Cultura

Belleville Park Pages: la nuova letteratura su carta

Articolo pubblicato il 19 luglio 2013
Articolo pubblicato il 19 luglio 2013

James Bird e Will Cox sono arrivati a Parigi qualche mese fa. Da un incontro, per caso, nasce "Belleville Park Pages", magazine letterario tascabile, economico e old-fashioned, che offre ai giovani autori contemporanei un nuovo spazio di espressione. Storia di una rivista nata tra il parco di Belleville e una mansarda sui tetti di Parigi. 

Le storie di giovani sognatori che hanno seguito i passi di Hemingway e Picasso fino a Parigi, che decidono di creare una rivista letteraria, realizzata completamente a mano, sembrano appartenere a un’altra era. Di un’epoca che profuma di libri ingialliti e inchiostro, che scricchiola come le vecchie mansarde delle librerie nel cuore della capitale, che sa di finestre sognanti, affacciate sui tetti grigi di Parigi. Come la finestra che si apre nel soffitto del sesto piano di un elegante palazzo in avenue de la République. Uno studio nel cuore dell’11esimo distretto è, infatti, la redazione di Belleville Park Pages, piccolo opuscolo letterario riservato agli scrittori contemporanei, pubblicato ogni due settimane e venduto al modico prezzo di 2 euro, nato lo scorso giugno dalla mente di James Bird, 22 anni, inglese, e Will Cox, 23, statunitense. 

Di un pic-nic diventato rivista

Abbiamo un computer e una stampante”, racconta Will, “questo è tutto quello che ci serve”. Belleville Park Pages è semplicemente un foglio A3, piegato ad arte fino a ottenerne 20 facciate e a farne un giornale comodo da portare in tasca. “Vogliamo dare uno spazio e una voce ai tanti giovani autori contemporanei”, spiegano, “ci piace pensare di poter offrire qualcosa di concreto, non solo ai lettori, ma prima di tutto agli scrittori”, raccontano, “in fondo, tutti possono aprire un blog, ma arrivare a essere pubblicati su carta è ancora un obiettivo importante per ogni autore”. E poi, “qualcosa di scritto, da poter conservare nella tua libreria, sul comodino, è immortale”, conclude Will. 

L’idea di creare una rivista in cui potessero esprimersi voci e penne da tutto il mondo, per ora solo in inglese, è nata durante un pic-nic nel parco di Belleville. “Io e James abbiamo cominciato a parlarne, quasi per scherzo”, racconta Will, “ma ci siamo resi conto subito che avremmo avuto già tanti lettori, e soprattutto scrittori, che intorno a noi c’era chi aspettava solo che qualcuno avesse il coraggio di creare un magazine per iniziare a scriverci”. Così è stato, quindi. Belleville Park Pages è atterrata su facebook e, grazie al passaparola, in poco meno di un mese i due editor hanno ricevuto contributi da tutto il mondo, dal Giappone a Parigi, da Amsterdam agli Stati Uniti

E, per finire, da quando è arrivata sugli scaffali di Shakespeare and Co., la nota libreria parigina che brulica accanto a Notre Dame, James e Will hanno fatto il tutto esaurito e anche gli abbonamenti on-line sono aumentati vertiginosamente. La maggior parte degli autori hanno dai 18 ai 25 anni e i loro contributi, sebbene diversi per stile e contenuto, in versi o in prosa, hanno dei tratti in comune. “Molti di loro parlano di storie di tutti i giorni, di quotidianità, ma descritte con un fortissimo potere evocativo, uno straordinario miscuglio di figure retoriche e immagini”, racconta Will. “Prendi, per esempio, una cena in famiglia, situazioni alle quali siamo completamente abituati, ma descritte usando angoli e punti di vista differenti”. 

Il momento di piegare i fogli è tra i più noiosi”, concordano, “ogni tanto chiediamo a qualche amico di darci una mano” e i due hanno anche una speciale ‘folding playlist’, scelta per l'occasione. Una volta piegata, la rivista viene onorata del timbro con il numero dell’uscita e inserita in un involucro di plastica. La consegna è all’antica: una scatola di cartone, una bicicletta e le riviste arrivano nelle librerie. E, per i tanti che hanno già sottoscritto un abbonamento, Belleville Park Pages bussa alla porta di casa con una lettera e un indirizzo vergato a mano.

I nuovi poeti estinti

Abbiamo già nuovi progetti in corso”, esclamano, raccontandomi del primo passo della loro ultima idea, Belleville Park Players, una serie di video che mostrano gli autori intenti a recitare le proprie poesie. E i due sono ormai ospiti fissi anche dei lunedì letterari dello Chat Noir, caffè parigino della rue Jean-Pierre Timbaud. A James, occhi azzurri, voce bassa e aria timida, basta infatti un palco e un pubblico per tirare fuori il poeta nascosto. Precisamente nel seminterrato del caffè, dove un manipolo di anglofoni letterati si riunisce, quasi come un novello club dei poeti estinti, per declamare i propri versi.

Nata quasi per gioco, adesso la rivista è diventata la principale occupazione per i due. Will ha lasciato il suo posto da Abbey Bookshop per potersi dedicare a tempo pieno al neonato opuscolo letterario e James racconta di come talvolta si impongano da soli di staccare dal lavoro e godersi la luce del sole sulle rive del Canal Saint-Martin. "In quanto editor e ideatori, abbiamo messo un capitale iniziale", spiegano, "e ora, con i ricavi della precedente uscita, finanziamo la prossima". La possibilità del crowdfunding non rappresenta un’alternativa allettante per i due. “Vogliamo avere il pieno controllo delle nostre scelte”, continua Will, “senza i compromessi ai quali occorre necessariamente prestarsi”.

In direzione ostinata e contraria, quindi, i due hanno deciso di comune accordo di essere gli unici amministratori del progetto, senza cercare fondi o convenzioni, senza programmi precisi e piani di lavoro, aspettando di vedere cosa succederà. Nell'attesa, resta Parigi, i croissant della loro boulangerie preferita, una valanga di inediti letterari nella casella di posta, l'estate arrivata finalmente anche in riva al canale, e una certa spensieratezza, privilegio forse di chi è appena arrivato in città. Come scrive uno dei loro autori, "Summer in town breaks it down". Dalla loro mansarda al sesto piano, sembra essere proprio così.