Voto obbligatorio: la chiave dell'astensionismo europeo?

Articolo pubblicato il 23 maggio 2015
Articolo pubblicato il 23 maggio 2015

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Dal 1979 la partecipazione alle elezioni europee è in diminuzione pressoché costante negli Stati membri. L'introduzione del voto obbligatorio può essere la soluzione a questo problema?

La diminuzione significativa della partecipazione popolare alle elezioni europee inizia a mettere in dubbio la legittimità della democrazia comunitaria. La crisi di partecipazione ha come risultato l'aumento dell'astensionismo, forse dovuto a una mancanza di fiducia da parte dei cittadini nei loro rappresentanti o a una perdita di interesse per le questioni politiche e sociali.

Tra le possibili soluzioni c'è quella di rendere obbligatorio il voto per le elezioni europee in tutti gli Stati membri. Ma sarebbe davvero la soluzione per far crescere la partecipazione dei cittadini europei o solo una delle possibilità per combattere il partito dell'astensione?

Ovviamente, se tutti gli elettori andassero alle urne per votare i loro rappresentati europei avrebbero comunque la possibilità di votare scheda bianca o nulla. Spesso criticata, questa scelta permette però di esprimere una preferenza e compiere il proprio dovere di cittadino. Il processo di integrazione dell'Unione Europea si svolgerebbe così in modo più veloce e democratico.

Tuttavvia gli oppositori di questa soluzione la considerano un difetto di democrazia e affermano che sono i partiti politici a dover cercare i propri elettori. In Francia, come nella maggior parte degli Stati membri, la partecipazione elettorale rappresenta un diritto, ma non è più che un dovere morale per i cittadini.

Per ora il voto è obbligatorio solo in Belgio, Lussemburgo, Grecia e Cipro (tra gli Stati dell'Unione). Anche se il tasso di partecipazione raggiunge rispettivamente l'89,64 % e il 74,8 % dei cittadini in Belgio e Lussemburgo, solo il 59,97 % dei Greci e il 43,97 % dei Ciprioti si sono recati alle urne per scegliere i loro rappresentati politici nel 2014. Questi risultati restano comunque superiori alla media europea del 42,54 % e forse sono un segno del fatto che il voto obbligatorio aiuterebbe ad aumentare la partecipazione negli altri Stati. Tuttavia l'Italia e Malta contano una partecipazione elettorale su base volontaria rispettivamente del 57,22 % e 74,8 %.

Potremmo quindi domandarci se l'assenza del voto obbligatorio sia davvero l'unica causa dell'astensionismo, o se piuttosto il mondo politico la stia usando come scusa per non prendersi la responsabilità della mancanza di interesse degli elettori.

Per far crescere la partecipazione dei cittadini alla vita politica comunitaria non sarebbe forse meglio avvicinarli maggiormente ai diritti e doveri propri del loro statuto di cittadini europei?