federico: Secondo me chi ama gli anni ’70 ascolta direttamente le parole di Dylan o le chitarre dei Pink Floyd, non un surfista australiano. E poi, se non sai neanche chi sei, non rifare le canzoni di nessuno, per favore! “Happy together”: “exclusive track”... va bene, grazie, però farei volentieri a meno di essere parte di questo club esclusivo, assurdo! Per rifare canzoni altrui, ci vogliono una storia musicale e un marchio di fabbrica. I Muse che riprendono gli Smiths, per esempio, questo è rifare una canzone, caro il mio Angus!

Katharina: Sei sempre il solito bastian contrario, dai gusti antiquati. Invece a me piacerebbe molto trascorrere un bel pomeriggio tranquillo in spiaggia insieme ad Angus Stone a torso nudo e con la chitarra. Fino a esserne Sto...rdita.

Foto: © Discograph; video: (cc)angusstoneofficial/YouTube