Zapatero, pifferaio magico d'Europa

Articolo pubblicato il 12 aprile 2004
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Articolo pubblicato il 12 aprile 2004

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Zapatero ed i suoi 11 milioni di elettori hanno imposto un nuovo stile nella UE. Italia e Polonia presto potrebbero seguire i passi della Spagna e nuovi Zapatero potrebbero aggirarsi per l’Europa.

Uno dei pilastri fondamentali del programma elettorale socialista era il cambiamento della politica estera. La sottomissione del governo Aznar all'amministrazione statunitense, la partecipazione attiva della Spagna all'occupazione dell'Iraq e la politica europeistica di confronto erano le carte che bisognava cambiare.

Ed è precisamente in queste proposte di politica estera, soprattutto per quel che riguarda l'occupazione dell'Iraq, che il partito di Zapatero ha ottenuto la vittoria, accaparrandosi il voto degli indecisi ed il margine tradizionale della sinistra. La determinazione mostrata da Zapatero a mantenere le sue promesse elettorali, ha scatenato tutta una serie di avvenimenti senza precedenti, perfino ancor prima che si realizzi il cambio al governo previsto per il 16 aprile.

Basta Aznar

In solo una settimana la sottomissione di Aznar verso l'amministrazione nordamericana è mutata in favore di una posizione più spregiudicata, come mostra l'intervista tenuta da Colin Powell e Zapatero lo scorso mercoledì 24 marzo, il giorno scelto per realizzare i funerali di stato per le vittime dell’11-M. Powell si è mostrato disposto al dialogo riguardo al ruolo che l'ONU deve svolgere in Iraq.

Quello stesso giorno Zapatero ebbe anche l’occasione di avere un primo contatto col presidente francese Jacques Chirac, col cancelliere tedesco Gerhard Schröder, con Tony Blair e col suo omologo polacco Leszek Miller.

La Polonia, che ha sempre mantenuto una posizione favorevole al conflitto e che ha rappresentato uno dei principali alleati europei del governo Aznar, mostra un'evidente preoccupazione per la ritirata delle truppe spagnole, (a cui le truppe polacche dovevano consegnare il comando di una zona del centro-sud dell'Iraq in luglio). Il presidente Aleksander Kwasniewski non ha dubbi, assicurando da un lato che nessun altro soldato polacco partirà più per l'Iraq e che la Polonia è disposta alla ritirata, dando comunque garanzie all'amministrazione nordamericana che le truppe rimarranno lì tutto il tempo necessario. Un gioco a due la cui finalità è quella di salvaguardare la propria immagine dentro e fuori il suo paese.

Il primo ministro britannico Tony Blair ha visto così cadere uno degli assi del tavolo da gioco delle Azzorre ed avvicinarsi un brusco cambiamento nel panorama internazionale. Blair si è già espresso in favore della necessità che l’ONU emetta una risoluzione in modo da legalizzare in qualche modo l'occupazione dell'Iraq. Tutto affinchè le truppe spagnole non abbandonino l'Iraq e non trascinino con sé paesi come Polonia ed Italia.

Smarcarsi dagli USA

Ed è in questa ultima dove stanno nascendo fior di problemi per il presidente Berlusconi. Non solo questi si è mostrato incapace di ottenere un’Europa unita durante la presidenza italiana dell'UE, ma la sua posizione favorevole all'occupazione in Iraq va contro i suoi cittadini. Due italiani su tre sono contro la partecipazione dell'Italia al conflitto iracheno e si mostrano favorevoli alla ritirata delle sue truppe. Non è da rimpiangere il fatto che Prodi assicuri già da ora che ritirerà le truppe dall'Iraq in caso di vittoria alle prossime elezioni. L'ampio e popolare rifiuto degli italiani alla presenza delle loro truppe su suolo iracheno può trasformarsi in un voto punitivo per Berlusconi e fare di Prodi il nuovo Zapatero italiano.

Non è da rimpiangere neanche il fatto che Chirac e Schröder guardino con ottimismo all’esordio di Zapatero sulla scena politica internazionale. Un fatto dimostrato dall’abbraccio del cancelliere tedesco al futuro presidente socialista nell'incontro che ha avuto luogo lo stesso giorno delle funzioni funebri. Francia e Germania caldeggiano la possibilità di poter contare su un poderoso alleato in grado di smarcarsi dall'influenza statunitense e che faciliti nuovamente un’Europa forte ed unita.

Codardi?

Tuttavia, gli attacchi dell’11-M importano un rovescio notevole in questa girandola di cambiamenti. La ritirata delle truppe potrebbe esser interpetata come un atto di egoismo e di vigliaccheria. Un modo di piegarsi davanti alle pressioni dei terroristi, un modo per smettere di essere l’obiettivo del terrorismo islamico.

Davanti al pericolo di dare quest’immagine al mondo, Zapatero assicura che non ritirerà le truppe se l'ONU assumerà le redini nel processo di transizione irachena. In caso contrario sembra deciso a mandare quelle stesse truppe in Afghanistan, dove la partecipazione spagnola sarebbe giustificata. In modo da acclarare la sua posizipne nella lotta al terrorismo.

I capi di stato dei 25 paesi che formeranno l'Unione europea a partire dal prossimo 1 maggio, hanno chiuso il vertice europeo di marzo facendo un appello all'ONU affinché non si distacchi ed anzi assuma un ruolo sempre più importante nella transizione in Iraq. L'effetto Zapatero ha ravvivato così la necessità di legalizzare la situazione attuale di occupazione illegittima. Una necessità tanto più urgente dopo l’inizio della rivolta sciita.

In un modo o l’altro, sembra chiaro che la presenza nel panorama internazionale di Zapatero e delle sue promesse elettorali al cui compimento è obbligato, rendon necessario una ridefinizione della situazione attuale in Iraq. Una ridefinizione che, a poco a poco, tutti i paesi coinvolti nell'occupazione stanno accettando. La strategia dell'attacco preventivo "made in Usa" come forma di combatterimento contro il terrorismo non sembra essere il mezzo più efficace, soprattutto se consideriamo quanto accaduto lo scorso 11 marzo a Madrid.