Whistleblowers: Rudolf Elmer, l’Inside Man (1/2)

Articolo pubblicato il 03 maggio 2016
Articolo pubblicato il 03 maggio 2016

Revisore dei conti, impiegato di livello nella più grande banca svizzera di gestione titoli e poi direttore alle Mauritius… Nulla obbligava Rudolf Elmer a mandare tutto all’aria. Eppure nel 2009 l’ex banchiere intraprende insieme a Wikileaks una feroce crociata contro la sua ex azienda. Da allora è diventato "l’uomo che voleva distruggere il segreto bancario".

Davide contro Golia 2.0. È più o meno la storia dell’ex banchiere svizzero Rudolf Elmer il quale dà inizio ad un feroce combattimento contro il segreto bancario, l’evasione fiscale, la giustizia di Zurigo e i "media complici". A qualche giorno dalla fuga di notizie del secolo, lo scandalo Panama Papers, questa storia dalle tinte thriller è stata diffusa a Bruxelles sul grande schermo grazie al regista David Leloup, che ha seguito per 7 anni la vita movimentata di Elmer. Il titolo del documentario? A Leak in Paradise: l’uomo che voleva distruggere il segreto bancario.

Storia di un assalto permanente

Ad oggi, secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), quasi il 50% dei flussi finanziari transita dai paradisi fiscali. In cambio di promesse di afflusso e di impiego di capitali sul territorio, i governi di questi paesi fanno votare nei propri parlamenti delle leggi favorevoli all’installazione e all’espansione dell’industria bancaria offshore. Queste leggi, che garantiscono in particolare il segreto bancario, hanno come effetto diretto l’abbattimento del gettito fiscale degli stati da cui questi capitali provengono, ma anche e soprattutto quello di facilitare la corruzione, il riciclaggio di denaro e quindi criminalità internazionale. Le persone coinvolte privano ogni anno i governi del pianeta di un qualcosa come 300 miliardi di euro in entrate tributarie mancate.

In tutta questa vicenda David Leloup ha voluto raccontare «la storia dell’assalto permanente che le nostre società subiscono a causa dei paradisi fiscali». Spiegando la sua scelta di farne un documentario, egli afferma: «L’argomento mi è sempre parso teorico, astratto, intangibile e quindi relativamente difficile da trasporre in immagine. Ma scrivere articoli che vengono letti sempre meno non è il miglior modo per sensibilizzare (il pubblico, n.d.r.) a questa problematica».

Trailer in inglese di "A Leak In Paradise".

Rudolf Elmer è un ex impiegato della banca privata svizzera Julius Bär, il più grande istituto di gestione di titoli del paese. Dopo quindici anni di servizio presso l'azienda 

bancaria ha scelto, di testimoniare a volto scoperto sui meccanismi complessi dell’evasione fiscale, documenti alla mano. «Volevo mostrare tutto questo alla generazione di mia figlia, a quella dei vostri lettori. E io, grazie alla mia esperienza, posso contribuire a svelare e denunciare tutto questo. Sapevo che gli altri non avevano idea di tutto ciò che io avevo sotto gli occhi. Coloro che pagano le tasse, le pagano in realtà per coloro che dovrebbero farlo e non lo fanno! Mi sono chiesto quindi cosa fare per far sì che queste manipolazioni arrivassero all’opinione pubblica mondiale», aggiunge.

Una legge per infrangere la legge

Nel 2009 e 2010 collabora con le amministrazioni fiscali svizzere, tedesche, belghe e britanniche per incastrare diversi milionari evasori. Riesce a farne punire alcuni, a Bruxelles o a Dusseldorf. Eppure, sottolinea David Leloup, il sistema giuridico svizzero fa le orecchie da mercante: «Forse ci sono state delle conseguenze a livello di fisco, ma non se ne sa nulla a causa del segreto fiscale. Ma, a livello giudiziario, a quanto pare non c’è stato alcun processo ad un cliente svizzero della banca Julius Bär a Grand Cayman» (filiale offshore per cui lavorava Rudolf Elmer e di cui ha rivelato numerosi dati, n.d.r.).

Colui che è presto diventato un whistleblower deve quindi trovare un’altra strada. «Ho capito che se volevo attirare l’attenzione dovevo prima andare all’estero e poi, dall’estero, tornare in Svizzera», spiega Elmer. Poi David Leloup racconta: «È nel gennaio 2011 che si ritrova nell’occhio del ciclone dell’attualità internazionale, insieme a Julian Assange. A Londra, in occasione di una conferenza stampa particolarmente seguita dai media, Rudolf consegna al fondatore di Wikileaks 2 CD-Rom che conterrebbero dei dati bancari clamorosi».

«Sono ovviamente un grande difensore della vita privata, è fondamentale. Il segreto bancario fa parte della vita privata, ma nel modo in cui esso viene sfruttato oggi è sostanzialmente utilizzato per nascondere i comportamenti criminali, e questo è ciò che voglio mostrare. È una legge che aiuta a infrangere la legge!», dichiara l’ex banchiere. È la legge, appunto, che è accusato di aver violato. In seguito a questa conferenza stampa a Londra, il procuratore di Zurigo dispone per Rudolf Elmer la carcerazione preventiva per presunta violazione del segreto bancario svizzero. Senza la minima prova, senza sapere cosa contenessero i CD. Sulla base di questa supposizione resterà in carcere per sei mesi.

Un uomo solo contro il sistema

«Il segreto bancario si traduce concretamente in ognuno dei cinque pilastri della società svizzera», spiega David Leloup. «Rudolf Elmer ha condotto un combattimento contro tutto il "sistema", cioè «i quattro poteri: il potere politico, il potere di controllo del Parlamento, la giustizia, i media e oltre a questi un quinto componente: la società civile svizzera. Nessuno gli ha teso la mano. Anzi».

Tanto per cominciare, è il fisco a guardare altrove. «Ho trasmesso i documenti al fisco svizzero,ma non è successo niente. La commissione in materia tributaria ha deciso di non analizzare i dati, in quanto ottenuti illegalmente», precisa Elmer. Giuridicamente essi non erano effettivamente autorizzati ad intervenire, ed Elmer ammette comunque di aver abusato del suo accesso ai documenti a livello giuridico. Tuttavia ci tiene a specificare: «Non ho rubato quei dati: ne ero il responsabile. Ma le autorità tributarie hanno deciso che quei dati non dovessero essere né verificati né usati».

La giustizia zurighese, da parte sua, ha posizioni strane nei confronti di Rudolf Elmer, che ci spiega: «In realtà non ho tradito il segreto bancario svizzero stricto sensu, dato che ho infranto la Confidentiality Law delle Isole Cayman. La corte di giustizia svizzera non poteva farmi comparire in giudizio in un tribunale elvetico sulla base del diritto caymaniano, ma doveva trovare un modo di condannarmi a qualsiasi condizione.Pertanto mi hanno accusato di tradimento del segreto bancario svizzero». Anche lo status di informatore e i suoi diritti in quanto tale sono stati ignorati, nonostante abbia espresso il desiderio di essere difeso dai detective privati assunti dalla banca e dalle minacce incessanti alla sua famiglia. «Tutte le mie denunce per molestie sono state respinte. Ho quindi progressivamente preso consapevolezza che banche e giustizia agiscono nella stessa direzione, quasi di pari passo. Credo si possa parlare di sistema moralmente corrotto».

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Leggi qui la seconda parte dell'articolo 

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Questo articolo fa parte di una serie di ritratti dedicati ai whistleblower europei. Seguite questi ritratti per conoscere gli uomini dell'ombra che gettano luce sulle grosse fughe di notizie delle nostre società.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles