Cultura

Ars Homo Erotica: l'omosessualità al Museo nazionale di Varsavia

Articolo pubblicato il 16 luglio 2010
Articolo pubblicato il 16 luglio 2010
Prima dell'Euro Pride parade del 17 luglio 2010, il curatore Pawel Leszkowicz parla di arte lesbo, colpendo visibilmente i visitatori e spiegando perché l'arte è il nervo scoperto delle democrazie europee.

L'omofobia non è un fenomeno raro nell'Europa dell'Est. I gay pride in Lettonia, a Bucarest e a Varsavia nel 2006, furono caratterizzati da contro-manifestanti che assalirono gli attivisti omosessuali. In Polonia, 5.000 persone marciarono al gay pride vietato dalle autorità; il giorno dopo, Roman Giertych, l'allora Primo Ministro e Ministro dell'Istruzione, si unì a circa 800 sostenitori dei valori della famiglia, in gran parte cattolici, come la maggioranza della popolazione polacca, per una contro-manifestazione da opporre ai "rivoltosi pederasti". È la stessa persona che ha proposto di proibire agli omosessuali di frequentare le scuole pubbliche, accusandoli di promuovere la "cultura dello stile di vita omosessuale".

Nel 2007, la “Campagna Contro l'Omofobia” (Kampania Przeciw Homofobii) una ONG polacca che sostiene i diritti degli omosessuali, ha intervistato oltre 1.000 lesbiche, gay, bisessuali e transgender polacchi . Nel corso dei due anni precedenti, metà degli intervistati aveva subito violenze psicologiche. Del 18% delle vittime di violenze fisiche, circa la metà le ha subite per ben tre volte. L'85% degli aggrediti fisicamente ha avuto "troppa paura" di sporgere denuncia alla polizia.

Sebbene l'omosessualità sia legale in Polonia dal lontano 1932, i gay polacchi non godono degli stessi diritti dei loro concittadini eterosessuali. Mostrare l'omosessualità in un luogo sacro della cultura qual è il Museo nazionale di Varsavia (Muzeum Narodowe w Warsawie), è certamente come buttare una pietra in uno stagno. La mostra Ars Homo Erotica è stata inaugurata alcuni giorni prima delle elezioni presidenziali del 20 giugno 2010. È la prima mostra d'arte nel più grande museo della capitale a raccogliere una serie di rappresentazioni dell'omo-erotismo dell'Europa dell'Est. Quando, nel 2009, ha ottenuto la guida del Museo nazionale, l'esplicita intenzione del direttore Piotr Piotrowski è stata quella di rivitalizzare le istituzioni tradizionali. L'Ars Homo Erotica è stata l'occasione giusta. Pawel Leszkowicz, curatore della mostra, lavora a progetti di questo tipo da più di dieci anni. Intervista.

(Foto: Ezequiel Scagnetti)

cafebabel.com: Che tipo di critiche sono state mosse alla mostra?

Pawel Leszkowicz: Le critiche sono iniziate nell'autunno del 2009, quando Piotr Piotrowski ha annunciato che stavamo allestendo l'Ars Homo Erotica. Sette mesi fa, i parlamentari del partito d'opposizione Diritto e Giustizia (PiS), hanno inviato alcune lettere al Ministro della Cultura, chiedendone la censura. Il Ministro, facente parte del partito Piattaforma Civica (liberale), oggi al governo, si è rifiutato di intervenire, e ha riconosciuto al Museo competenza esclusiva in materia. Tuttavia fin dalla sua inaugurazione, la mostra non ha suscitato clamore. Non ci sono state né dimostrazioni né aggressioni, e le recensioni dei media sono state molto buone. Nei primi cinque giorni della mostra ci sono state circa mille visite al giorno, più di quanto ci aspettavamo. Il silenzio della politica è sorprendente: probabilmente sia i politici che i membri della Chiesa, piuttosto critici, sono in silenzio per non fare pubblicità all'evento. Forse si tratta di una reazione positiva.

cafebabel.com: Che impatto avrà questa mostra sulla società polacca?

Pawel Leszkowicz: Ho intrapreso questo progetto partendo da una prospettiva di emancipazione. Ho considerato il potenziale educativo che può avere il mostrare la continuità dell'erotismo omosessuale attraverso la storia. L'erotismo nella cultura polacca è considerato ripugnante. Il mio obiettivo era quello di demolire il pensiero culturale comune, in modo da sublimare questa concezione di sessualità. I deputati più critici hanno affermato che questa mostra «avrebbe messo a nudo l’omosessualità». Io voglio portare il nudo omosessuale al Museo nazionale.

(Foto: Ezequiel Scagnetti)

cafebabel.com: L'arte è efficace quanto la politica in questioni come l'omofobia?

Pawel Leszkowicz: Il nuovo orientamento del Museo è dichiaratamente a scopo sociale. Il direttore deve essere lo Zapatero del mondo dell'arte, vuole che il Museo abbia un ruolo attivo nella democrazia polacca e nel dibattito politico. Si sta realizzando il progetto di una società secolarizzata, riducendo il potere della Chiesa e supportando le rivendicazioni delle minoranze, in particolar modo i diritti dei gay e delle lesbiche. È per questa ragione che mi sono ispirato alla concezione surrealistica di normalità sessuale, specialmente a quella di Andrè Breton, e l'ho tradotta in un linguaggio omosessuale. Nell'Europa centrale ed orientale, abbiamo una memoria repressa. La sessualità è stata sempre collegata all'eterosessualità. L'omosessualità è sovversiva. "Omosessualizzando la collezione" ho cercato di creare una nuova politica dell'omosessualità.

cafebabel.com: Ha mai pensato che le sue scelte da curatore potessero essere in bilico tra l'arte e la pornografia?

Pawel Leszkowicz: Nell'arte contemporanea questa differenza è sottile. Nella concezione culturale comune la rappresentazione del corpo è spesso considerata pornografia. Dunque la questione può valere anche per l'arte contemporanea in generale. Riguardo l'Ars Homo Erotica, questo tema è meglio rappresentato nella stanza dedicata alla sessualità lesbica. La sezione ha un impatto visivo molto forte perché la rappresentazione dell'omo-erotismo è spesso fallo-centrica. Nel regno della rappresentazione maschile omosessuale, si trovano collegamenti con altri elementi dell'arte, come il classicismo e l'estetismo. Non è così per l’arte lesbo. Questo spiega la mia scelta di immagini molto forti come "La Sorciére" di Svajove e Paulus Stanikas. La sessualità lesbo è spesso sfruttata, a volte invisibile e addirittura ritenuta ripugnante. Da qui ho preso spunto per evidenziare l'aspetto ripugnante dell'erotismo e provocare lo spettatore, in modo da scioccarlo.

Foto: Ezequiel Scagnetti