“Volti, storie, sogni di donne balcaniche in Italia” 

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 29 ottobre 2012

L'evento, organizzato da Cafebabel Roma, si è svolto il 26 ottobre a Roma presso la sede del CESV-SPES Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio. Hanno partecipato anche le giornaliste del progetto “Orient Express Reporter 2”.

“Volti, storie, sogni di donne balcaniche in Italia” è il titolo dell’evento organizzato da Cafebabel Roma, in collaborazione con CESV-SPES Centri di Servizio per il volontariato nel Lazio, nell’ambito del progetto “Orient Express Reporter 2”.

La città di Roma, dal 25 al 28 ottobre 2012, è stata una delle tappe del progetto internazionale “Orient Express Reporter 2”, giunto alla seconda edizione e finanziato dalla Commissione Europea - DG Enlargment e della Fondazione Allianz Kulturstiftung.

Il format del progetto, che coinvolge altre città europee, è quello del dibattito di approfondimento e della visita di reporter stranieri per realizzare dei reportage “on the ground” per raccontare il tema dell’allargamento dell’Unione europea.

In tutto il progetto, iniziato a gennaio di quest’anno e che si sta per concludere, sono stati coinvolti quaranta giornalisti, fotografi e video maker. Nell’arco di tutto il 2012 hanno realizzato dei reportage in varie città di paesi dell’UE, città dei Balcani e città della Turchia. Il progetto mira a scoprire quale può essere il ruolo della Turchia e dei Balcani nell'Europa di domani.

Al dibattito hanno partecipato anche quattro giovani giornaliste provenienti da Albania, Croazia, Bosnia e Francia, che hanno realizzato reportage, interviste, fotografie e video sul tema dell’integrazione e del multiculturalismo. Saranno presto pubblicati su cafebabel.com

Il dibattito, animato dall’esperienza di donne provenienti dai Balcani che vivono in Italia, ha mostrato in che modo l’allargamento della UE e le prospettive di integrazione che ne derivano potranno avere impatto sulla loro vita.

In che modo affermano la loro personalità, la loro formazione e le loro competenze? Che cosa rappresenta per loro l’Europa? Come inciderà nelle loro vite il processo di allargamento della Ue e la graduale annessione dei paesi dell’area balcanica? “Allargamento” sarà sinonimo di reale “integrazione”?

A queste domande hanno risposto Luci Zuvela (presidente dell’associazione culturale  “Lipa”), Saska Jovanovic, (presidente dell’associazione “Romnì Onlus”), Fatima Neimarlija (redattrice di Immiweb e mediatrice culturale), Amra Haseljic (curatrice della rassegna cinematografica “Cinema bosniaco: un ponte oltre la ferita” organizzato da Roma Multietnica e Biblioteche di Roma). Sono intervenute alla discussione Francesca Danese (presidente di CESV-SPES) e Xenia Fonovic (Spes)

I loro paesi di provenienza, i Balcani, erano considerati la “polveriera d’Europa”. Ora i Balcani sono i prossimi candidati per l’ingresso nell’Unione europea. La prima sarà la Croazia, che diverrà il 28° membro dell'Ue a partire dal 1° luglio 2013. La Serbia sperava di acquisire lo status di paese candidato e riteneva di aver fatto il possibile per aderire ai principi dell’Unione. Ma non sono bastate la cattura e la consegna al Tribunale dell'Aja dei criminali Karadzic e Mladic. C’era l’affaire Kosovo, la cui indipendenza non è mai stata riconosciuta da Belgrado che però negli ultimi anni, e specialmente in funzione europea, ha cercato di giungere a qualche forma di dialogo con la maggioranza albanese di Pristina.

La Bosnia-Erzegovina è bloccata dalla persistente diatriba tra le tre etnie che vivono nel Paese (musulmani, croati e serbi). Anche per l'Albania è lunga e tortuosa la strada verso l’adesione alla UE. Buone probabilità invece per i negoziati di l’adesione del piccolo Montenegro e per la Macedonia: Skopje ha ottenuto lo status di Paese candidato nel 2009, ma a rallentare l’adesione rimane sempre la disputa con la Grecia circa il nome del Paese ex jugoslavo.

Questa è la fotografia geopolitica dell’allargamento. Ma durante il dibattito, l’allargamento è stato affrontato dal punto di vista dell’impatto che potrà avere sulle vite dei cittadubu .

In particolare Luci Zuvela ha parlato delle attività condotte dall’associazione Lipa, attiva a Roma da quasi 10 anni e nata per volontà di sette donne originarie dei territori dell’ex-Jugoslavia, con l’obiettivo di promuovere la pluralità delle culture e valorizzare la donna migrante, sostenendone l’integrazione nella società. L’associazione si prefigge il ribaltamento di tutti gli stereotipi legati alla donna dell’Est, tramite campagne ed eventi culturali.

Luci Zuvela ha anche commentato la ricerca “Cosi vicine, cosi lontane”, promossa dalla Provincia di Roma, focalizzata sui bisogni e i consumi culturali delle cittadine straniere.

La ricerca traccia un identikit inedito destinato a mettere in discussione molti preconcetti. Emerge che le donne straniere leggono spesso molto più di noi, in particolare quelle provenienti dall’est europeo. La ricerca è durata due anni, si è svolta nella provincia di Roma e realizzata dalle donne delle Associazioni LIPA e No.Di Nostri diritti.

Saska Janovic, presidente dell’associazione “Romnì Onlus”, si è soffermata sul doppio pregiudizio che le donne della sua associazione devono affrontare: il fatto di essere straniere e il fatto di essere rom.

Fatima Neimarlija, redattrice di Immiweb e mediatrice culturale, ha condiviso il suo approccio ottimistico nei confronti delle opportunità che il processo di allargamento della UE comporta: dal riconoscimento dei titoli di studio alle maggiori possibilità di mobilità internazionale.

Amra Haselijc, curatrice della rassegna cinematografica “Cinema bosniaco: un ponte oltre la ferita” organizzato da Roma Multietnica e Biblioteche di Roma, ha parlato del grande successo ottenuto da questa manifestazione.

Il dibattito è stato animato anche dalle testimonianze del pubblico, che è intervenuto in modo appassionato condividendo esperienze di integrazione e facilitando lo scambio e la comprensione delle varie culture rappresentate.