Cultura

Baroni addio, l'università corre da sola

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2009
Articolo pubblicato il 28 ottobre 2009
Studiare per il piacere di studiare, scegliere gli argomenti, costruire i corsi e condividerli: l'università autogestita é nello stesso tempo un nuovo modello educativo e un sogno, non per forza "contro"...

«Hey! Teachers! Leave them kids alone!», e basta alla gerarchia nelle università. Basta agli insegnamenti unidirezionali, ai voti, ai fuori corso e alla visione utilitaristica degli studi: questo vecchio sogno sessantottino è stato recuperato e dalla scorsa primavera un nuovo modello educativo cerca di affermarsi, quello dell’università autogestita. «Non è proprio anarchica e non è neanche il contrario, ci si avvicina molto per il principio d’autogestione», spiega Edouard Piron, 22 anni, studente all’università Lyon 2.

In questa città ci sono due progetti nati nella primavera 2009, alla fine delle lotte contro la legge di riforma universitaria (Lru, libertés et responsabilités des universités) voluta dal ministro Valérie Pécresse. «Avevamo l’impressione che la battaglia non portasse a nulla e molti studenti volevano proporre un progetto alternativo alla legge e al sistema attuale», racconta Edouard.

Tutti impariamo, tutti insegniamo

Sono nate così l’università condivisa “Lyon Zéro”, di cui Edouard Piron è un membro, e l’“Università autogestita” (Ua). Sono i frutti delle azioni di «due gruppi diversi che hanno gli stessi obiettivi ma non gli stessi mezzi», precisa. Il primo ha uno statuto associativo, un quadro giuridico e cerca di cooperare con l’università Lyon 2, mentre il secondo vuole essere totalmente autogestito.

Alla base di questi progetti ci sono due concetti semplici: l’assenza di gerarchia e la condivisione delle conoscenze, altrimenti «consumate e diffuse in modo unilaterale, mentre noi vorremmo che sia un sistema in cui tutti imparano e insegnano, perché abbiamo tutti delle conoscenze da condividere», spiega Piron. Inoltre, «il problema è che all’università si studia solo con l’obiettivo di trovare un lavoro. Noi non vogliamo sopprimere questo scopo, ma aiutare le persone a imparare solo per il piacere di conoscere».

©Andrea Giambartolomei

Come previsto da alcune dottrine anarchiste, in queste università la sanzione è sostituita dalla motivazione e i voti dall’autovalutazione, come avviene nelle scuole Steiner-Waldorf, dal nome del filosofo austriaco Rudolf Steiner. Non bisogna pensare, peró che le leggi siano assenti: «All’inizio sono necessarie e dopo, quando il progetto funziona, le togliamo», dice citando un concetto del filosofo e rivoluzionario russo Bakunin. E, almeno per quel che riguarda i membri di "Lyon Zéro", non bisogna neanche pensare che questi progetti mirino a sostituire il sistema tradizionale: «Vogliamo mostrare un’altra maniera, complementare».

Complementari all’insegnamento tradizionale sono anche i loro corsi: «Il tipo di lezioni dipende dalla gente che partecipa e dunque, siccome siamo alternativi, i soggetti sono nuovi, mai trattati in università». Una riflessione sul concetto di tempo e velocità, un’altra sulla discriminazione sessuale, un atelier di micropolitica dei gruppi, di danza contemporanea o di nomadismo: questi sono solo alcuni esempi degli argomenti trattati. E se si è a corto di idee c’è un rimedio: «Si può sempre studiare insieme un soggetto, fare delle ricerche collettive e poi discuterne insieme».

E non sono soli...

"Lyon Zéro" ha quasi trenta membri attivi nell’organizzazione e molte persone che seguono il progetto : studenti, ricercatori, professori, pensionati, disoccupati e anche lavoratori. Altre si sono dette interessate a seguire i corsi. A volte alcuni docenti, i più aperti, sostengono il progetto e partecipano.

In Francia sono state avviate diverse esperienze simili, spesso senza seguito. All’inizio del movimento studentesco contro la Lru ,nel novembre 2007, all’università Paris 3 nacque l’"Unità di Formazione e Ricerca (Ufr) autogestita". Nel 2008 fu la volta dell’"Ufr Zéro" a Paris 8. Un anno dopo, quando gli universitari e i ricercatori italiani portavano le lezioni nelle strade e nelle piazze per protesta contro i tagli ai finanziamenti alle università, sulla linea 14 della metropolitana parigina i colleghi francesi crearono "l’università Paris 14", l’ultimo stabilimento universitario dopo la creazione di Paris 13 nel 1971. Come la linea della metropolitana 14, l’università non ha né autista, né presidente, né dirigenti. È autonoma, autogestita, critica, nomade e aperta a tutti. Ora il suo calendario accademico è un foglio bianco, ma non vuol dire che il sogno sia finito: «Non siamo morti – informa Guillaume Lachenal, assistente all’università Paris 7 e membro di Paris 14– abbiamo rallentato per l’assenza di scioperi generali in questo periodo».