Cultura

Anouk Aïata: trovate lo scomparto mancante

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 11 dicembre 2012
Dopo anni passati a vagabondare nell'oscurità delle piccole sale di Parigi, Anouk Aïata, finalmente, ha visto la luce. quella del primo contratto con un'etichetta discografica, segno che, da almeno un anno a questa parte, la fortuna è dalla sua. Risultato: un EP dalle melodie colorate, uscito lo scorso ottobre, che annuncia un disco previsto per il 2013, quasi terminato.
E per la giovane artista non è che l'inizio.

Anouk Aïata ha un non so che di diverso. Qualcosa che le permette di fondere, in perfetta armonia, flamenco, hip hop, gospel, jazz, ritmi folk e gipsy. "Trovare uno scomparto per la mia musica è un problema della Fnac non mio", sentenzia l’artista, scoppiando a ridere. Anouk Aïata ha una voce profonda, un timbro grave, "la mia arma", dice, sorridendo e raccogliendo i lunghi capelli neri. Inoltre, Anouk Aïata ha un nome d’arte, "la donna che mangia le nuvole del cielo", in lingua maori. Un nome che rispecchia i suoi versi: candidi, malinconici e vagabondi. Ma la cantante ha una grande determinazione e un sano pizzico di follia.

L'ultima chance

Con un copricapo in pelliccia, lo stesso del videoclip di "Pourquoi regardes tu la lune?", Anouk si confessa. Senza mezzi termini e senza arrossire, rivela di essersi data da poco all’ipnosi "per smettere di mangiare e, a quanto pare, funziona" e scoppia a ridere. Anouk ha avuto la sua prima seduta il mattino stesso, ma al momento del pranzo non se ne è visto alcun effetto, considerata l’abbondante insalata mediterranea. "Ci vuole un po’ di tempo prima che se ne vedano i risultati", scandisce tra un boccone e l’altro, con un mezzo sorriso. Hippy, esoterica, all’avanguardia, la cantante è tutto tranne che sdolcinata. È raggiante. Ed è normale che lo sia: quest’anno ha firmato un contratto con la Barclay. Eppure c’è mancato poco che le sue melodie meticce passassero inosservate.

"Facevo delle cose carine, ma a Parigi e in quell’ambiente eravamo in tanti a fare cose carine…"

"Tre anni fa avevo pensavo seriamente di cambiare vita e darmi alla decorazione d’interni", confida. A quell’epoca la cantante aveva già vissuto sette anni nella miseria, un periodo che preferisce definire come una "scuola di vita". Sette anni passati ad animare i locali parigini facendosi pagare con la birra. "Vivendo in quel modo, il mio unico orizzonte era l’alcolismo", dice, ormai, a cuor leggero. Tuttavia, avvicinandosi ai trent’anni, l’artista non si aspettava che le sue melodie potessero imbattersi nell’orecchio giusto. "Facevo delle cose carine", sorride prima di precisare "ma a Parigi e in quell’ambiente eravamo in tanti a fare cose carine…". Aspettando la celebrità, Anouk vivacchiava facendo dei lavoretti e sognando di diventare una cantante. "Canto da quando ho imparato a parlare e non volevo smettere".

Finché non si concede un’altra occasione, l’ultima. Anouk segna una battuta d’arresto a tutti i suoi progetti. Abbandona tutte le piste a cui finge di credere e si lancia a capofitto in una nuova avventura, a due questa volta. Con il violoncellista Amos Mâh. Se funziona, il suo primo album si chiamerà "Anouk Aïata and the last chance". Se non va, Anouk non canterà mai più.

Anouk e la luna

Una luna d'argento al collo, un’altra tatuata sul polso, Anouk può ringraziare il cielo o la sua volontà di ferro, perché le cose hanno iniziato a girare finalmente per il verso giusto. Alla fine, per il titolo del loro primo EP, uscito lo scorso ottobre, Anouk e Amos decidono di abbandonare "and the last chance". Troppo deprimente. "Era come dire alla gente comprate questo disco o mi impicco". E con l’uscita di un album prevista all’inizio del 2013, il duo non ha più motivo di credere che questa sia la sua ultima chance. Ad ogni modo, non ha più il tempo di farlo.

Il decollo dei due artisti dipende da un semplice evento casuale, il loro incontro in un laboratorio di canto svolto in una lingua inventata. Un pizzico di follia, ve l’avevamo detto. E poi, c’è stato un momento fondamentale, il concerto sul palco de Le China, a Parigi, nel giugno 2011. "Quella sera erano presenti quattro case discografiche: ero così agitata che cantai il primo brano completamente in falsetto". Perché dietro al suo lato volubile, Anouk è sensibile e quando le emozioni si mettono in mezzo la voce se ne va.

Adesso, tuttavia, non si improvvisa più. Anouk prende lezioni di canto, trascorre molte ore in studio. A forza di nicotina, lavora come una forsennata. D’altra parte cerca di smettere. Pensa alla tournée. Ha già accompagnato il gruppo Zebda durante la prima parte della loro tournée e conta di non fermarsi qui.

Dietro alla leggerezza del personaggio e dei testi, c’è la volontà di Anouk di andare più in profondità. Cerca il risalto, l’intensità. "Non riesco a scrivere nulla se vivo isolata dal resto del mondo, se non esco, se non vedo nulla e nessuno e se non ascolto musica", spiega. Ammira le grandi cantanti "Barbara per la bellezza delle sue canzoni, Dalida per la freschezza della sua musica", e coltiva la passione per i viaggi musicali. Cresciuta nella Valle della Marna, esiliata a Parigi, innamorata di Belleville, quando Anouk canta "I forgot to love", pensa al Mississippi, quando intona "Errer", si ritrova a Marsiglia. Perché Anouk viaggia con la sua musica come in un jet privato, portando con sé un solo bagaglio, la sua voce.

Foto: copertina © Facebook ufficiale d'Anouk Aïata; video: AnoukAiataOfficiel/YouTube