Wallström: “Preferisco critiche sgarbate piuttosto che silenzio”

Articolo pubblicato il 04 aprile 2005
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Articolo pubblicato il 04 aprile 2005

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In esclusiva per café babel, Margot Wallström, Commissario Europeo per le Relazioni Istituzionali e per la Comunicazione, rivela le strategie per promuovere la Ue. L’importanza dei blog.

L’Unione Europea viene spesso accusata di essere una istituzione burocratica e senza volto. Nel tentativo di combattere questa immagine, il Presidente della Commissione Barroso ha pensato a un ruolo su misura per Margot Wallstrom che, come afferma lei stessa, ha l’obiettivo di “migliorare il modo di comunicare l’Europa ai cittadini”. Margot Wallstrom non si è fatta attendere, diventando da subito uno dei primi politici ad avere un proprio blog personale, motivo per il quale è stata allo stesso tempo lodata (per il fatto di incoraggiare così la trasparenza) e criticata (per il fatto di “banalizzare” la politica).

Molte persone non hanno mai nemmeno sentito parlare di “blog”. A lei come è venuto in mente di aprirne uno?

C’è una notevole differenza tra il parlare alle persone, come si può fare in un articolo od in una intervista, e comunicare con le persone, come accade in un blog. È un mezzo che permette di dialogare, è interattivo: per questo mi affascina.

La sua è vera “comunicazione” spontanea oppure deve attenersi alle linee dell’Unione? Immagino che debba stare attenta a ciò che dice…

Non vedo perché si debba pensare per forza in termini di “aut…aut”. Naturalmente mi attengo alle linee della Ue; questo è parte del mio lavoro come Commissario, ma è anche espressione del mio impegno personale. In fondo quando scrivo per il blog non devo essere più attenta di quanto non lo sia normalmente. Tento di essere precisa e rispettosa come sempre nel mio lavoro e nella mia vita privata. Tra le altre cose devo ammettere che è divertente avere un blog! Mi diverte usare delle mie espressioni personali, scrivere della mia vita quotidiana con uno stile tutto mio. Ciò che scrivo sul mio blog è spesso accantonato durante le conferenze stampa o i discorsi ufficiali. Questo è quello che conta per me: la possibilità di parlare alle persone della mia vita da Commissario, della mia vita politica, della mia vita da persona comune.

Il suo blog è piuttosto allegro e vivace, utilizza spesso emoticons con sorrisi. Dobbiamo vederci un tentativo di rivolgersi alla gioventù europea?

Non è un tentativo di rivolgersi a nessuno in particolare…è semplicemente come sono fatta!

Si ferma a leggere e a rispondere personalmente alle centinaia di commenti che riceve?

Sfortunatamente non ho il tempo per soffermarmi abbastanza come vorrei. Questo non mi ha impedito però di attingere ad un bacino di buone idee e spunti interessanti sull’Unione Europea e sul mio lavoro. Il blog mi è stato molto utile.

E i commenti sgradevoli? Come le possono essere d’aiuto?

Non sono molti a dire la verità, per lo più provengono sempre dagli stessi personaggi. Spesso sembra facciano a gara per primeggiare come bastian contrari. Parlando seriamente: ciascuno ha il diritto di avere le proprie opinioni, al di là che siano pro o contro quello che penso scrivo e faccio. Certamente, come penso tutti, preferisco le critiche costruttive ed il dialogo alla denigrazione. Ma rimango dell’idea che la denigrazione è preferibile al silenzio o all’apatia. Sono la prova che le persone si interessano ed hanno forti convinzioni. Questo è sempre un buon segno: è la democrazia all’opera.

Crede che i blog possano essere inquadrati nella categoria del “giornalismo partecipativo” oppure li reputa semplici diari online?

Parlo solo per me stessa e per il mio blog: certamente non pretendo di avere alcuna ambizione giornalistica. Però è pur vero che il blog è molto più che un diario online. È un ottimo tramite, almeno spero, per entrare in contatto con altre persone e intraprendere una discussione su più temi di quanto forse accada normalmente nell’“Europa di Bruxelles”.

Crede che la società europea sia eccessivamente “mediatizzata”? Quali inconvenienti vede nel permettere a ciascuno che abbia accesso ad un computer di mettere le proprie idee online?

Non credo che il problema da porsi sia l’eccessiva “mediatizzazione” o meno della società europea. Il problema sta nel come i media interagiscono con le persone alle quali si rivolgono, e viceversa; non è un mistero che alcuni siano più abili di altri nel fare questo. Non vedo poi alcun inconveniente in più nel permettere a chiunque abbia accesso ad un computer, di esporre le proprie idee online, di quanti non ne veda nel permettere a chiunque di ergersi pubblicamente in piazza per difendere le proprie idee; in questo non dovrebbe esserci differenza né nei comportamenti, né nelle regole da applicare.