Wwoofing: il ritorno alle origini e alla natura 

Articolo pubblicato il 21 agosto 2014
Articolo pubblicato il 21 agosto 2014

Nella caotica e frenetica società moderna esiste un'organizzazione internazionale che permette di riscoprire il rapporto primordiale con la terra e la natura. Il Woofing é aperto a tutti e a costo zero e attira sempre più giovani (ma non solo) europei. Ecco un'esperienza diretta dalle fertili terre canadesi. 

Tre settimane fa ho lasciato il traffico di Montreal per venire a lavorare in un rifugio di asini nel Pontiac, in Quebec. Christian, il proprietario, mi aspetta alla stazione di Gatineau e appena mi vede mette in moto la sua vecchia Land Rover. Presto la città è solo uno sbiadito e informe ricordo, un groviglio confuso di rumori e di grigio. 

"SEMBRA UN LAVORO PER CUI SI DEBBA SAPER ABBAIARE"

Quando ho scritto ad un amico italiano che mi trovavo in una fattoria sperduta in campagna, circondata da lupi e orsi e con un servizio Internet lento e poco affidabile per fare "wwoofing", la sua reazione è stata prevedibile: "Wwoofing? Sembra un lavoro per cui si debba saper abbaiare". Eppure l'organizzazione WWOOF (World Wide Opportunities on Organic Farms), un'ottima ed economica opportunità per viaggiatori curiosi e per amanti della campagna, per gli ecologisti ma anche per chi semplicemente è alla ricerca di nuove avventure, nasce proprio in Europa, in Gran Bretagna, nel 1971, per promuovere l'agricoltura organica. Al momento circa un centinaio di paesi in tutto il mondo, tra cui molti europei, hanno un'organizzazione WWOOF ufficialmente riconosciuta.

Spesso i paesi che hanno un'organizzazione WWOOF ufficiale non richiedono agli stranieri che intendono partecipare al programma di avere un permesso di lavoro, perché i "wwoofers" non percepiscono uno stipendio. "Fare wwoofing" non significa lavorare nel senso tradizionale del termine: il principio dell'associazione è piuttosto favorire uno scambio di conoscenze, di assistenza, di aiuto, tra gli ospitanti (proprietari di fattorie o rifugi per animali, commerciali e non), e gli ospiti, che offrono il proprio tempo e le proprie energie in cambio di nuove conoscenze e di vitto e alloggio gratuiti. Il periodo di volontariato può variare da pochi giorni a diversi anni.

La giornata tipica di un wwoofer non esiste, dipende dal posto in cui lavora. Di solito nella lista delle fattorie partecipanti sono indicati le mansioni da svolgere, quanti wwoofers possono essere ospitati nello stesso periodo, il tipo di pasti serviti, gli orari di lavoro, eventuali regole specifiche che vanno rispettate (oltre a quelle fondamentali di buona educazione e pacifica convinvenza, ovviamente). I wwoofers possono avere già esperienza nel settore in cui intendono lavorare, ma di solito si tratta di principianti di ogni età, estrazione sociale e professione, che vogliono conoscere gente nuova, prendersi una pausa dalla propria routine, imparare un nuovo mestiere in un ambiente sano, naturale e tranquillo.

PERCHÉ WWOOFING?

Christian, il proprietario del rifugio per asini in cui sto lavorando, ospita volontari "wwoofers" da circa dieci anni ed è sempre più convinto dell'importanza di questo progetto.

"Voglio sottolineare che il concetto chiave è: scambio. Scambio materiale, ma soprattutto scambio umano, opportunità di arricchimento personale", dice sorridendo con i suoi grandi e bonari occhi blu mentre sorseggia la sua birra. "Ogni angolo di questa casa, di questa fattoria e di questo giardino è legato ad una persona che mi ha aiutato a costruirlo, a decorarlo o a migliorarlo. Ad esempio, il pollaio mi ricorda una francese che è stata qui: era un medico ed è stata lei, così intellettuale e all'inizio così maldestra e insicura, a costruirloOgnuna di queste persone mi ha aiutato col mio lavoro, ma soprattutto mi ha lasciato un ricordo, una storia, mi ha insegnato qualcosa, e io spero di aver fatto lo stesso per loro", conclude.

"È un po' come viaggiare", aggiunge Monique, sua moglie. "Abbiamo wwoofers che vengono da tutto il mondo, che ci aprono gli orizzonti, ci fanno scoprire posti e culture nuoveÈ molto importante anche per i nostri figli, che imparano un sacco di cose dai nostri ospiti, soprattutto l'apertura mentale e la tolleranza. Vero Arnaud?". Arnaud, il figlio minore, quindicenne, mi guarda e sorride, accarezzando l'amatissima e fedele cagna di casa da cui non si separa mai. Ha una passione per le lingue straniere, in particolare per l'italiano e lo spagnolo e ogni sera viene a ripetermi le frasi che ha imparato durante la giornata.

Ma NON É TURISMO 

I vicini di Christian, Sylvie e Yvon, vivono invece in città ma d'estate amano passare un mese in campagna e occuparsi dell'orto e degli animali. Anche loro hanno fatto parte della grande famiglia dei wwoofers qualche anno fa, mentre facevano un viaggio di quattro mesi in Australia. "Fare wwoofing non è turismo", spiegano mentre siamo seduti sulla lora veranda, all'ombra, un pomeriggio assolato. "Signiifica conoscere la gente del posto, contribuire ad un loro sogno, imparare a fare qualcosa di diverso, ma soprattutto vivere delle esperienze indimenticabili che il semplice turista non conoscerà mai".

Sylvie è contabile e ha una vita regolare e tranquilla a Montreal. "Eravamo un po' spaventati all'inizio", ricorda. "Avevamo già più di quarant'anni ed era la prima volta che partivamo per un paese lontano e per così tanto tempo. Ma è stata una delle esperienze più significative e gratificanti che abbiamo avuto".

Quando scende la sera, andiamo tutti nella grande tenda indiana di Christian in mezzo ai campi a fare un barbecue e a parlare delle nostre esperienze di vita. Spesso ci raccogliamo in silenzio intorno al fuoco per ascoltare il coro dei lupi e dei coyote in lontananza. Le zanzare in campagna sono numerose e insistenti, ma il verde omogeneo e intenso dei prati e il dolcissimo rumore di una cascata sono un toccasana per i sensi affaticati dalla confusione della città.