ZEMOS98: spazi culturali per un discorso propositivo

Articolo pubblicato il 14 aprile 2014
Articolo pubblicato il 14 aprile 2014

Dal 9 al 12 aprile si è celebrata a Siviglia la sedicesima edizione del Festival Zemos98, un’iniziativa incentrata sulla ricerca e sulla promozione di spazi di creazione intesi come motore dell’innovazione sociale avente come base la cultura.

Con il ti­to­lo Re­map­ping Eu­ro­pe, per que­sta oc­ca­sio­ne l’in­con­tro si è fo­ca­liz­za­to sulla ne­ces­si­tà di ri­pen­sa­re, ri­di­se­gna­re e ri­de­fi­ni­re il si­gni­fi­ca­to di Eu­ro­pa at­tra­ver­so una serie di con­fe­ren­ze, pro­ie­zio­ni, con­cer­ti e per­for­man­ce con lo scopo prin­ci­pa­le di ri­met­te­re in di­scus­sio­ne l’im­ma­gi­na­rio co­strui­to­si at­tor­no la mi­gra­zio­ne. Un'im­pre­sa dif­fi­ci­le.

In pros­si­mi­tà delle pros­si­me ele­zio­ni eu­ro­pee in cui si pre­ve­de che l’a­sten­sio­ne e l’a­van­za­men­to del­l’e­stre­ma de­stra fac­cia­no da pro­ta­go­ni­ste, “bi­so­gna re­sta­re con­sa­pe­vo­li, anche dopo le ele­zio­ni, af­fin­ché lo spa­zio ri­ser­va­to al dia­lo­go non sia ri­vol­to a que­sto mes­sag­gio ne­ga­ti­vo”, ha di­chia­ra­to que­sto mar­te­dì Kat­he­ri­ne Wat­son, Di­ret­tri­ce della Fon­da­zio­ne Cul­tu­ra­le Eu­ro­pea, du­ran­te la con­fe­ren­za stam­pa di pre­sen­ta­zio­ne di Ze­mo­s98. La fon­da­zio­ne da lei di­ret­ta man­tie­ne pro­get­ti di col­la­bo­ra­zio­ne con varie or­ga­niz­za­zio­ni cul­tu­ra­li eu­ro­pee, tra cui pro­prio Ze­mo­s98, per far sì che pro­get­ti in­no­va­ti­vi, ar­ti­sti­ci e cul­tu­ra­li, siano presi in con­si­de­ra­zio­ne e con­tri­bui­sca­no alla co­stru­zio­ne di un’ Eu­ro­pa più de­mo­cra­ti­ca e coesa.

Uno dei pro­get­ti cui  Ze­mo­s98 ha par­te­ci­pa­to è pro­prio il libro pre­sen­ta­to al Fe­sti­val: Re­mi­xing Eu­ro­pe. Mi­grants, Media, Re­pre­sen­ta­rion, Ima­gery. Nella pre­fa­zio­ne, Vi­vian Pau­lis­sen della Fon­da­zio­ne Cul­tu­ra­le Eu­ro­pea sot­to­li­nea che “que­sta pub­bli­ca­zio­ne, sia nella forma che nel con­te­nu­to, pro­po­ne un ap­proc­cio poco con­ven­zio­na­le per de­co­strui­re ed esa­mi­na­re al­cu­ni degli im­ma­gi­na­ri pre­do­mi­nan­ti sugli im­mi­gra­ti in Eu­ro­pa, in par­ti­co­la­re in Spa­gna, Regno Unito, Tur­chia e Po­lo­nia”. Allo stes­so modo si è espres­sa per l’o­pe­ra €uro­vi­sions in­ca­ri­ca­ta di apri­re il Fe­sti­val. Con tec­ni­che pro­prie del ci­ne­ma dal vivo e del lun­go­me­trag­gio (mul­ti-scher­mo, mu­si­ca in di­ret­ta, azionismo au­dio­vi­si­vo, sampling e per­for­man­ce cut-ups), i suoi crea­to­ri of­fro­no un au­dio­vi­si­vo co­ra­le in cui ci si chie­de se l’Eu­ro­pa fac­cia an­co­ra so­gna­re.

“Su un quo­ti­dia­no na­zio­na­le ap­pa­io­no visi di per­so­ne che vo­glio­no tro­va­re il loro sogno in Eu­ro­pa. Non sap­pia­mo i loro nomi, le loro sto­rie per­so­na­li o le loro terre di ori­gi­ne, né co­no­scia­mo il loro sogno”. “Per­ché i mezzi di co­mu­ni­ca­zio­ne non si pre­oc­cu­pa­no di rac­con­ta­re i sogni delle per­so­ne? Per quali ra­gio­ni si ab­ban­do­na la pro­pria terra na­ta­le? Quali di­rit­ti si vio­la­no negli spazi in cui le fron­tie­re di­ven­ta­no più vi­si­bi­li? Siamo ca­pa­ci, dopo aver su­pe­ra­to le dif­fi­col­tà, di co­strui­re spazi aper­ti che fanno so­gna­re?” - que­ste le do­man­de dei crea­to­ri. Sono ini­zia­ti­ve come que­ste che cer­ca­no di dar voce alle nuove ge­ne­ra­zio­ni eu­ro­pee che ne­ces­si­ta­no di mag­gior vi­si­bi­li­tà. “Certo, si stan­no avan­zan­do le opi­nio­ni”- as­si­cu­ra Wa­tson, solo che “i loro pro­ble­mi e le loro pre­oc­cu­pa­zio­ni sono con­si­de­ra­ti a li­vel­lo eu­ro­peo”.

Su que­sta scia, si in­se­ri­sce Ra­di­cal De­mo­cracy un con­cor­so per video in­det­to dalla Doc Next Net­work, in cui, oltre a Ze­mo­s98 e alla Fon­da­zio­ne Cul­tu­ra­le Eu­ro­pea, è coin­vol­ta anche la Open So­ciety Ini­cia­ti­ve for Eu­ro­pe. Con ciò si pre­ten­de che le “per­so­ne ca­pi­sca­no che i loro pro­ble­mi, sep­pur lo­ca­li, si stan­no af­fron­tan­do a li­vel­lo eu­ro­peo e con il voto pos­so­no in­flui­re”, ha so­ste­nu­to mar­te­dì a Se­vi­glia la Di­ret­tri­ce della Fon­da­zio­ne.

E se alla fine, così come pre­vi­sto dalle sta­ti­sti­che, la di­sil­lu­sio­ne, l’a­sten­sio­ne e l’a­van­za­men­to del­l’e­stre­ma de­stra do­ves­se­ro farsi stra­da in Par­la­men­to? “Se così fosse, ac­can­to a una per­cen­tua­le di an­ti-eu­ro­pei ne esi­ste­reb­be un’al­tra che non lo è. Dob­bia­mo ri­ven­di­ca­re at­ti­va­men­te que­ste rap­pre­sen­ta­zio­ni prima che i media e il gran­de pub­bli­co se­gua­no il di­scor­so, di­sfat­ti­sta, del fal­li­men­to”.