World Press Photo: "La fotografia gioca un ruolo importante nella diffusione dei messaggi"

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2016
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2016

Nel 1955, un gruppo di fotografi olandesi organizzò un concorso per esporre i propri lavori ai colleghi di altre nazionalità. Da allora il contest World Press Photo è cresciuto fino a diventare uno dei più prestigiosi premi per il fotogiornalismo e lo storytelling. Abbiamo parlato con l'amministratore delegato del World Press Photo, Lars Boering, al Festival di Internazionale di Ferrara.

cafébabel: Lars Boering, da amministratore delegato di World Press Photo ha affermato di voler rafforzare i valori del visual storytelling. Come pensa di realizzarlo?

Lars Boering: Per l’organizzazione è importante capire che in questo momento tutti mezzi tradizionali, come i giornali e l'editoria, stanno perdendo potere. Vogliamo condividere il sapere e la conoscenza tramite masterclass e workshop in tutto il mondo. Il più grande passo in avanti sarà la nostra pubblicazione multimediale a ottobre, che sarà una piattaforma dove poter parlare della parte commerciale della fotografia e inziare dibattiti. Più saremo in grado di condividere il sapere all’interno della nostra comunità e più il nostro lavoro sarà efficace.

cafébabel: Un sondaggio commissionato dal giornale francese Libération mostra come 54 dei 58 vincitori del concorso World Press Photo sono uomini. Perché ci sono così poche donne? E’ possibile cambiare questo trend?

Lars Boering: Da quando sono responsabile abbiamo distribuito statistiche di questo tipo, il che significa maggiore trasparenza. Stiamo già lavorando con l’International Women's Media Foundation di Washington, per discutere dello squilibrio tra professionisti di sesso maschile e femminile che operano nel settore della fotografia. Quello che vogliamo fare è condurre ulteriori ricerche, e per rafforzare la consapevolezza del fenomeno abbiamo organizzato worskhop in Sud America ed Africa, dove peraltro abbiamo pubblicato l'African Photojournalism Database con lo scopo di chiedere loro di far parte del nostro concorso. Alla fine credo sia ottimo che alcune riviste abbiamo pubblicato queste statistiche, ma stiamo già lavorando duramente per cambiare la situazione in futuro.

cafébabel: Un anno fa avete introdotto nuove regole per il concorso, in accordo alle quali 33 persone sono state escluse. Quali sono questi limiti etici inseriti sotto la sua direzione?

Lars Boering: Era necessario fare un passo indietro. Le nostre regole non erano state comunicate correttamente nè a me nè alle altre persone del settore, così io e il mio gruppo di lavoro abbiamo deciso di rivederle attentamente. Alcune regole erano state scritte negli anni '60. Dobbiamo avere un chiaro codice etico se vogliamo avere pieno controllo del nostro concorso, altrimenti esso diventerà caotico.

cafébabel: Warren Richardson ha vinto il premio quest’anno con una fotografia sfocata in cui si vede un bambino che, attraverso un’apertura di una rete di filo spinato, viene consegnato nelle mani di un rifugiato siriano al confine tra Serbia e Ungheria. È questo un modo per dimostrare che le foto devono essere più autentiche? In generale, pensa che sia pericoloso mostrare foto di un bambino di zone di guerra?

Lars Boering: Abbiamo controllato la fotografia. Era autentica e scattata direttamente sul campo. La tecnologia ora ci permette di scattare foto come quella che ha vinto il concorso. L’anno scorso abbiamo ricevuto molte foto di rifugiati e bambini, perchè in tutto il mondo ci sono molte situazioni difficili in cui sono proprio dei bambini ad essere coinvolti. È vero che a volte è difficile guardare o mostrare queste foto, ma d'altra parte i fotografi svolgono un ruolo chiave nella diffusione del messaggio "dobbiamo fare qualcosa". Si parla ancora della foto della bambina vietnamita ricoperta di napalm molti anni più tardi: è diventata ormai adulta e adesso è coinvolta nel dibattito sulla foto che la ritrae.  Non importa chi c'è nella foto, ma il messaggio che la foto invia al mondo. 

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Milano.