Wolfowitz: un lupo travestito da pecora

Articolo pubblicato il 24 marzo 2005
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Articolo pubblicato il 24 marzo 2005

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Uno degli architetti della guerra in Iraq candidato alla direzione della Banca Mondiale. Nonostante i malumori, l’Europa si china alla decisione.

Chi paga comanda” dice un detto tedesco. E questa sembrerebbe essere la filosofia che si cela dietro la scelta di Bush per il nuovo presidente della Banca Mondiale. Gli Usa sono i principali azionisti della Banca Mondiale, l’istituto che ogni anno eroga 20 miliardi di dollari per lo sviluppo.

La nomina del neoconservatore Paul Wolfowitz a capo della Banca Mondiale fa però di Washington una volpe messa a guardia di un pollaio. Il numero due del Dipartimento Usa della Difesa, infatti, non ha alcuna esperienza in politica economica e di sviluppo. A meno che non si consideri rilevante il suo breve incarico di ambasciatore in Indonesia, dove ha condiviso peraltro rapporti stretti col dittatore Suharto e fatto ben poco per criticare gli abusi sui diritti umani e la corruzione di Jakarta.

“Wolfie”, amico di vecchia data di George W. Bush, è stato uno dei più convinti sostenitori della guerra in Iraq; un falco che vede – come insegna il filosofo francese Foucault – la politica come il proseguimento della guerra con altri mezzi.

Strumentalizzazioni made in USA

La sua nomina ha causato preoccupazione riguardo a come i futuri prestiti della Banca Mondiale verranno legati agli interessi economici e ideologici dell’attuale superpotenza mondiale. George Bush ha già fornito una chiara idea di cosa vuol dire politica di sviluppo per la Casa Bianca. Nella lotta contro l’Aids, per esempio, saranno presi in considerazione solo quei governi che predicano l’astensione e non incentivano l’uso del preservativo. Per quanto riguarda l’agricoltura poi, basta citare il caso dell’Iraq. In un paese dov’è vastamente diffusa la pratica di coltivare antichissime varietà di piante, già prima delle elezioni gli americani hanno deciso di introdurre una nuova legge in materia di semina per stimolare il mercato dell’industria del grano.

Paura di rompere con l’America

La prospettiva di Wolfowitz, un unilateralista senza compromessi, al posto del riformista moderato Wolfensohn nella stanza dei bottoni della Banca Mondiale, ha provocato malumori a livello mondiale. Una petizione firmata in pochi giorni da 1300 organizzazioni in 68 paesi, incita i diversi governi nel mondo a opporsi alla sua candidatura. Non solo. Un folto numero di parlamentari europei dai diversi orientamenti, si è detta contraria a questa candidatura. Tra loro il conservatore Alain Lamassoure, il socialdemocratico Hannes Swoboda e il verde Daniel Cohn-Bendit. Il liberale Andrew Duff ha chiesto all’Ue di servirsi della sua maggioranza relativa nel Consiglio della Banca Mondiale per bloccare la candidatura Wolfowitz. Ma sarà difficile che ciò avvenga. I leader europei non vogliono creare una nuova frattura con gli Usa dopo il recente corteggiamento iniziato da Condoleezza Rice e continuato da Bush. Gerhard Schröder ha già dichiarato che la Germania non si opporrà a Wolfowitz, così come non lo faranno Italia e Olanda.

Inoltre non è detto che la Francia, il paese più apertamente contrario alla scelta operata da Washington, continuerà a mettere i bastoni fra le ruote. Parigi spera in un sostegno americano per le nomine di Pascal Lamy a capo del Wto e del socialista Bernard Kouchner alla testa dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati.

Pratiche obsolete

Wolfowitz sì o Wolfowitz no? Il problema non è solo questo. Quanto piuttosto la mancanza di democrazia che contrassegna il modo in cui vengono assegnate le posizioni chiave dei più importanti organismi internazionali. Cariche dalle cui scelte dipendono le sorti di molti paesi, specialmente di quelli più poveri. L’incarico di governatore della Banca Mondiale è per tradizione deciso dagli Usa, mentre la scelta della guida al Fondo Monetario Internazionale spetta agli europei. I malumori di questi giorni suscitati dalla nomina operata da Bush, potrebbero costituire l’opportunità per mettere fine a questa obsoleta procedura di spartizione di poltrone. Dopo tutto, non sono forse gli americani a vantarsi di avere come scopo principale la diffusione della democrazia?

L’Ue ora ha la possibilità di rompere quest’alleanza tra ricchi che ha già portato a un aperto conflitto coi paesi poveri in occasione del summit del Wto a Cancun. Sarebbe anche l’occasione per cercare un candidato competente scelto di comune accordo con il resto del mondo. In altre parole, resta solo la vana speranza individuata dal settimanale americano Newsweek, secondo cui piuttosto che vedere Wolfowitz stravolgere la Banca Mondiale facendone una succursale del Pentagono, sarà “la Banca a cambiare Wolfowitz”. Portando così le idee multilateraliste ad infiltrarsi nel cuore della destra americana. Una magra consolazione.