Wikileaks al Vaticano: altro che minaccia!

Articolo pubblicato il 27 dicembre 2010
Articolo pubblicato il 27 dicembre 2010
Wikileaks: dal 29 novembre se ne parla in continuazione. Tutti i giornali, europei e non, hanno pubblicato di giorno in giorno rivelazioni importanti. E nel mirino ci sono finiti tutti: da Israele agli Stati Uniti, dall’Iran alla Francia.
Si potrebbe discutere riguardo a milioni di argomenti che ruotano intorno a Wikileaks, a cominciare dall’ormai celebre portavoce Julian Assange, come questi è considerato dai potenti, qual è lo scopo del sito e quale sia il potere reale di internet. Tutti temono Julian Assange, per quello che potrebbe dire, fare, pubblicare.

Tanto che il 7 dicembre è stato arrestato dopo essersi presentato al tribunale di Londra (non per rispondere alle accuse legate alle rivelazioni di Wikileaks, ma a causa di un mandato d’arresto della Svezia dato che due donne lo avevano denunciato per stupro). Wikileaks ha aperto una campagna di trasparenza sul sistema democratico occidentale, attaccando l’incompetenza e la corruzione dei suoi leader politici, il fatto che, nonostante tutto, questi non sono mai stati chiamati a rispondere del loro operato, continuando invece a mentire. E così, ovviamente, quando alla fine qualcuno ha reso nota la verità, hanno reagito cercando di eliminare chi questa verità l’ha fatta venir fuori. Le democrazie occidentali si sono accorte che internet è una minaccia non solo per i regimi autoritari, ma anche per loro. Ed eccoci allora, tutti terrorizzati da WIkileaks. E invece c’è qualcuno che da questo ciclone ne esce vittorioso e ancora più forte: il Vaticano, una grandissima potenza occidentale. Una delle sorprese maggiori che Wikileaks ci ha regalato è che sui documenti del Vaticano, redatti dai diplomatici americani e filtrati da Wikileaks, non ci sono vere sorprese. A dirla tutta, emerge inoltre l’opera diplomatica, umanitaria e caritativa della Chiesa cattolica. L’ agenzia d’informazione no-profit www.zenit.it (formata da un’equipe di professionisti e volontari convinti della straordinaria ricchezza della Chiesa cattolica, e in particolare della sua dottrina sociale) ne approfitta subito, evidenziando questo fatto. In un’intervista a Matteo Luigi Napoletano, professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università Marconi di Roma e delegato internazionale del Pontificio Comitato di Scienze Storiche per i problemi di Storia Contemporanea, vengono analizzati i documenti indirizzati al Dipartimento di Stato dalle missioni diplomatiche degli Stati Uniti relativi alla Santa Sede. Si mette in risalto che i diplomatici americani notano come il Vaticano voglia lo sviluppo del Terzo Mondo, la cancellazione del debito per i paesi poveri, che il Papa vuole un dialogo tra le fedi religiose, l’attenzione per il Medio Oriente (che non combacia con l’allora presidente Bush). Agli occhi degli americani il Papa è “il leader più ampiamente riconosciuto a livello mondiale, insieme al Presidente degli Stati Uniti”. Inoltre si può vedere anche che il Vaticano è attento ai problemi dell’India dopo le violenze anticristiane, della Corea del Nord, dove organizzazioni di soccorso cattoliche visitano periodicamente il paese, della Cuba di Fidel Castro, della Turchia e del suo ingresso dell’Unione Europea. Si scopre come il Vaticano sia impegnato a combattere il turismo sessuale soprattutto a danno dei minori, ad aiutare i paesi più poveri, a riformare il sistema degli aiuti umanitari, a condannare l’antisemitismo. Insomma, il Vaticano esce dai documenti di WIkileaks con tutto il suo prestigio diplomatico. Scrivono i diplomatici americani al presidente Obama: “il Vaticano è secondo solo agli Stati Uniti nel numero di Paesi con cui intrattiene relazioni diplomatiche (188 e 177 rispettivamente)”. Il Papa è molto vicino alle posizioni di Obama sui diritti umani e sulla chiusura della prigione di Guantánamo e apprezza l’appoggio del Presidente americano nella difesa della libertà religiosa nel mondo. Benedetto XVI, scrivono da Washington, "gode del rispetto anche dei non cattolici", ed è "un megafono morale che non ha confronti". Grazie a questi documenti, il Vaticano riesce a rispondere benissimo ad accuse che riguardano la mancanza di comunicazione all’interno della Curia. Insomma, la Chiesa cattolica può dire a gran voce che i documenti di Wikileaks conferiscono alla diplomazia Vaticana prestigio morale. Ma quindi, quello che ci si chiede è se veramente il Vaticano non ha nulla da nascondere, oppure se è ancor più furbo di Julian Assange.