Zagabria presenta...le miss Indipendenza!

Articolo pubblicato il 23 maggio 2011
Articolo pubblicato il 23 maggio 2011
La donna con un’istruzione universitaria a Zagabria è vicina al “modello occidentale” di indipendenza femminile.  Nella capitale croata abbiamo incontrato femministe, studentesse, musiciste e attrici, tutte convinte che il modello di "donna balcanica", ha ormai i giorni contati.

Secondo gli ultimi dati sulle lauree nelle materie scientifiche e umanistiche, le croate sono più orientate degli uomini a scegliere un’istruzione universitaria e a raggiungere l’indipendenza.  Sorprendentemente la Croazia e l’Albania sono gli unici paesi europei a non avere ancora corsi di studi sulle donne (gender studies) nella università pubbliche. Questo non ha fermato Rada Boric, che vanta un curriculum impressionante. Una delle sette “femministe più potenti del mondo” secondo Forbes, Rada è al lavoro sul primo dizionario croato-finlandese sensibile alle problematiche relative al genere ed è famosa per essere stata produttrice dell’opera di Eve EnslerI monologhi della vagina nella regione nel 2003.

Monologhi della Zagabria femminile

"Oggi se un uomo lava i piatti, non vuole più dire che sia meno maschio di una volta"

Nel periodo tra lo studio all’università di Zagabria e all’università di Helsinki la Boric ha lavorato negli Stati Uniti (alla University of Indiana), dove, secondo lei, gli atteggiamenti verso le donne sono simili a quelli nei Balcani. "Durante gli eventi pubblici il presentatore chiedeva se qualcuno avesse domande", dice. "Pensavo ooh, se chiedo qualcosa tutti si gireranno a guardare chi sono e se le mie calze sono smagliate. Il viso mi diventava rosso, la voce tremava quando chiedevo qualcosa e per loro era comunque una domanda stupida. Ma un uomo di fronte a me si alzava in piedi con la camicia sbottonata e faceva la domanda più stupida del mondo. Questa oppressione e questo silenzio sono radicati maggiormente nella cultura balcanica – quando un uomo parla la donna dovrebbe rimanere in silenzio. Ti chiedi chi mai potrebbe impedirti di esprimerti, ed è in quel momento che cominci a lavorarci su.’

Boric lavora come coordinatrice del programma del centro di women studies. È situato nell’appartamento dove viveva Marija Juric Zagorka, la prima giornalista professionista croata. "Non volevamo che fosse uno 'spazio morto', ma un luogo dinamico per promuovere la vita e l’opera di Zagorka,  così come la creatività femminile e il lavoro delle donne di oggi’, dice Rada. Si riferisce al lavoro di donne come Dunja Kobas. La violinista trentenne suona nell’orchestra sinfonica della televisione nazionale croata (HRT) e riesce a vivere della sua professione e anche a estinguere il mutuo. Qualcosa di raro nei paesi in transizione, dove lo sviluppo culturale non è tra le priorità.

"Sempre più donne suonano uno strumento, fino a trent’anni fa era un'esclusiva maschile. La nostra orchestra ha più donne", spiega Dunja a Lisinski, la sala concerti più famosa della Croazia. Dopo qualche anno di lotta con impieghi part-time nei teatri è riuscita a ottenere un posto fisso. Sebbene la Croazia abbia le migliori condizioni salariali della regione balcanica con una media di 708 euro al mese di reddito netto, Dunja ritiene che lo standard sia relativo perché “siamo tutti in debito. Siamo uno degli ultimi paesi rimasti dove si offre ancora un contratto a tempo indeterminato”. Ciò nonostante sempre più donne scelgono la musica come professione. C’è persino un festival per le donne che suonano il jazz a Zagabria, il “Jazzerela”. Sembra che le donne si stiano facendo largo, anche in queste professioni tradizionalmente “incerte”. La Croazia condivide con l’Europa sia il problema della differenza di stipendio tra i generi sia l'alto livello di disoccupazione femminile.

I ruoli saltano

I Balcani sono spesso considerati paesi rurali, non sviluppati e conservatori, con leader barbari che commettono genocidi. Queste donne offrono l’idea di una città balcanica abitata da individui creativi, indipendenti, in gamba, con un alto livello di istruzione e liberi di scegliere il proprio destino. Per esempio, Ana Borac è ballerina e studentessa di psicologia, nata a Zagabria da genitori bosniaci. La chiesa protestante è una parte importante della sua vita in un paese dove quasi il 90% della popolazione è cattolica. Oppure c’è Sanja Milardović, con la quale mi rimpinzo di risotto ai gamberetti fatto in casa,  annaffiato da una famosa birra di frumento croata, l'Ožujsko. Attrice in un teatro itinerante, la ventitreenne dimostra di essere anche una cuoca esperta. È parte del “pacchetto standard” delle qualità femminili ovunque nei Balcani; secondo i sondaggi, il 36% degli uomini croati crede che il ruolo più importante per una donna oltre a quello di essere madre sia quello di saper cucinare.

...e servire Dio non solo in Chiesa, ma negli ambienti in cui posso dare un contributo' - Ana Borac

Le donne che ho incontrato a Zagabria hanno fatto scelte poco tradizionali. Se si vuole un futuro e uno stipendio sicuri in un paese uscito dalla guerra dove molti non lavorano o guadagnano quanto basta per mangiare, difficile scegliere di fare l’attrice o la musicista. Sì, ovunque le donne lottano per le stesse cose. Qui la differenza è che la popolazione ha avuto la sfortuna di vivere in un paese dove la guerra ha distrutto lo sviluppo. In compenso le donne croate si muovono verso un modello europeo.

Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e in Turchia. Più informazioni su Orient Express Reporter.

Images: main (cc) black stena/ Flickr; in-text © Milena Stosic aside from Rada Boric both courtesy of ©Rada Boric and Ana Borac courtesy of ©Ana Borac