Vox populi: aspiranti giornalisti in Montenegro

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 03 febbraio 2011
Vorrei fare uno stage in una rivista di moda. Vorrei fermare gli omicidi dei giornalisti in Montenegro. Vorrei svegliare la gente fino a renderla conscia della propria libertà. Tre ventenni nella capitale, Podgorica, ci spiegano perché, nel mondo a tinte scure dei Balcani, hanno scelto la strada del giornalismo.

Marko Vesovic, 25 anni, giornalista del DAN, giornale montenegrino di opposizione.

"Nessuno dovrebbe accettare che la libertà della stampa in Montenegro sia così poca. Il problema del giornalismo in Montenegro è strettamente connesso con il processo di integrazione europea, che giudichiamo positivo perché la pressione di Bruxelles potrebbe essere un motivo di grandi cambiamenti. I cambiamenti nella legge e nella mentalità dei funzionari pubblici sono necessari al fine di garantire condizioni di lavoro sicure per i giornalisti. Tutti i casi di minacce, violenza e omicidi di giornalisti devono essere debitamente perseguiti in modo tempestivo, e i risultati delle indagini devono essere resi pubblici. Negli ultimi anni, il Montenegro ha assistito a una serie inquietanti attentati contro i giornalisti. Alcuni casi gravi sono ancora irrisolti. Un crimine contro un giornalista non è reato come gli altri, ma un attacco contro uno dei fondamenti di una società democratica. Ad esempio, Dusko Jovanovic, redattore capo del quotidiano Dan, è stato ucciso da un sicario nel 2004. Il suo omicidio non è stato ancora completamente risolto. Questo non può accadere in uno Stato membro dell'Ue, ne sono certo. Ma in Montenegro sì, purtroppo."                                                                       

Jovana Zivkovic, 20 anni, aspirante giornalista di moda

"Essere uno studente di giornalismo in Montenegro non è certo facile. Ci sono ottimi insegnanti, ma incappiamo in ostacoli come la mancanza di pratica organizzata in collaborazione con la nostra facoltà e vediamo cattivi esempi del giornalismo nei media intorno a noi. Voglio diventare una giornalista di moda. Come farlo in un paese con solo due reporter di moda, e non ha neanche gli spazi per presentare la moda al pubblico? Gli spettacoli televisivi su eventi di moda, personaggi e tendenze sono per lo più acquistati dai canali televisivi stranieri.

Le riviste di moda, ce le sogniamo. Abbiamo ottenuto l'indipendenza dalla Serbia cinque anni fa, ma la maggior parte delle riviste di lifestyle che leggiamo sono ancora pubblicate in Serbia o negli altri stati limitrofi dalla regione. Il nostro mercato è troppo piccolo per le case editrici: riviste come Elle, Vogue o Grazia sono pubblicate in Serbia e Croazia, ma non in Montenegro. Uno stage in una rivista di moda può essere solo un'illusione. Bisogna avere molto di più che la semplice volontà per creare una rivista di moda: c'è bisogno di ingenti finanziamenti e di giornalisti professionisti, ma anche di marchi di moda locali. Alcuni dei nostri stilisti presentano collezioni occasionali (dipende dalla situazione economica). La Settimana della moda di Kotor si svolge ogni anno nel mese di luglio con firme e stilisti di fama mondiale, ma sempre più agenzie organizzano  ogni anno eventi o settimane della moda di piccole dimensioni ogni anno, incentrati su progetti locali. Quindi i progressi ci sono e non ho dubbi che lo stesso accadrà con la moda nei media e nella nostra vita. Le nuove generazioni di aspiranti giornalisti, come me, sono la prova che presto leggeremo anche in Montenegro la rivista ELLE  e contribuiremo a fare della moda un'espressione artistica".

Radosh Mushovic, 20 anni,  studente di giornalismo

"Quando il mio professore mi ha chiesto perché ho deciso di studiare giornalismo, invece del diritto o dell'economia, ho risposto che il giornalismo è una miscela di letteratura e politica. Ma ho tralasciato una delle ragioni principali, il motivo per cui la maggioranza dei miei colleghi lo ha scelto, che è il desiderio di lottare per i diritti umani. Il giornalismo è il principale garante di libertà e democrazia in tutto il mondo. Vivere in un giovane paese ex-comunista in un periodo di transizione democratica, ci porta purtroppo a dimenticare o reprimere la necessità di libertà personali. Il detto "è bello adesso, se ti ricordi come abbiamo vissuto in passato" è il segno di come la gente nei Balcani si accontenti delle briciole di libertà che i partiti politici stanno offrendo. Il lavoro di ogni giornalista in questa parte d'Europa è quello di preparare le persone per il loro risveglio. La legge del partito comunista nei Balcani non c'è più, ma è stata sostiuita con la legge degli individui potenti, quindi abbiamo un sacco di lavoro da fare.

"Questo mestiere è prima di tutto una lotta per i diritti umaniE' teoria comune dire che le persone nei Balcani sono destinate a combattere tra di loro e che questa tendenza fratricida ci terrà lontano dall'Unione Europea. Ma basta soffermarsi sulle immagine della cooperazione tra giovani provenienti da Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro e anche Albania per essere più ottimisti. L'odio che hanno creato le idee come quella della Grande Serbia o della Grande Albania, dovrebbe sparire insieme alla gente che ha promosso queste idee malate nazionaliste. Non si devono ripetere le scene che abbiamo visto quest'anno a Belgrado durante la sfilata del gay pride: migliaia di giovani che gridavano slogan fascisti in un paese così orgoglioso della sua storia anti-fascista....

Ho scelto il giornalismo in un paese che occupa la 104esima posizione della classifica di Reporters senza frontiere sulla libertà dei media, proprio accanto al Angola e alla Nigeria. E' un paese in cui i giudici puniscono i giornali e li multano di migliaia di euro solo perché criticano le principali cariche politiche del Montenegro. Ho scelto il giornalismo perché, grazie al mio lavoro, un giorno la gente ricorderà la mia generazione come quella che ha riportato libertà reale in questo piccolo paese e cancellato il ricordo dei balcanici selvaggi e barbari. Non fraintendetemi, siamo effettivamente selvaggi! Ma solo ne senso buon del termine."

Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e nell'est d'Europa. Più informazioni su Orient Express Reporter .