Cultura

Alina Orlova, l'atomo libero della scena indie lituana

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 13 gennaio 2012
A Vilnius, dall'ombra di una centrale nucleare è nato un atomo artistico. Non si tratta di un mutante ma di una «bomba glaciale» di 23 anni. Incontro con Alina Orlova.

Crescere all'ombra di una centrale nucleare, vi diranno i Verdi tedeschi e francesi, ha delle conseguenze. Ma per Alina Orlova era soprattutto la condizione senza cui non avrebbe avuto lo stomaco pieno e un tetto per dormire: suo padre lavora alla centrale di Ignalina, gestita da francesi e tedeschi, e di cui l'Unione Europea ha chiesto la chiusura in cambio di un biglietto d'ingresso al suo club nel 2004. Alina era un atomo come  altri a Visaginas, città costruita attorno alla centrale.

«Devi inventarti qualcosa»

«Non è per niente bello laggiù, ma è interessante e strano. Vi si trovano ancora i resti dell'Unione Sovietica, di quell'utopia che non si è realizzata». Alina soffriva, ma con creatività. «Leggevo e disegnavo molto. Poi ho cominciato a scrivere poesie e a cantare canzoni... a modo mio. Nelle città così piccole, non c'è molto da fare. Allora puoi bere e vagabondare con gli amici ma se non ne hai molti, devi inventarti qualcosa».

L'esplosione non è nata dal contatto con l'apprezzata birra locale Svyturys. Alina si è rivolta ad altri atomi, catalogati nella categoria più versatile dell' "arte". Una prima combustione ha avuto luogo durante le lezioni di pianoforte, poi un'altra a tredici anni, quando i suoi genitori sono tornati a casa con un giradischi.

Molto velocemente, la combustione musicale che bolliva sotto la criniera dorata di Alina si fa viva, forse a causa del contatto permanente con suo padre e i colleghi della centrale. «A poco a poco, ho voluto esprimere le mie emozioni, ne avevo molte all'epoca. Cantavo per gli amici e pubblicavo poesie e canzoni su siti web lituani come dpoezija. Grazie ad Internet, ho cominciato a conoscere la gente di Vilnus. Ma non sapevo come poter registrare un pezzo a Visagina. Mi hanno contattato per la registrazione dopo avermi sentita cantare. Ho accettato, quindi ho cominciato a dare dei concerti in piccole sale».

Réaction nucléaire ?Troppo tardi, la reazione nucleare è in corso. A contatto con Lauras Luciunas, manager degli artisti a Vilnius, nasce una raccolta inedita, trascritta in un primo album nell'aprile 2010, Laukinis Suo Dingo. Accovacciata su un divano in una grande stanza fredda, anticamera della stanza in cui Alina e i suoi tre amici musicisti si esibiranno tra un'ora e mezza a Kaunas, seconda città della Lituania, la giovane star nascente della scena indipendente baltica ha difficoltà a capire, tanto è stata brutale e imprevista l'esplosione: « Queste etichette discografiche, come vengono comunemente chiamate, hanno cominciato a chiedermi se volevo registrare e far conoscere la mia musica. Avevo paura di non saperlo fare, di non esserne all'altezza, ma ho accettato. Abbiamo cominciato. Ed è andata bene».

Non è stupefacente che manchino le parole. Questa ragazza sorridente e dolce, dallo sguardo sognante e dai boccoli rossi, che tocca nervosamente la manica del suo maglione turchese, non è altro che il nocciolo della reazione. Attorno a lei non smettono di gironzolare altri elettroni. Lei li scruta, talvolta inquieta talvolta sorridente: si tratta dell'amore per il disegno, della passione per le parole, del suono del pianoforte e delle sue corde vocali tese verso vette acute.

"In Russia c'è due volte più pressione per uno dei suoi concerti che per dieci concerti in Francia"

Ormai, gli effetti della reazione nucleare non si fermano: definita «bomba glaciale» da Les Inrockuptibles, rivista culturale di riferimento in Francia, ha moltiplicato i successi in Inghilterra e in Russia e ha pubblicato un secondo album a maggio 2011, Mutabor, nel quale canta anche nelle lingue dei due paesi. Lauras Luciunas è testimone della difficoltà di contenere l'energia della sua protetta: «In Russia c'è due volte più pressione per uno dei suoi concerti che per dieci concerti in Francia».

Il segreto del Mammuth

I Russi sono forse gelosi del loro vicino lituano che è riuscito a trovare un atomo libero capace di toccare così tante orecchie in poco tempo? Come in ogni reazione chimica, il segreto è nell'assemblaggio. A Gargaras, vecchia fabbrica di pellicce convertita in sala concerti, alcune spie russe sono venute a cercare ogni segno che potrebbe aiutarli a comprendere il fenomeno. Non sono stati delusi. Alina ha cominciato a ondeggiare la testa su un corpo in continuo movimento; il violinista accanto a lei ha cominciato a strimpellare le sue canzoni. Poi è toccato alla fotografa e il pubblico si è fatto subito coinvolgere. Insieme, hanno cantato la storia dell'ultimo mammuth che vorrebbe morire, malinconico alla vista degli scheletri dei cugini, esposti al museo e di cui solo Dio conosce la tristezza. Poi la storia di questa società senza guerra, fraterna e felice che possiamo vedere dalla Terra... sulla Luna. E molti altri racconti tratti dalle poesia di Alina e trasformati in pezzi musicali laconici e coinvolgenti, in un atmosfera che ricorda Björk, confinante a nord, e Regina Spektor, confinante ad est (ma fin dall'infanzia emigrata negli Stati Uniti). Dalla luna, alcuni testimoni hanno riferito che anche le stelle sono state conquistate dall'esplosione nucleare partita da un semplice nocciolo timido e sorridente, un atomo libero lituano di appena 23 anni.

Foto: principale e testo:  dalla pagina myspace ufficiale di Alina Orlova; video (cc) Youtube