Cultura

Borgo Vecchio Factory, dove si colora il futuro 

Articolo pubblicato il 02 aprile 2015
Articolo pubblicato il 02 aprile 2015

Vi avevamo dato un assaggio con la fotogallery, ma adesso vi raccontiamo la storia della Borgo Vecchio Factory, un laboratorio sperimentale che ha cambiato il volto di un quartiere. 

Sciascia diceva che «la contraddizione definisce Palermo». Basta svoltare l’angolo del salotto cittadino e ti ritrovi a Borgo Vecchio, un quartiere "periferico" nel pieno centro. Qui, alla fine del 2014 è nata Borgo Vecchio Factory, un laboratorio e una prova di riscatto creativo per i bambini di uno dei quartieri più difficili della città promosso dell'associazione PUSH, Per Esempio Onluse dall’artista Ema Jons.

Un incontro fortuito come racconta Mauro Filippi di Push. Lui e lo street artist comasco si conoscono ad una mostra fotografica in via dell’Alloro e, dopo aver scambiato due chiacchiere, il "graffitaro" porta Mauro a vedere il suo lavoro. PUSH entra a Borgo Vecchio, seppur con una certa diffidenza, e scopre uno"scrigno" di street art che non poteva essere lasciato morire nell'indifferenza della città.

Quei muri colorati dai bambini 

Così il nel settembre 2014 inizia la campagna di crowdfunding che, dopo 45 giorni, passando per un tam tam sui profili social e un video promozionale, si chiude l’8 novembre. Vengono raccolti 8.350 euro. Una risposta che arriva soprattutto dai palermitani e dai siciliani all’estero, forse spinti dalla nostalgia e dalla voglia di contribuire a migliorare la città da cui si sono dovuti separare. Ma i veri protagonisti sono loro, i bambini che hanno cominciato ad appropriarsi di quei muri vuoti e li hanno colorati come si fa con i pennarelli a scuola. E adesso li mostrano orgogliosi a chiunque passi di lì, come piccole guide di un museo o forse di un’esposizione all’aria aperta nel quartiere. Sono loro, con un bagaglio d’ingenua fantasia, a contribuire ai disegni di Ema Jons. Il Tartarugo, l’Ascesa degli Angeli Ribelli, Il Gatto al Guinzaglio, l’asinello che fa capolino dietro un fienile, il Caneporco, quei volti strani e colorati nelle saracinesche e quelle figure bizzarre o quasi mitologiche ma sempre coloratissime che si fanno largo tra le case grigie, le palazzine fatiscenti, le finestre sgangherate e le macerie. Guarda la fotogallery.

I più piccoli però sono anche il veicolo per raggiungere gli adulti. Allora come in una grande famiglia, Ema Jons ha iniziato a ricevere caffè, ad essere salutato da tutti quando arriva. C’è chi gli compra i colori e glieli porta o chi addirittura gli commissiona un disegno dentro casa o sui muri esterni, come quel proprietario di un’officina che adesso ha sul suo portone un ragazzo in vespa o una signora che gli ha chiesto una “madonnuzza” su una pietra.

La Street Art come riscatto sociale

E il progetto è cresciuto coinvolgendo due artisti, il viareggino Aris e l'abruzzese Alleg che sono riusciti a dare il loro contributo. Ma non è escluso che prima della fine ne vengano coinvolti altri. Intanto l’attenzione nazionale e internazionale si è accorta del Borgo, divenuto persino meta di visitatori e curiosi come quei 40 studenti di sociologia del corso di politiche urbane dell'Hogeschool di Rotterdam che, qualche settimana fa, si sono immersi per le vie del quartiere attirati dalla sua street art.

Una forma d'espressione moderna, spesso tacciata di essere fatta solo di "disegni sui muri" e di essersi imborghesita e istituzionalizzata, a Palermo diventa una grande occasione di riscatto sociale per un quartiere che rivive grazie ad essa, per dimostrare che esiste un’alternativa alla durezza della strada. A maggio, nel pieno della primavera, il progetto si concluderà con una mostra finale. Ma un piccolo scorcio della stagione dei colori sembra essere già arrivata anche a Borgo Vecchio. O semplicemente, come recita la facciata del frontone del Teatro Massimo, «l'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire».