Berlino

Slesia Superiore – combattuta fra Polonia, Germania e sogni di autonomia

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2014

Cosa si prova ad essere diversi in uno stato dove il 95% della popolazione è composto da bianchi, cattolici e della stessa etnia? Prima della Seconda Guerra Mondiale, circa un terzo della popolazione poloacca era costituito da minoranze etniche. Oggi la minoranza più consistente vive nella Slesia Superiore, una regione fortemente influenzata dalle culture polacca e tedesca.

Tutto ha inizio con le donne. Nel 18° secolo ci furono cambiamenti sociali di massa in Slesia, che da parte della monarchia austriaca passò ad essere annessa alla Prussia. Fu allora, dopo due generazioni, che gli uomini della Slesia Superiore persero il loro potere di padroni in casa. Molti uomini lasciarono i loro campi per le miniere che oggi dominano il paesaggio slesiano, e come risultato le donne divennero parte dominante della comunità. Nella Slesia Superiore, i figli maschi erano destinati soltanto al lavoro, mentre le figlie occupavano posizioni privilegiate, con patrimoni famigliari che andavano investiti nella loro educazione e per la loro dote. Per la maggior parte degli uomini slesiani del tempo, l’unica possibile forma di intrattenimento era sbronzarsi, ma è sorprendentemente ciò non era accompagnato da violenza domestica.

Pecora nera della famiglia polacca?  

La fine della Seconda Guerra Mondiale e l’introduzione del comunismo in Polonia liberarono gli uomini della Slesia dalla matriarchia. Allo stesso tempo, la Slesia sperimentò l’immigrazione di massa da altre regioni del paese così come dai confini orientali. Gli uomini iniziarono a incolpare le donne per le loro tradizioni come se avessero portato a un’esplosione della violenza domestica nelle famiglie slesiane. Come risultato, durante gli anni ’60 e ’70 la Slesia iniziò lentamente a perdere molte delle proprie tradizioni. Non fraintendetemi, mi fa piacere che la situazione sia migliorata per gli uomini. Ma adesso ogni volta che sento qualcuno alla televisione nazionale polacca dire qualcosa riguardo la ‘famiglia tradizionale’ mi chiedo cosa diavolo si presume che sia. Poiché le tradizioni polacche non sono collegabili a chiunque. A casa mia, mio padre preparava la cena e la mia colazione prima che andassi a scuola perché lavorava da autonomo da casa. Era mia madre a lavorare a tempo pieno.

E' dura trovare comprensione fra i polacchi. L’ex primo ministro polacco Jarosław Kaczyński definì gli slesiani una ‘opzione tedesca nascosta’, giocando con i pregiudizi anti-tedeschi dei propri compatrioti. Abbastanza curiosamente, ciò ha avuto effetti inaspettatamente positivi: nel censimento ufficiale del 2011, oltre 800.000 cittadini polacchi hanno indicato “slesiano” come propria nazionalità (ancora non riconosciuta in Polonia). I sogni di autonomia della regione sono stati recentemente ravvivati.

La storia silenziosa di Slesia e Pomerania

Un altro aspetto che separa la Slesia dal resto della Polonia è la sua storia della prima metà del 20° secolo. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Slesia divenne parte del Terzo Reich e molti uomini slesiani fuono assegnati alla Wehrmacht. I giovani polacchi che furono trascinati nell’esercito non poterono che diventare carne da macello. Tutto ciò è ampiamente frainteso dal resto dei polacchi che celebrano ancora il mito dell’Armia Krajowa e della Rivolta di Varsavia. Durante la campagna presidenziale del 2005, gli opponenti politici fecero trapelare informazioni riguardanti l’ex primo ministro (2007 – 2014) Donald Tusk, il cui nonno servì nella Wehrmacht tedesca. Ad ogni modo, difficilmente questo si può rivelare sorprendente, essendo Tusk originario della Pomerania, un’altra area che fu parte del Terzo Reich.Tuttavia, la complicata storia della Slesia e della Pomerania è ancora un tabù in molte case.Quando io avevo 18 anni, iniziai a fare ricerche genealogiche e scoprii come la mia famiglia si inserisce nella storia: fra le altre cose, scoprii che due dei fratelli di mio nonno erano stati nella Wehrmacht. Uno ritornò a casa in una uniforme polacca, il più giovane morì in Francia. Quando l’Armata Rossa dalla Russia arrivò in Polonia, i miei bisnonni bruciarono tutti i documenti dei loro due figli deportati per paura di conseguenze negative.

Silesia is The New Black

Fino a tempi recenti, le origini della Slesia e del suo dialetto erano ritenute imbarazzanti, sinonimo di classi sociali inferiori. Alle scuole superiori, avevo due amiche da un villaggio vicino che parlavano con un pesante accento. Insieme al resto della mia classe, mi sentivo superiore a loro. Ora, tanti anni dopo, quasi le invidio un po’, ma quando ho chiesto a mia madre perché non parliamo slesiano a casa, mi ha detto che durante il comunismo non era consentito. Quando mia nonna ci fa visita, però, mia madre cambia immediatamente accento. Ma aldilà di questi momenti, parla fluentemente polacco.

Molti polacchi trovano ancora divertente il dialetto slesiano, che è senza dubbio unico. Chi fatica di più per essere unico se non le persone ricche e istruite dalle grandi città? Grazie al movimento hipster, il dialetto slesiano una volta ridicolizzato sta abbandonando il sottosuolo. Su gryfnie.com (gryfnie significa ‘carinamente’) si possono ordinare magliette alla moda, borse, persino abiti per bambini con stampe in slesiano e un design accattivante. Mentre il dialetto torna di moda, altre parti della tradizione slesiana, come i legami famigliari, un’architettura tipica (familoki – alloggi estivi per i lavoratori), le tradizioni dei minatori e il senso dell’umorismo unico slesiano vengono lentamente dimenticati. La dominazione della cultura polacca, i movimenti migratori e il comunismo hanno fatto perdere alla Slesia la sua unicità e l’hanno forzata a mescolarsi al resto della Polonia.

In slesiano, parole come krojcok e basztard indicano un cittadino ibrido, mezzo slesiano e mezzo polacco. Hanno una connotazione molto negativa, proprio come altre identità di frontiera. Il significato è semplice: non appartenere a nessun posto in particolare. Più che spesso mi ritrovo inconsciamente a usare il dialetto slesiano. Solo quando vedo le facce sorprese dei miei amici realizzo che qualcosa non va. Passare da una lingua e un’identità all’altra, a molti sembra ancora piuttosto strano. Per me significa soprattutto una cosa: non sono né del tutto slesiana nè del tutto polacca.

Beyond the Curtain: 25 anni di frontiere aperte

Venticinque anni fa la Cortina di Ferro venne abbattuta. Dieci anni fa, otto paesi post-comunisti si sono uniti all’UE. Cosa sappiamo davvero dei nostri vicini? Contattaci tramite berlin[at]cafebabel.com e unisciti alla nostra squadra di giornalisti!