Whistle-che? Il dibattito su Snowden e l'NSA prende luogo senza la Grecia

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 22 ottobre 2014

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Le rivelazioni dell’informatore della NSA Edward Snowden reggono il potenziale per fare nuova luce sulla crisi in Grecia. Ma né i media, fortemente controllati, né la gente per strada mostrano grande interesse per l’argomento.

«Whistle-che??» Un mio amico al termine dei suoi vent’anni, laureato, del ceto medio, mi risponde così quando gli chiedo di Edward Snowden. Non è un caso raro in Grecia. Questioni come la privacy su Internet, scandali di intercettazione e spionaggio diffuso sembrano ridursi se confrontate alla situazione desolante che il paese sta affrontando. Molti greci sono oltre i propri limiti. Niente risparmi, niente prospettive di trovare un lavoro, niente assicurazione sanitaria e, fino a oggi, un’amministrazione corrotta che ha fallito a indirizzare cambiamenti strutturali soprattutto laddove servirebbero di più.

La corruzione paralizza il paese

Tutto ciò, tuttavia, non è dovuto soltanto all’immobilità dei politici, i quali, sotto l’influenza di poche famiglie ricche, sembrano più o meno impotenti, ma anche alla corruzione, che è un solido elemento della vita di tutti i giorni. Favoritismi in cambio di denaro, mazzette come istituzione culturale e un’inclinazione ben sviluppata verso il nepotismo, regnano nel paese. Mentre in Germania le irragionevoli reazioni degli Stati Uniti alle rivelazioni di Snowden hanno portato a una rottura nella fiducia fra i governi, il popolo greco vive da tempo con la certezza delle attività oscure dei suoi politici.

Solo un pugno di persone sembra aver capito che un confronto pubblico sul caso Snowden potrebbe reggere il potenziale per infrangere queste consuetudini; e si tratta di solito di persone comunque interessate a certe questioni: specialisti di Internet, blogger, attivisti democratici. La maggioranza della gente, però, rimane in “modalità crisi”.

La privacy non è un lusso

Incontro Christina Sereti, 45 anni, membro fondatore del Partito Pirata Greco e una delle prime attiviste su Internet in circolazione. Per lei, lo scarso interesse nel caso Snowden può essere ricondotto anche a una mancanza di capacità: «In qualche modo, siamo in un paese di ignoranti informatici. Quando parli a persone più grandi, loro capiscono perché regole che si applicano ai documenti cartacei devono essere valide anche in rete, confrontando tale situazione con la sicurezza postale ai tempi della Giunta militare in Grecia. I più giovani non possiedono certe esperienze con la dittattura e il greco medio pensa: “Lascia che mi spiino.” La gente finalmente deve comprendere che la privacy su Internet è tanto importante quanto quella nella vita privata.»

Eleanna Ioannidou è un’avvocato specializzata in diritti civili, e uno dei pochi membri del Partito dei Verdi del consiglio cittadino di Salonicco. «La gente qui al momento è occupata con altre questioni e a volte usa questa scusa per pensare alla propria vita. Ma è così che funziona il sistema. In questa situazione, i greci investono troppo tempo nella sopravvivenza quotidiana, qualche volta senza successo. E questo è il motivo per cui così tanti non vogliono affrontare le sfide a livello di comunità.»

Ai media principali non importa dei diritti civili

I media giocano un ruolo importante in tutto questo. Le notizie si concentrano sui risultati negativi della crisi e per questo alimentano l’umore pessimista fra la gente. Argomenti quali la guerra a Gaza, il conflitto in Ucraina o Edward Snowden e l’NSA vengono menzionati brevemente, ma si perdono nel flusso delle informazioni riguardanti lo stato attuale del paese, che sono in grossa quantità, ma superficiali nella qualità. Eleanna, ex portavoce del Partito dei Verdi in Grecia, offre una spiegazione esauriente: «I media principali in Grecia sono severamente controllati. Niente di quello che il Partito dei Verdi ha portato all’attenzione pubblica è stato riportato dai media.»

Eppure i greci avrebbero tutte le ragioni di preoccuparsi della propria privacy. Solo nel 2013, più di 4.000 linee telefoniche sono state intercettate. E anche in altre sfere, lo stato non mostra grande interesse verso la protezione dei dati. Cio si è reso ovvio solo di recente a Halkidiki, nella Grecia Settentrionale, dove la polizia raccoglie campioni di DNA dei residenti che manifestano contro la distruzione ambientale causata dalla riapertura di una miniera d’oro. TAIPED, un’impresa statale finalizzata all’assegnazione di beni dello stato, ha venduto la miniera d’oro ad un prezzo ridicolo a una compagnia canadese. Gli esperti prevedono effetti devastanti per la regione, nella quale nacque Aristotele, e per la quale il turismo e l’agricoltura sono la più importante fonte di ricchezza.

A seguito di un incidente, in cui un gruppo di estremisti ha trascinato un impiegato fuori dal suo corpo di gardia, legandolo e dando fuoco all’edificio, Atene prova a dichiarare l’intero movimento di protesta un’organizzazione terroristica. In questo spirito, la polizia locale ha iniziato a raccogliere sistematicamente campioni di DNA non solo sulla scena del crimine, ma anche nei paesi circostanti. In questo modo, i manifestanti sono ritenuti colpevoli di essere potenziali terroristi – una chiara violazione dei diritti civili.

Niente trasparenza senza privacy

«Lo stato greco non si fida dei propri cittadini. Vengono trattati più o meno tutti come criminali,» spiega Christina. «Certe cose come la libertà e la privacy sono state di grande importanza nel nostro passato. Abbiamo combattutto per esse durante la rivoluzione. Ma ora la gente si concentra talmente tanto sul denaro che ha dimenticato tutto.» Proprio questo potrebbe rivelarsi una causa parziale della sitazione critica del paese, poiché ci sono soldi in giro per la Grecia. Ma è quasi impossibile scoprire dove vanno a finire miliardi di Euro, anche per i membri del parlamento.

«C’è una necessaria connessione fra trasparenza e privacy,» indica Christina. «La privacy è un diritto civile fondamentale, mentre la trasparenza ha a che fare con il governo. In Grecia, quest’ultima è vicina allo zero. Se avessimo più trasparenza, potremmo vedere come viene sprecato il denaro. Dovremmo spiare noi il governo, e non viceversa.»

Quel che viene sottovalutato nel dibattito sulle rivelazioni di Snowden è essenzialmente una cosa: il confronto con la crisi potrebbe finalmente affrontare le cause, non solo i sintomi.

Il caso Snowden e il modo in cui gli Stati Uniti trattano i propri partner offre anche una grandissima opportunità per aprire un dialogo trans-europeo sui valori fondamentali dell’alleanza fra le nazioni, valori che fino ad ora rimangono indefiniti.