Cultura

Bertrand Burgalat: non male per uno che sa di naftalina

Articolo pubblicato il 18 maggio 2012
Articolo pubblicato il 18 maggio 2012
Nel 2010 pensava di chiudere con la musica. Due anni dopo Bertrand Burgalat torna con quello che potrebbe essere definito il suo miglior disco, Toutes directions. Per lui, un viaggio senza ritorno, a 48 anni. Per me, un biglietto di sola andata per un giro sulla luna in 48 ore. Un incontro con il cantante al bivio del pop francese alla Tricatel.

«Avevo letto un libro di Eric Neuhoff in cui parlava dell’abitudine dello scrittore Dominique De Roux di rubare i segnali stradali, “Toutes Directions”. È l’idea, cioè, di tentare di uscire dal mio labirinto. Di non girare più attorno a qualcosa». Ultima domanda. Così Bertrand Burgalat spiega a un giovane inesperto il titolo del suo ultimo album. Diventato di recente papà, ha iniziato una nuova vita. Un «viaggio senza ritorno», a 48 anni. Io invece remo in tutte le direzioni lungo l’itinerario di un viaggio iniziatico all’insegna del suono. Una «strepitosa avventura turistica» di 48 ore.

"Non sono un Karl Lagerfeld che se ne esce dicendo 'Il 18° secolo è morto e sepolto'

La nostra epoca crede di essersi liberata da qualunque, stupido, meccanismo di tipo ereditario. Ed ecco che, alla faccia nostra, ritornano senza preavviso. Mio padre adora Burgalat. Io, fino a 2 giorni prima di incontrarlo, lo conoscevo ben poco. Lui pensava fosse «una figata». E io mi dicevo «Che idea!». Che idea quella di andare a intervistare un padre di famiglia nato nel ’63, come il mio, di cui solo le foto promozionali sul Web mi ricordavano più l’anteguerra che non il nuovo millennio. Allo stesso tempo, Bertrand non lesina sullo stile: mocassino scuro, pantalone a clip fino all’ombelico, polo in tweed infilata nei pantaloni e occhiali con lenti bifocali. Come Derrick.

Look da dandy anni ’60. In ogni caso è esattamente lo stile che l’artista promuove nelle stanze della sua etichetta, la Tricatel, situata nel 18° arrondissement di Parigi. Che ci piaccia o no, è necessario sapere una cosa su Burgalat: nonostante il suo stile al confine con l’anacronismo, Bertrand non ama andare controcorrente. «Quando c’è una moda dominante, ho sempre avuto la tendenza a fare il contrario. Credo sia sbagliato. Non voglio essere diverso, me ne fotto. E non sono un Karl Lagerfeld che se ne va dicendo “Il 18° secolo è morto e sepolto”. Non sono uno stilista. Ecco». Strano perché sembra invece coltivare una certa raffinatezza che, nel corso dell’intervista, definisce più volte con l’azzeccato aggettivo «anacronistica»: «Dico anacronistica, perché la gente mi considera un nostalgico. Il che non è vero, ma usavano un’espressione termine orribile all’epoca. Dicevano ‘è un decadente”». Lo stile anni ’60 si intuisce persino dalla fibbia della sua cintura. In compenso, è attraverso la sua musica che Burgalat si ostina a sbarazzarsi di tutte queste tristi etichette: «In studio di registrazione passo molto tempo a scartare tutti gli esercizi di stile e le ripetizioni del passato. Molti mi hanno accusato di essere un artista egocentrico perché la mia musica ricordava la mia vita. Mi sono sentito dare del Gainsburg, del Burt Bacharach, del musicista da compilation easy-listening… Dicano pure quello che vogliono, mi fanno ridere».

«Sembrerà stupido, ma un musicista è qualcuno che deve fare della musica»

L’allusione a Burt Bacharach si riferisce al talento di compositore e di arrangiatore che ha dimostrato nei sui tre album precedenti, riuscendo a sedurre Eva Ionesco, che gli ha affidato la colonna sonora del suo film My little princess. Un modo per dire che in Francia, Bertrand Burgalat è considerato un «esteta del pop». Un semi-genio. Ma anche semi-autistico, in quanto le allusioni al suo talento rinviano alla percezione di un musicista (troppo) maniacale e (troppo) bisognoso. «Non sono puntiglioso. Improvviso molto e, allo stesso tempo, tento di essere preciso per trovare la giusta combinazione, la giusta sfumatura. Sembrerà stupido, ma musicisti non si nasce, si diventa. Io ho preferito fare 10 progetti un po’ acrobatici senza grandi guadagni, piuttosto che fare qualcosa di già sentito». Proprio così, pur rischiando di risultare plastico, Bertrand è cosmico.

Da bambino, tuttavia, Burgalat deve cercare la chiave di sol nel nido familiare. Figlio del prefetto, Bertrand è spesso in viaggio, si invaghisce di un piano a 6 anni, di cui studia le basi classiche fino ai 12. Oggi ammette di «conoscere l’ortografia della musica ma non la grammatica». Poco importa, Burgalat scriverà le partiture della sua passione senza troppi bemolle, riuscendo addirittura a far cantare la sua ex-moglie, l’attrice Valérie Lemercier (Chante, 1996) e lo scrittore Michel Houellebecq (Presence Humaine, 2000). Inizia così, nel 1996, una storia di resistenza ai tempi, alla moda, all’industria discografica, a tutto: la storia di Tricatel. Un’etichetta che lancerà April March, AS Dragon e Count Indigo (…) e che otterrà l’onorificenza dell’Ordine delle Arti e delle Lettere conferitagli dal Ministro della Cultura francese nel 2009. Sì, Bertrand è stato investito del titolo di cavaliere. Non male per uno che sa di naftalina..

Nell’aprile 2012, dopo 16 anni di lutto, Tricatel dà alla luce il quarto album di Bertrand Burgalat, Toutes directions, un disco che fa riflettere in termini di «progresso», tanto l’artista sembra essersi lasciato andare. «Mi sento più sicuro, non mi pongo più domande». Registrato sui Pirenei, Toutes directions è un album dalla spiccata modernità, la cui grandezza si ammira nella qualità dei testi. Testi che escono tutti dalla penna del paroliere. «Man mano che vado avanti a scrivere, riesco a mantenermi molto più vicino a quello che vorrei esprimere». Così facendo, l’ultimo architetto del pop francese ci consegna un itinerario frammentato in 15 tappe per comprendere una musica sensuale… che non avrà seguito? «Dopo un disco come Toutes Directions, posso essere sicuro di questo: non mi sognerei nemmeno di rifare la stessa cosa. Bisogna guardare avanti». Su tutti i fronti.

Leggete l'intervista-fiume completa sul blog La Parisienne di cafebabel.com

Foto di copertina: © Bobby Watson; Testo : © per gentile concessione di IVOX music; Video: Bardot's Dance (cc) TricatelVision/YouTube; This Summer Night (cc) TVSHADES/YouTube