Berlino

Schulz, la Germania e l'Europa

Articolo pubblicato il 19 marzo 2017
Articolo pubblicato il 19 marzo 2017

Martin Schulz è stato eletto all'unanimità alla guida della Socialdemocrazia tedesca. Ecco i rilfessi per l'Europa emersi dal suo discorso di candidatura al congresso del partito.

"Una forte Germania è inseparabile da una forte Europa", questo è il messaggio che Martin Schulz ha messo al centro del suo discorso di candidatura alla guida del Partito socialdemocratico tedesco durante l'assemblea straordinaria del partito svoltasi domenica. Il neopresidente della SPD ha raccolto l'unanimità dei delegati e guiderà la campagna elettorale in vista delle elezioni federali del 25 settembre.

Schulz ha scelto di fare propri due risultati ottenuti dai suoi predecessori: il no alla guerra in Iraq dell'allora cancelliere Gerard Schröder e l'introduzione del salario minimo nel corso di questa legislatura. E proprio la chiara posizione contraria tenuta contro la guerra in Iraq è stato il punto che Schulz ha usato per definire, sia pure in termini molto sommari, la sua linea nei confronti del Presidente Americano, Donald Trump: la possibilità di una resistenza tedesca alle pretese americane. Il Ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, ha elencato alla platea i pesanti sacrifici in termini di spesa sociale che costerebbe alla Germania raggiungere l'obbietivo della NATO del due per cento del prodotto interno lordo, su cui Trump tanto insiste.

Tutti gli interventi degli oratori principali hanno criticato aspramente il presidente americano definito razzista, antidemocratico e antifemminista. Schulz si è definito impressionato dai milioni di donne scese in piazza per protestare contro la retorica di Trump, ma ha sottolineato l'apertura al dialogo come centro della sua politica estera. Schulz ha difeso la libertà di stampa, sia da Trump che da Pegida – un movimento anti islamico tedesco – che definisce la stampa come bugiarda, usando un termine proprio del regime nazista: Lügenpresse.

Anche per il Presidente turco Erdogan, Schulz ha avuto parole molto chiare: dialogo sì, ma non è accettabile che il Presidente turco metta i cittadini gli uni contro gli altri, tanto nella propria terra che in quella altrui, in questo caso la Germania. Il riferimento è ai cittadini tedeschi con doppia cittadinanza turca, che dal colpo di stato in Turchia in poi sono stati al centro di tentativi di influenza da parte dello stato turco e, come ha riportato la stampa tedesca, oggetto di spionaggio da parte di una rete dei servizi turchi operanti in Germania, la cui scoperta ha causato un grave scandalo nei mesi scorsi in diversi Länder.

Altri paesi citati da Schulz come esempi di sviluppi dai quali lui, e la socialdemocrazia tedesca, dovrà difendere l'Europa sono stati la Polonia e l'Ungheria. Un indiretto ma chiaro riferimento è stato fatto in questi termini: non è accettabile che chi riceve la solidarietà europea si rifiuti di essere solidale con i rifugiati. Il messaggio sottointenso è chiaro – e solidale con la Germania che li accoglie rifiutando di condividerne l'onere.

Il neocandidato cancelliere Schulz ha fatto solo un accenno all'eredità più complessiva delle riforme del mercato del lavoro di Schröder, note come Agenda 2010. L'accenno è stato breve e contenuto, infatti, già si parla da lungo tempo nel partito di superamento di larga parte dell'Agenda 2010, soprattutto in vista di una più o meno necessaria allenza con la Linke che contro le riforme di Schrörer fa campagna da allora. Saranno le percentuali alla sera della chiusura dei seggi il 25 settembre a dire quanto questa strada conterà nei fatti.

Il programma della SPD verrà formalizzato a Dortmund alla fine di giugno. Per ora Schulz ha solo indicato alcuni temi in linea di massima: l'eguaglianza di retrbibuzione tra uomini e donne e tra lavoratori dell'est e dell'ovest; il miglioramento delle pensioni; il supporto della digitalizzazione al servizio delle imprese per favorire la creazione di posti di lavoro; e la lotta alla disocupazione tramite la qualificazione professionale. Un tema che potrebbe dominare la campagna elettorale, alla luce degli attachi terroristici a Berlino del dicembre scorso, è quello della sicurezza e sul punto la proposta principale lanciata da Shulz è stata di aumentare il personale di polizia; un altro tema di scontro con l'Unione, l'attuale partito di governo insieme alla SPD, è il supporto alle famiglie con la proposta di Schulz di maggiori investimenti nell'istruzione e negli asili. Allo stesso tempo tutti gli oratori hanno sottolineato la loro volontà di condurre una campagna elettorale vicina ai sindacati.

C'è stato, poi, il tempo per i ricordi, come la bruciante sconfitta della SPD alle elezioni federali del 2009 e la ricostruzione del partito da parte di Sigmar Gabriel e c'è stato il discorso di addio dalla guida del partito da parte dello stesso Gabriel.

Ora la fiaccola passa a Schulz, che ha coltivato la sua figura politica attorno alla sua statura europea, in un lungo lavoro durato anni e che lo ha portato anche alla presidenza dell'Europarlamento. Tornato ora alla politica nazionale ha risollevato gli animi nel partito, che negli ultimi mesi ha visto un afflusso di 13000 nuovi membri. Non essendo membro del governo ha il vantaggio di poter fare una campagna di opposizione pur con il suo partito al governo.