Cultura

Aborigeni, mea culpa dell'Australia

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2008
Articolo pubblicato il 13 febbraio 2008
Maxi-schermi a Camberra per le scuse che il Governo laburista porgerà alle migliaia di bambini aborigeni strappati, in passato, alle loro famiglie. Per essere integrati nella società "bianca".

Chi pensa agli aborigeni, in Europa, spesso pensa al didgeridoo, uno strumento a fiato originario dell'Australia. Ma se si considera che il 90% circa degli australiani sostiene di avere antenanti europei si capisce come il problema della minoranza aborigena nell'isola dei canguri non possa non toccarci.

Quattro mesi dopo aver vinto le elezioni, il primo ministro australiano Kevin Rudd presenterà, il 13 febbraio 2008, le scuse ufficiali a nome del Governo per le ingiustizie che la minoranza aborigena, circa il 2% della popolazione dell'Australia, ha subíto nel passato. Il gesto arriva dopo undici anni di governo conservatore di John Howard che ha sempre rifiutato di compiere questo passo benché i fatti fossero già documentati, sin dal 1997, in un rapporto ufficiale.

Il perché delle scuse

«Si è trattato di un'assimilazione forzata, avvenuta tra il 1910 e il 1970, e che ha toccato una famiglia "meticcia" su tre», spiega l'australiano Charlie Haddad, venticinque anni, studente a Berlino e con origini australiane. «I bambini venivano affidati a famiglie i cui genitori fossero entrambi bianchi o a istituzioni, private o pubbliche. Si tratta di scuse nei confronti di quelle "generazioni rubate" di bambini mettici che, nati dall'unione di un bianco e di un'indigeno, vennero strappati alle loro famiglie».

«Molti, in Australia e all'estero, non sono ancora a conoscenza del fatto che questa era la politica ufficiale del Governo per quanto riguardava lo "spostamento" dei figli degli aborigeni», aggiunge Gill Watson dello European Network for Indigenous Australian Rights (Enair), con sede a Londra, che conta dei sostenitori in Francia, nei Paesi Bassi e in Germania. «I figli degli aborigeni furono anche portati in Inghilterra, dove vivono ancora. Alcuni hanno subito dei danni psicologici dovuti al senso di sradicamento; altri, invece, non sanno nemmeno di essere indigeni australiani».

«Alcuni, in Australia, sono contrari a queste scuse, perché temono le richieste di risarcimento da parte degli stessi aborigeni», continua Haddad. «Forse nel rifiuto di parlare non si nega direttamente la verità, ciononostante le scuse ufficiali sono necessarie per dare voce alle storie di "generazioni rubate", troppo a lungo rimaste inascoltate».

A Londra, nonostante la «delusione per il fatto che l'Ambasciata australiana non abbia organizzato una cerimonia pubblica», Einar ha allestito dei maxischermi per celebrare, anche in Europa, l'evento.