Zagabria: quando la fede è sinonimo di rispetto reciproco

Articolo pubblicato il 30 agosto 2013
Articolo pubblicato il 30 agosto 2013

La Croazia porta con sé l'immagine di un Paese che è riuscito a far convivere pacificamente diverse confessioni religiose. La comunità cattolica, maggioritaria, è aperta alle altre culture, mentre le minoranze sono pronte a integrarsi. La redazione di Cafébabel è andata alla ricerca degli attori di questo successo, a Zagabria, nel cuore del ventottesimo Stato membro dell'UE.

È il Ramadan – o "Ramaza", come lo chiamano in Croazia. Da un angolo della più grande moschea croata, completata nel 1987, osservo i fedeli venuti per le preghiere del venerdì: i ragazzi vicino a me hanno la pelle e i capelli più chiari dei miei. L’atmosfera è orientale, ma ci troviamo nel cuore dell’Europa centrale. La Croazia è diventata il ventottesimo stato membro dell’Unione Europea il 1 luglio 2013 e circa l’88% della popolazione (4.5 milioni di abitanti) è cattolica (Chiesa cattolica di Roma), mentre il 4.4% è ortodossa. Ma sono le minoranze religiose che rendono il paese più eterogeneo e colorato. Gli ebrei vivono a Zagabria fin dal quattordicesimo secolo. Ufficialmente, la comunità ebraica fu fondata nel 1806, ma fu quasi completamente sterminata durante la Shoah (olocausto) e oggi raggiunge a fatica un numero a quattro cifre.

la CROAZIA MUSULMANA

I musulmani iniziano a spostarsi in Croazia nel diciottesimo secolo. Inizialmente sono soprattutto mercanti, ma in seguito si aggiungono funzionari statali e soldati provenienti dalla Bosnia-Erzegovina, quando questa diventa parte dell’impero austro-ungarico. Nel 1916, il parlamento croato riconosce all’Islam lo stesso valore giuridico delle altre religioni. Oggi, circa 40.000 musulmani vivono a Zagabria e la maggior parte proviene dalla Bosnia-Erzegovina, dalla Macedonia e dal Kosovo. Quasi un secolo dopo, i rappresentanti della comunità islamica croata affermano che il paese è un modello per gli altri Stati europei, così come per gli stati musulmani con minoranze cristiane, per quanto riguarda il processo di intgerazione.

Nermin Botonjić, segretario del mešihat (ramo esecutivo) della comunità islamica in Croazia, ritiene che questa situazione sia unica in Europa. "La maggior parte della popolazione croata ha una certa sensibilità nei confronti  delle minoranze", afferma, mentre siamo nella biblioteca del centro islamico. "Abbiamo il permesso di aprire scuole islamiche e il matrimonio è riconosciuto dallo Stato. Ciò rende la nostra vita piacevole. Ci sentiamo accettati nella società croata". 

Tuttavia, la convivenza non è sempre facile. Azra Dedić, studentessa di diritto, ricorda di essere stata importunata da bambina vicino al monumento che ricorda i soldati musulmani caduti nelle guerre iugoslave tra il 1991  e il 1995. Il memoriale è situato proprio di fronte alla moschea e al centro islamico. "Forse sarebbe stato meglio se non avessi detto di essere musulmana", sostiene, "ma sono fiera della mia fede e delle mie tradizioni, ecco il problema". Nonostante tutto, Azra ammette che la situazione è migliorata recentemente. Lei si sente a casa a Zagabria e considera la Croazia come il suo Paese d'origine. Sebben ringrazi i media croati per educare la gente alle tradizioni delle minoranze, non è ottimista quando pensa al futuro: "le generazioni più giovani vengono educate in modo sbagliato. I ragazzi delle diverse confessioni religiose non si accettano tra di loro. La responsabilità è dei genitori. Sfortunatamente, le famiglie risentono ancora delle conseguenze della guerra".  

Nermin Botonjić sostiene che per un buona integrazione sia fondamentale che "la maggioranza sia aperta alle differenze, e che la comunità musulmana sia pronta ad integrarsi". Salih Hadžismajlović, insegnante di una scuola superiore islamica a Zagabria, è d'accordo. "Se vogliamo conoscerci, dobbiamo prima incontrarci", spiega, e aggiunge che, ogni volta che è in viaggio con amici e si ferma per pregare al lato della strada, nessuno si sente offeso o provocato. "Non vedo ostacoli nella mia vita. I miei amici lavorano in posti diversi e i loro datori gli permettono di venire alla preghiera del venerdì: non c'è nessun problema"Un vantaggio di cui godono i musulmani croati è quello di non essere culturalmente molto diversi dalla maggioranza cristiana: parlano la stessa lingua e hanno vissuto nella regione dei Balcani per secoli. A differenza di molte comunità musulmane dell'Europa occidentale, le quali hanno diverse istituzioni a seconda del Paese d'origine, la comunità croata forma un unico gruppo a base religiosa, non etnica.

Migliorare ancora, si può

Un altro elemento importante è la comunicazione efficiente che intercorre tra il governo e le minoranze. Nel 2010, alcuni dipartimenti di polizia si sono rifiutati di rilasciare patenti di guida con foto di donne con la testa coperta da un foulard poiché la legge croata non era molto precisa a riguardo. "Il ministro degli interni propose di cambiare la legge", spiega Botonjić. "Il parlamento approvò le modifiche e ora tutte le donne che si coprono il capo per motivi religiosi hanno il permesso di fare le foto per la patente di guida"Saša Cvetković, membro della comunità ebraica, è meno colpito dalle politiche del governo. "I problemi legati all'educazione religiosa nella scuola elementare dipendono dal fatto che il governo ha firmato un concordato con il Vaticano", spiega. "La maggior parte degli studenti è di fede cattolica. Per questo, quando mio figlio ha la sua ora di religione, rimane solo con pochi altri bambini. L'educazione religiosa dovrebbe essere lasciata in mano alle comunità religiose". Alcuni membri della comunità ebraica hanno inoltre problemi con la restituzione dei beni confiscati durante la seconda guerra mondiale. "Questa storia va avanti da due decenni, ma la situazione non è cabiata di un millimetro", sostiene Saša Cvetković.

Nel 2006, i tifosi della nazionale croata di calcio scatenarono l'indignazione generale quando formarono una svastica umana e fecero il saluto nazista durante una partita. L'antisemitismo è presente in alcune parti della società, ma Saša Cvetković non ritiene che la situazione sia così drammatica come in  Francia o in Belgio, dove in alcuni luoghi non è sicuro indossare la kippah. Saša afferma che la comunità ebraica della Croazia non ha nessun problema con gli altri gruppi religiosi. Inoltre, ritiene che la situazione in Israele e in Palestina non abbia avuto un impatto negativo sulle relazioni tra ebrei e musulmani in Croazia, a differenza di quanto accaduto a Parigi o a Londra. "Qua è molto diverso: i musulmani sono arrivati soprattutto dalla Bosnia e gli ebrei bosniaci sono per lo più di origine sefardita. Hanno vissuto insieme per molto tempo e entrambe le comunità hanno dato un enorme contributo alla città dove vivono da allora".

I musulmani e gli ebrei di Zagabria si invitano a vicenda ai rispettivi festival religiosi e ad altri eventi. Un esempio di questo tipo è la giornata per la donazione del sangue organizzata da Salih Hadžismajlović, che si è svolta in una moschea e a cui sono stati invitati gli esponenti della comunità cristiana e di quella ebraica. Il messaggio è chiaro: "vogliamo mostrare che essenzialmente siamo tutti uguali", afferma, prima di tornare a casa. Per questa settimana le preghiere del venerdì sono terminate.

Grazie a  Alma Srebreniković, Emina Hodžić e Sanela Kurtek 

Questo articolo fa parte della serie di reportage “EUtopia on the ground”, progetto di Cafebabel.com sostenuto dalla Commissione Europea nell’ambito in collaborazione con il Ministero degli Esteri francese, la Fondation Hippocrène e la Fondazione Charles Léopold Mayer. Questo è il penultimo set di reportage EUtopia. A breve, in questa rubrica, l'ultima tappa del viaggio di Cafébabel a Helsinki.