Cultura

Benjamin Paulin: l'uomo moderno è più umano che... francese!

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2010
Articolo pubblicato il 08 ottobre 2010
Sul proprio sito internet passa per un "francese vero". Il suo primo album, apparso il 16 ottobre scorso, si intitola "L’Homme Moderne" (l'uomo moderno). Benjamin Paulin è dunque il prototipo del nuovo francese? Conversazione con il cantante su contraddizioni, stereotipi e sul perché Benjamin si sente "umano".

Venerdì pomeriggio, in un bistrot parigino che fa angolo, Benjamin Paulin si è messo comodo (in abito elegante, come il suo stile impone). Con lo sguardo puntato sulla strada bagnata di pioggia, ordina un caffè e ora cerca qualcuno a cui servire un pezzo di cioccolato: «Vuoi del cioccolato?». Il francese, nato a Parigi nel 1978, mostra così tanta sicurezza che sembra stia girando il video del suo singolo "Dites-le avec des flingues" (Ditelo con le pistole): un misto tra Serge Gainsbourg e Dorian Gray. Al titolo dell'album e a quello del primo singolo, se ne aggiungono altri in cui l'allegria la fa da padrona, come ad esempio "Notre futur n’a pas d’avenir" (il nostro futuro non ha avvenire). Benjamin Paulin è forse un pessimista? Beve un sorso di caffè, si passa una mano tra i capelli, poi si piega in avanti: «Penso di essere realista più che pessimista. L'epoca in cui viviamo è tutt'altro che rosea, tutto è abbastanza lugubre. C'è un ritorno agli estremi. Ciononostante tento, con la mia musica, di mantenere un equilibrio tra felicità e tristezza. Ho cercato di essere ironico e di dare ai miei testi una certa leggerezza». Per fare questo, il cantante trae ispirazione quasi da tutto, anche dall'attualità. Tuttavia, parlare di cronaca nera non è nel suo stile: «preferisco parlare di cose che sopravvivono al tempo e che rimangono nella storia dell'umanità».

«Ciascuno di noi è un uomo moderno, anche tu»

Paulin, ormai, ha abbastanza esperienza con la scrittura. A 16 anni decise di lasciare la scuola e di dedicarsi alla creazione letteraria. «Facevo parte di un gruppo hip-hop», confessa, e per un attimo resto allibita: i "collanoni" e le donne mezze nude che si dimenano sulle auto dei video rap, stridono con l'immagine del giovane in abito elegante che mi sta di fronte. Ma Benjamin Paulin lo dice seriamente: «nel rap si possono dire tante cose, distruggerle e ricomporle». Paulin non ama essere etichettato dal punto di vista artistico: «La mia musica è una sorta di crocevia di dieversi generi: rock, pop, chanson, rap. Mescolo un po' di tutto. Ma tento anche di creare qualcosa di nuovo. Nei miei testi e nella mia musica ci sono numerosi riferimenti, ma in chiave moderna». A proposito di "moderno", caro Benjamin: «Il tuo album s'intitola "L'uomo moderno", perché questo titolo?». Benjamin Paulin si ripiega sul tavolo: «Ognuno di noi è un uomo moderno, anche tu». Accorgendosi del mio sguardo scettico, ride e continua: «L'uomo moderno è l'uomo postmoderno, che vive con le sue contraddizioni, che le accetta ma che nello stesso tempo desidera esprimersi». La copertina del suo album rappresenta perfettamente questi contrasti: Benjamin punta una pistola verso l'obiettivo, ma con un mazzo di rose in mano. In un'altra immagine sembra indeciso tra rivoltella e fiori. «Benjamin, mi sembra che per te il tuo aspetto conti tanto. Cerchi di creare una certa immagine di te da offrire al pubblico?». E lui: «Oggi, purtroppo, abbiamo la necessità di etichettare gli uomini. Non si può fare a meno di ricorrere alla caricatura per mettere le persone al loro posto».

Senza legami

«Successo significa morire prima che tutto vada a rotoli»

Eppure, il cantante non ama cadere negli stereotipi. Lui stesso sembra non voler essere etichettato all'interno di una categoria, sia nella musica sia nella vita reale: «Non voglio limitarmi ad essere un francese. Anche se, diciamo, mi considero più "umano" che europeo. Oggi le frontiere non esistono più, sia dal punto di vista della comunicazione, penso a Internet e a tutto ciò che vi ruota intorno), ma parlo anche di frontiere politiche. Non sono legato a nessun luogo». Ciononostante, si dice che sia molto europeo: «Mia madre è polacca, mio padre era metà italiano e metà tedesco». Suo padre, il famoso designer Pierre Paulin, conosciuto per le sue creazioni eccentrici, è morto nel 2009. È a lui che Benjamin deve il suo senso per l'estetica e il gusto per il non convenzionale: «Ho viaggiato tanto con mio padre. Sono stato negli USA, in Giappone, in Corea… ma purtroppo non in Germania», aggiunge Paulin gentilmente. Il mio "affascinante accento" non gli è sfuggito.

L'album di Benjamin Paulin sarà pubblicato a breve, ma il cantante non vuole parlare di successo. «Ho raggiunto una tappa. Una carriera non è altro che un susseguirsi di tappe e successo significa morire prima che tutto vada a rotoli». In realtà ci sono volte in cui Benjamin appare più pessimista che realista.

Foto: ©Paul Kemler/myspace.com/benjaminpaulin; video: ©clipetzik/YouTube