Cultura

Berlino: teoria e prassi dell'essere hipster

Articolo pubblicato il 09 novembre 2012
Articolo pubblicato il 09 novembre 2012
All'epoca, non tanto lontana, in cui non era ancora "cool", Berlino viene occupata da una nuova specie sociale in via di moltiplicazione. Considerato come uno straniero, l'hipster rinfocola l'odio degli autoctoni, berlinesi doc, mentre risveglia piaceri dimenticati tra alcuni gruppuscoli di estremisti.
Rotta su Neukölnn, quartiere all'avanguardia della capitale tedesca, che oscilla tra la difesa di una moda e la resistenza all'invasore.

"Do not fuck with us", si legge a grandi lettere, sulla porta d'ingresso. A sinistra, una bandiera della Grecia, fissata male e rovesciata per metà su un cassone in una scatola polverosa. A destra, i vetri appannati pieni di adesivi anarchici. Nella sala fumatori, i clienti spengono la candela con il cartone, mentre un ubriaco barcolla davanti a un cartello, dove c'è scritto"Occupy Neukölnn". Benvenuti a Neukölln, quella vera: il bar di Matthias Merkle.

Il diavolo veste Zara

"Gli hipster hanno rimpiazzato gli squatter e se ne fottono delle lotte politiche"

Se "Fries Neukölnn" (Neukölnn libero, ndt) ricorda uno dei momenti più bui della resistenza, è perché simboleggia uno dei pochi bunker nel quartiere che resiste ancora all'invasione dei ragazzi coi baffi. Circondato da bar che offrono panini e latte di soia all'avocado, Matthias, proprietario del bar, 42 anni, ha deciso di vendicarsi. Matthias ha pubblicato un video, in cui bracca un hipster in bicicletta. E lo insulta. Al limite dell'osceno, tuttavia, l'umorismo agrodolce del nostro non stona con il clima della capitale, come la fanteria teutonica anti-hipster, sempre più attiva. Durante gli ultimi tre mesi a Neukölnn o a Kreuzberg (quartiere a sud di Berlino), decine di bar e negozi, decisamente "cool", sono stati bersaglio di attacchi vandalici, lanci di uova, pietre e imbrattati di scritte. Sulle pareti, vicino alle finestre rotte, insulti di ogni tipo: "Ora, i turisti possono anche congelare", "artisti un cazzo", e simili galanterie. 

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"L'odio per gli hipster è diventato una sorta di sentientoo comune a Berlino", spiega calmo Janek Korsky. A 30 anni, assistente sociale di origine bavarese, è senza dubbio il più strenuo avversario di Merkle e dei suoi pari . Nel 2010, ha fondato con alcuni amici comunisti un'organizzazione, nota come "Hispter Antifa Neukölln". Un'associazione che ha come scopo quello di opporsi al fascismo anti-hipster a Neukölln. Rasato e con addosso la giacca della tuta, Janek è tuttavia lontano dall'essere un hipster. "Ci siamo serviti di questo nome solo per provocare quelli che si spingevano un po' troppo oltre", dice. E cioè persone che paradossalmente appartengono alla sua stessa linea politica, estrema sinistra, e che spingono l'intervistato a rifiutare di essere troppo generoso con le foto e le informazioni biografiche, per timore di ritrovarsi a sua volta tra i bersagli degli attacchi. "A volte possono essere pericolosi. Queste persone sostengono la sinistra, ma difatti mettono in piedi azioni violente che confinano con il razzismo".

La classe siamo noi

"La gente si sente minacciata, quasi offesa, da un'evoluzione che non riesce a controllare"

Secondo Janek, il dibattito va oltre il mero concetto di gentrificazione e implica un vero e proprio problema sociale. "Gli anarchici e i comunisti vedono nei quartieri come Neukölnn l'espressione di un impegno artistico e di un attivismo d'avanguardia. Oggi, gli hipster hanno sostituito gli squatter e non si preoccupano delle questioni politiche. Perché, ciò che interessa a un hipster è soprattutto se stesso". Veniamo a sapere, allora, che l'allergia agli hipster è evidente non solo sui siti internet e sui tumblr al vetriolo. Inoltre, la "specie sociale" è diventata da poco oggetto di studio di un professore americano, autore di un saggio sociologico "What was the Hipster? A Sociological Investigation", pubblicato nel 2010. Tra le colonne del "New York Times", Mark Greif afferma, per esempio, che per comprendere il problema è possibile leggere Bourdieu ("La Distinzione. Critica sociale del gusto", 1979). Un modo per dire che amare o odiare lo stile di vita hipster è soprattutto una questione di gusto. E che il più delle volte è meglio limitarsi a un modesto e relativo "non mi piace" piuttosto che dichiarare un assoluto "è brutto".

Questa è almeno l'opinione di tre giovani che hanno diffuso su internet un clip di 3 minuti, al fine di descrivere il vero Berliner Hipster. Joel, Maya e Jan - rispettivamente 21, 19 e 22 anni - sono seduti in un caffè, il più alla moda tra quelli presenti a Kreuzberg. Sul tavolo, ci sono pacchetti di sigarette arrotolate e un bicchiere di spremuta d'arancia, che i tre si dividono per tutta la durata dell'intervista. Tutt'intorno, è l'apologia di jeans skinny, camicie a quadri e borse di tela

"Volevamo sottolineare che i giovani della nostra generazione hanno la tendenza a essere creativi e a fare dell'arte qualcosa di più sofisticato", sostiene Maya, il cui sogno è quello di formare una rock progressive band. "Ci siamo anche concentrati abbastanza sul dibattito sugli hipster a Berlino, che a volte è preso un po' troppo sul serio", 'dice Jan, alto e biondo, il cui ciuffo sconcertante è fin troppo eloquente, sin dal primo sguardo, e dice tutto sulla sua appartenenza sociale. Joel aggiunge: "Per me, gli hipster sono il sintomo di un cambiamento. E la gente si sente minacciata, quasi offesa, da un'evoluzione che non riesce a controllare".

Serial hipster

Forse. Tuttavia, detto questo, resta un interrogativo. Perché proprio a Berlino si concentra tutto l'odio dell'Europa verso gli hipster? La risposta probabilmente si trova in un ristorante americano nella zona est della capitale. Sullo sfondo minimale e scarno del locale, Nate Blanchard ribatte: "Dai, questa non è mica la prima volta nella storia che i giovani cercano di inventarsi qualcosa di nuovo! Il problema è che Berlino è stata presa di mira da questa tendenza e la città è invasa dagli hipster ". Nate è americano, ha maniere composte e un modo di fare aggraziato. L'anno scorso, ha deciso di lasciare la California per trasferirsi in Germania e godere di tutto ciò che la capitale aveva da offrirgli: gli affitti bassi, grandi concerti, grandi sbronze. Oggi, a 22 anni, è tra i manager di American Apparel e, alla domanda se si considera un hipster, risponde "naturalmente". In realtà, Nate se ne frega. "Sono parole al vento". Ma in realtà, questo genere di distacco è raro a Berlino. Non c'è bisogno di passare al setaccio gli stretti marciapiedi delle strade di Neukölln, nessuno si lascerà definire da un termine che è ancora alquanto peggiorativo. E poi, se c'è una caratteristica propria di un hipster, qui o altrove, è proprio il negare di esserlo.

In ogni caso, che abbiate una camicia a quadri o meno, ricordate una cosa: l'hipster è spendibile sul mercato. Non si contano più gli eventi organizzati appositamente per i giovani più presi in giro dell'ultima congiuntura storica. Le Olimpiadi degli Hipster hanno attirato più di 6.000 paia di baffi nei mesi di luglio e numerose start-up si prestano alla promozione di festival, più o meno veri, per aumentare la loro reputazione on-line ("hipster" è uno dei termini più cliccati su Google).

Christian, 35 anni, e Alexander, 25 anni.

Sì, l'odio per gli hipster  rende felici a Berlino. E tutta la città è occupata da una specie sociale in fase di moltiplicazione. Tutta? Non proprio! Un bar resiste ancora e per sempre all'invasore. Anche se la vita non è facile per loro. Dopo aver ignorato tutte le nostre richieste di sollecitazione, abbiamo saputo che Matthias Merkle sarebbe, secondo la leggenda, recluso in un giardino per prendersi cura di un orto biologico. Della serie, confusi dalla gentrificazione.

Foto : copertina (cc) colinlogan/flickr; nel testo: © MA,  Insulti e logo © pagina Facebook di Hipster Antifa Neukölln; Video "Der Berliner Hipster" (cc)PolyeyedPhantom/YouTube

Questo articolo fa parte di una serie di reportage sui Balcani realizzati da cafebabel.com tra il 2011 e il 2012, un progetto cofinanziato dalla Commissione europea con il sostegno della fondazione Allianz Kulturstiftung. Grazie all'équipe di cafebabel Berlin. per saperne di più il gruppo Facebook.